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mercoledì 1 aprile 2026

Hitcher-Lunga strada della paura


Titolo: Hitcher-Lunga strada della paura
Regia: Robert Harmon
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Jim Halsey dà un passaggio ad un autostoppista di notte. John Ryder (the Hitcher, che significa l'autostoppista) è in realtà un maniaco assassino, già ricercato. Inizia per il ragazzo un incubo, una storia allucinante in cui Ryder lo perseguita, quasi fosse una forza del male. Senza tregua The Hitcher incalza, sempre alle calcagna del ragazzo anche quando questi crede di essersene sbarazzato. Jim finisce perfino in prigione, scambiato per il suo inseguitore. Ma alla fine Jim avrà la meglio. Vicenda mozzafiato con mirabile interpretazione di Hauer.
 
Harmon aveva tutte le carte in regola dopo questo mezzo capolavoro di fare una carriera sontuosa.
Peccato che non è stato così. Film indegni soprattutto contando che negli ultimi anni collaborava solo con Tom Selleck e penso di aver detto tutto.
Hitcher ha una trama e una struttura piuttosto semplice ma sono i dettagli e alcune scelte di scene a fare la differenza e renderlo ancora ad oggi un film monumentale che andrebbe studiato, che andrebbe analizzato, dove aldilà del cast e di un Rutger Hauer in stato di grazia, in molti diranno vabbè ma a fare il pazzo cosa ci vuole. Sono le stereotipie che il film pretenziosamente e potendoselo permettere decide di mettere da parte scegliendo invece dei colpi di scena e un climax magnifico. Quello che succede a Nash, la macchina con l'allegra famigliola che decide di dare un passaggio a John, il poliziotto e le sue intuizioni. Ma è forse la strada, questa sorta di deserto che non sembra mai finire e un incubo pensato per quasi tutto il tempo sotto il sole ad aver alzato l'asticella rendendolo indimenticabile a distanza di molti anni.

Anemone


Titolo: Anemone
Regia: Ronan Day-Lewis
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Sheffield, Inghilterra. Jem vive con la compagna Nessa e con il figlio di lei, l'adolescente Brian. Da qualche tempo il ragazzo è confuso e arrabbiato e ha quasi massacrato di botte un coetaneo. Per questo Jem parte in sella alla sua moto e s'immerge nella boscaglia. Con sé ha solo una parola d'ordine, delle coordinate geografiche e l'obiettivo di riportare a casa suo fratello Ray, che si è auto esiliato da anni dalla famiglia e dalla società, perché Brian adesso ha bisogno di lui.
 
Daniel Day Lewis attore straordinario di cui non c'è bisogno di aggiungere altro è tornato.
Sembra assurdo ma si è messo in gioco per recitare nel primo film di suo figlio per raccontare una storia dove deve ricongiungersi con un figlio che non vede da troppi anni. La storia è interessante, lo svolgimento ancora di più e la location, a tratti suggestiva, compie il miracolo. Anemone è un film complesso, lento dilatato e minimale che descrive l'analisi di un rapporto fraterno e che cosa ha portato Ray all'isolamento spontaneo in mezzo ai boschi.
Ronan Day-Lewis, al suo debutto nel lungometraggio, l'ha scritta insieme a suo padre, Daniel Day-Lewis, il quale ha accettato di tornare sul set, dopo sette anni di distanza e l'annuncio di un possibile addio definitivo alle scene, per interpretare Ray Stoker, co-protagonista ma in realtà interprete assoluto di questo dramma ambizioso e plumbeo, che torna su un capitolo nero della storia del Regno Unito. Con dei tratti a volte onirici, Anemone è un film intimista e profondamente personale dove la recitazione e i personaggi sembrano tutti dipendere dalle reazioni di Ray.
Anemone (titolo che ha anch'esso a che fare con una sorta di maledizione che passa di padre in figlio e con il gusto eccessivo del film per il simbolismo)

Eddington


Titolo: Eddington
Regia: Ari Aster
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

2020, New Mexico. La rivalità tra lo sceriffo di Eddington Joe Cross e il sindaco Ted Garcia si fa sempre più accesa. Tra gelosie legate a una precedente relazione tra Ted e la moglie di Joe, Louise, e contrapposizioni legate alla pandemia da Covid-19, ogni occasione è propizia per un contrasto tra i due. Joe si candida a sindaco per le prossime elezioni contro Ted: quando alle restrizioni della pandemia si aggiungono le tensioni verso la polizia dovute a Black Lives Matter, la situazione degenera e la scintilla potrebbe dar vita a un incendio.
 
