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martedì 12 gennaio 2021

Soul


Titolo: Soul
Regia: Pete Docter
Anno: 2020
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Joe Gardner è un insegnante di musica delle scuole medie, perennemente insoddisfatto della vita e del suo lavoro. Se lui sogna una carriera come musicista jazz, la madre Libba invece vorrebbe vederlo sistemato e con uno stabile contratto a tempo indeterminato. Un giorno a Joe capita un’occasione d’oro: c’è un posto disponibile nella band della leggenda del jazz Dorothea Williams. Lui, determinato ad ottenere l’ingaggio, si presenta al provino e ottiene il lavoro che tanto sognava. Ma mentre si avvia felicemente verso casa per prepararsi alla sua prima vera esibizione, cade in un tombino.

Parte citando tra le righe Whiplash, il nuovo profondo e incredibile film della Disney Pixar.
Mettendoci veramente di tutto è sfondando la parete del concepibile, sdoganando temi e riflessioni ultraterrene, filosofiche, spirituali, umane e molto altro ancora. L'anima in questo caso viene espressa forse per la prima volta deragliando dalle semplici regole e parlando dell'infinito, del posto di ognuno in uno schema ben preciso fuori e dentro il mondo che sia la Terra o l'Altro Mondo.
Soul parla dell'immortalità e della mortalità, di come è importante vivere appieno ogni singolo giorno quando si pensa di aver svoltato e delle scelte in grado di cambiare il flusso degli eventi. Prendersi cura di qualcuno o qualcosa. Questa tematica sembra imprescindibile nel cinema e nella concezione delle opere di Docter dopo Inside Out e UP.
Il film sulle note di Trent Reznor e Atticus Ross sembra ripeterci continuamente che l'anima del jazz è una scintilla che brilla di luce propria e in questo Joe ha il compito e l'abilità, superato il blocco iniziale, di riuscire a farla brillare anche nell'Altro Mondo scoprendo quel talento nascosto in chi in fondo come lui, tradotto in 22, non ci ha mai veramente creduto. L'anima del film sta nel suo continuo stadio di evoluzione tra umano e sovraumano, razionale e irrazionale, ribaltando completamente lo schema è diventando in più momenti imprevedibile con la sua assoluta ispirazione creativa e poetica. Un film più che coraggioso per un target di riferimento doverosamente adulto nel riuscire a fruire immagini, messaggi e simboli.
Un'opera artisticamente molto ricercata con forme e immagini in grado di mutare continuamente, come in un quadro astratto, lasciando forme e geometrie in un flusso onirico di immagini. Se è pur vero che la Disney più di chiunque altro è riuscita a trovare il linguaggio perfetto per i bambini, la Pixar nella sua continua evoluzione sta diventando e risultando una macchina in grado di cercare un equilibrio e un linguaggio adattabile a tutti i target. In alcuni casi ci è riuscita, per altri come questa opera il percorso non deve essere per forza omologato o pensato per una fascia in particolare.
Qui non è il mercato al servizio dell'arte ma esattamente l'opposto come dovrebbe fare ed essere la settima arte.