Patriota controlla l'America ricorrendo al terrore fascista e imprigionando i dissidenti nei Campi di libertà. Butcher, Hughie, Annie e i Boys organizzano una resistenza disperata contro avversità insormontabili per fermare il suo regime tirannico.
Il finale di The Boys rappresenta forse il momento più atteso della serialità contemporanea e, in fondo, non delude, perché Kripke riesce a calibrarlo adeguatamente dando a ciascun personaggio il suo epilogo finale cercando di provare ad essere il meno scontato possibile.
Soprattutto, catalizza l'attenzione sugli aspetti positivi di una stagione con più ombre che luci nel suo sviluppo tutto sommato traballante, tra volti nuovi quasi del tutto impalpabili e un Soldatino mina vagante al quale si spera che l'annunciato Vought Rising – il prequel in uscita nei primi mesi dell'anno prossimo – offra un arco narrativo più composto e coerente. Di contro, se non si può dire che la quinta tranche sia la migliore, è quella che spinge al massimo la carica satirica della serie elevandone gli intenti artistici: merito anche di un cast eccellente che trova in Antony Starr, Karl Urban, Jack Quaid, Karen Fukuhara, Valorie Curry e Chace Crawford delle prove artistiche di alto livello. Che sia finalmente arrivata l'ora dei "veri" riconoscimenti agli Emmy Awards?

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