Devo dire una cosa ad Ari Aster. Sei un regista coraggioso perchè formandoti nell'horror, o meglio nel folk horror, sei riuscito a staccarti da questa etichetta tornando alle tue origini come il cortometraggio Strange Thing About The Johnsons tornando più sul grottesco di satira politica. Incisiva certo, dura e spietata 
Eddington è il film che assolutamente nessuno si aspettava dopo l'incredibile Beau ha paura che ancora adesso lo annovero tra uno dei film che mi ha fatto più ridere in vita mia (almeno la prima parte). Eddington come il precedente è di nuovo un film divisivo, complesso, che trae forma da eventi reali portandoli al paradosso e facendo esplodere nelle tensioni rivali una piccola cittadina dove tutti sembrano conoscersi e andare d'accordo ma basta una pandemia per spezzare tutti i legami. Il film punta fin da subito al racconto di un rapporto tra due scuole diverse della politica americana post moderna, quello tra Joe e Ted, diviene contrasto tra due modi di pensare e di vivere l'esistenza rappresentativi della polarizzazione in corso negli Stati Uniti d'America: da una parte il positivismo finto-progressista di chi crede nel politicamente corretto e ha una fiducia cieca nella tecnologia - Ted - e dall'altra il tradizionalismo e lo scetticismo di uno sceriffo di provincia, a cui gli eventi sembrano piovere addosso. Il dualismo da western tra i due viene arricchito e disturbato da una congerie di personaggi a corollario e dal bombardamento di eventi concomitanti, ideali per aumentare la tensione nella tranquilla Eddington. Conosciamo in questo road trip di Joe un sacco di personaggi pazzeschi e controversi per arrivare ad un finale che sembra la stessa rivalsa che colpisce il protagonista dopo tutto ciò che ha sempre voluto rappresentare

Sisu-Road to revenge


Titolo: Sisu-Road to revenge
Regia: Jalmari Helander
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Tornato nella casa dove la sua famiglia è stata brutalmente assassinata, "l'uomo che rifiuta di morire" la smantella, la carica su un camion ed è determinato a ricostruirla in un luogo sicuro in loro onore. Quando il comandante dell'Armata Rossa che ha ucciso la sua famiglia torna deciso a portare a termine il lavoro, ha inizio una lotta all'ultimo sangue.
 
Sisu l'immortale a suo modo pur trattando uno stereotipo che piace tanto nel genere ovvero il revenge a danno dei nazisti Sisu, parlava di come la Finlandia, paese di cui sappiamo poco in tutti i sensi anche nel cinema, aveva dalla sua un omino in grado di sbaragliare truppe intere con metodi e strumenti assolutamente grezzi e innovativi. Qui il succo è simile ma anzichè i nazisti sono i russi e Korpi in fondo vorrebbe solo poter smontare la sua piccola casa in mezzo alle lande finlandesi e ricostruirla in un luogo più tranquillo senza dare nell'occhio dal momento che a parte la compagnia del suo cane è proprio solo come un cane perchè la sua famiglia è stata trucidata.
Ma come vi chiederete? Nel peggiore dei modi perchè in una scena quasi splatter, il nemico, il generale russo Igor Draganov, spiega proprio al nostro protagonista come gli abbia massacrati nel modo peggiore che possiate pensare.
Road to revenge è un sequel esplosivo che trasforma la brutalità in arte visiva, unendo vendetta, ironia e mitologia finlandese con ritmo millimetrico che punta all'assurdità praticamente da subito riuscendo ad intrattenere molto bene ma facendolo spesso e volentieri in maniera volutamente esagerata

Testa o croce


Titolo: Testa o croce
Regia: Alessio Rigo de Righi, Matteo Zoppis
Anno: 2025
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Bill Cody, detto Buffalo Bill, è arrivato nell'Italia da poco unita come star del Wild West Show, in cui ricostruisce (a modo suo) la storia della conquista della frontiera e della sconfitta dei nativi americani. Si ritiene innanzitutto un cantastorie, e forse ha appena trovato il nuovo racconto di avventura da immortalare sul suo taccuino: la fuga di Santino, un buttero che ha appena sconfitto lo stesso team di Buffalo Bill in un rodeo improvvisato, insieme a Rosa, moglie del possidente locale che Santino - così dicono - ha ucciso, e che riteneva che la nazione appena costruita dovesse essere "tenuta insieme con armi e ferrovie". E Cody inseguirà Santino più per raccontarne l'avventura che per acquisire la taglia messa sulla sua testa dal padre del possidente defunto.

Questa coppia di registi ha del talento. Testa o croce è un’operazione coraggiosa e complessa, non soltanto per il genere western ormai scomparso se non in mano agli americani ma perchè da noi lo spaghetti western aveva un’importanza storica e solida concreta dove abbiamo insegnato a far cinema a molti paesi realizzando alcuni capolavori imprescindibili.
Ora Testa o croce ha quel meraviglioso stare tra le pieghe del tempo, riuscendo ad essere moderno ma ancorato al passato, registicamente attento e con delle interessanti intuizioni ma con quella patina sporca da b-movie. E’ il risultato di tutto un insieme di elementi che arrivano da mondi diversi ma che riescono a sposarsi bene miscelati assieme. Il cast variegato ha delle forti intese e forse manco a farlo apposta quello che ne esce con maggior grazia e sorpresa è Gabriele Silli.
E’ un road movie d’amore, un film anarchico e libero, indipendente quanto furbo nello strizzare l’occhio al mercato estero. E’ un film profondo e sentito dai due autori dove stanno dimostrando davvero di avere una loro politica d’autore e questo fascino si percepisce soprattutto dalle atmosfere rarefatte alternate a momenti più grotteschi e tragicomici

Rip-Soldi sporchi


Titolo: Rip-Soldi sporchi
Regia: Joe Carnahan
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Quando una detective della polizia di Miami viene brutalmente uccisa da due aggressori, il suo reparto, specializzato in operazioni di sequestro di denaro illecito, viene messo sotto pressione dai federali. Questa porta immediatamente a uno scontro tra un agente FBI e suo fratello maggiore, il sergente JD Byrne, che è invece uno dei poliziotti interrogati sul caso. La detective caduta in azione ha però mandato un messaggio al tenente Dane Dumars, un uomo rimasto solo dopo la morte del figlio di soli dieci anni per un tumore.

Rip sembra scritto da Nolan o meglio da suo fratello. E’ un poliziesco, un heist movie, un thriller dove però il mistero si nasconde dietro altre complesse sotto trame. Dove ognuno non è mai quello che sembra e dove alla fine nello spiegone finale nel mezzo corazzato sembra tutto di una complessità così difficile da essere romanzata che ti chiedi in alcuni twist svelati se il tutto possa avere davvero senso per come cerca in alcuni momenti di complicarsi le cose da solo cercando una sorta di sovra complessità di cui sinceramente nessuno ne sentiva il bisogno.
Rip è un bel dramma, costruito con una galleria di attori in ottima forma e quasi tutto concentrato in un’unica location. Da quando vengono trovati i soldi nella soffitta il film comincia ad accendersi in maniera tesa soprattutto lasciando intendere che sta per arrivare un pericolo serio e reale in grado di minare ogni certezza del reparto specializzato

Warfare-Tempo di guerra


Titolo: Warfare-Tempo di guerra
Regia: Alex Garland, Ray Mendoza
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Iraq, 2006. Un gruppo di Navy Seals statunitensi si rifugia in un'abitazione per studiare le prossime mosse: quando sorge il sospetto di un attacco imminente da parte di una banda armata, i soldati tentano una sortita, ma un'esplosione riduce in fin di vita due di loro.
 
Garland continua a stupire e a stupirci analizzando dopo la scifi che gli è riuscita più che bene il male legato al tessuto sociale delle faide americane come per Civil War dove invece in questo caso l'interesse suo e di Ray Mendoza, un ex Navy Seal che è stato consulente militare di Alex Garland per Civil War , si concentra su un singolo episodio di guerriglia urbana a Ramadi, avvalorato dalle memorie di Mendoza stesso.
Quasi interamente in un'unica location mostra l'assurdità del contesto stesso, senza cadere nei tranelli dei soliti clichè o stereotipi dei war-movie. Per i soldati catapultati in Iraq e per le famiglie irachene costrette ad ospitarli ed esporsi a ogni pericolo tutto appare irreale come il set di un videogioco. Si combatte un nemico senza volto, senza sostanzialmente conoscerne il motivo, in un luogo ignoto e ostile.

Wake up dead man-Knives Out


Titolo: Wake up dead man-Knives Out
Regia: Rian Johnson
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il Reverendo Jud Duplenticy, ex pugile che ha preso i voti dopo aver ucciso un uomo sul ring, viene mandato a fare da aiuto nella chiesa di Monsignor Jefferson Wicks. I due uomini di fede non vanno d'accordo fin dal principio: Wicks si rifiuta di sostituire la croce distrutta anni prima da sua madre Grace e in più tratta la parrocchia con fare autoritario, istigandola alla rabbia e alla paura. Duplenticy, che non ha messo da parte lo spirito combattivo, minaccia di farlo cacciare se non cambierà condotta. Quando Wicks muore in circostanze misteriose durante un sermone, il gruppo di fedeli che lo venera come una rock star punta immediatamente il dito contro il Reverendo Jud. Questo è proprio un caso per il detective Benoit Blanc.
 
Capita di rado che il terzo capitolo di una saga per fortuna sempre auto conclusiva riesca a diventare il migliore dei tre. Soprattutto quando gli altri due precedenti non sono stati affatto male.
Il capitolo più cinico ma anche più umanista della saga, un giallo impossibile a cui interessa soprattutto raccontare il modo in cui gli uomini reagiscono al caos dell’esistenza.
Wake Up Dead Man è forse il capitolo più oscuro e cinico della trilogia, eppure è anche quello più fisico, di carne e sangue, umanista, o che quantomeno l’uomo l’osserva, lo racconta, lo porta in primo piano, anche se si tratta di un uomo tremendo, impossibile da amare davvero. Se le tematiche sociali arricchivano i precedenti della saga, stavolta l'attualità è inserita con un tocco di pigrizia in più. Quello che sorprende è invece la sincerità con cui il film esplora il lato religioso, o addirittura spirituale, della vicenda. È impensabile che questo sia l'ultimo capitolo della saga di Knives Out; eppure il contratto di Rian Johnson con Netflix era di tre film, che ha consegnato nella forma del trittico di indagini di Benoit Blanc. Wake Up Dead Man è il più serio, moralmente complesso e profondo dei tre, ma anche il più visivamente raffinato. Dimostra come il regista abbia un completo controllo del materiale da cui attinge, idee sempre nuove su dove portare il suo protagonista e moltissimo da dire sul mondo di oggi. La sua disamina della fede e della religione passa per un assassinio bizzarro e molti personaggi buffi, una combinazione che funziona meglio di qualsiasi ragionevole aspettativa.

One Piece-Season 2


Titolo: One Piece-Season 2
Regia: AA,VV
Anno: 2026
Paese: Usa
Stagione: 2
Episodi: 8
Giudizio: 3/5

La seconda stagione del live-action di One Piece su Netflix segue la ciurma di Cappello di Paglia, guidata da Monkey D. Luffy, nell'ingresso nella pericolosa rotta marittima Grand Line. Il gruppo, dopo aver attraversato Loguetown, si scontra con la misteriosa organizzazione Baroque Works e accoglie la principessa Vivi, impegnandosi a salvare il regno di Alabasta dal perfido Crocodile. 
 
One Piece sembrava un live action impensabile da adattare e bisogna dare atto che rimane un progetto ambizioso e difficile per quanto sia lungo, per quanto sia difficile mettere in scena l'universo dell'autore e molti altri aspetti non meno importanti. Quando uscì la prima stagione eravamo tutti in allerta sul rischio mega trashata e quanto avrebbe potuto siglare una disfatta già dall'inizio. Così non fu anche se i problemi c'erano e nemmeno pochi e in tanti momenti si vedeva quanto la cg e il budget non fossero poi così tanto all'altezza. Per questa seconda stagione si è riusciti addirittura a migliorare per quanto sussistano problemi, alcuni personaggi sembrano dei veri e proprio cartoni animati con costumi e messa in scena discutibili. Però il cast è molto affiatato, nonostante si voli da un'isola all'altra a volte quasi senza soluzione di continuità (ma ripeto gli argomenti da narrare sono quasi infiniti) le scene d'azione cercano dalla loro di essere credibili grazie proprio alle prove fisiche è il talento del cast che c'è la mette tutta e poi vabbè...la parte pucciosa che narra il rapporto tra il dottor Hiriluk e Chopper è il momento più alto e commovente in assoluto. Basta da solo grazie anche al contributo della dottoressa Kureha

28 anni dopo-Tempio delle ossa


Titolo: 28 anni dopo-Tempio delle ossa
Regia: Nia DaCosta
Anno: 2026
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 3/5

Il dottor Kelson si trova coinvolto in una relazione sconvolgente, con conseguenze capaci di cambiare il destino del mondo, mentre l'incontro di Spike con Jimmy Crystal si trasforma in un incubo senza via di scampo. In questo scenario, gli infetti non rappresentano più la principale minaccia alla sopravvivenza: è la disumanità dei sopravvissuti a rivelarsi l'aspetto più inquietante e terrificante.

Sequel di un trittico che esplora maggiormente il mondo post apocalittico del celebre film di Danny Boyle. C’è da dire che nonostante tanti temi ormai nel sotto genere dell’horror legato a questi nuovi prototipi di zombie più veloci e famelici, quando sembrava ormai aver detto quasi tutto uscendosene però con un interessante confronto tra il personaggio di Kelson e Sansone dove quest’ultimo sembra prendere parte ad una nuova fase, la categoria Alpha, in cui cerca di ritrovare la sua umanità e dignità da infetto molto più forte e intelligente rispetto gli altri. Elemento invece che sembra perdersi della disumanità riportata prima dei sopravvissuti e affidata ad un loro leader carismatico religioso figlio di traumi irrisolti e nella sua ricerca di un dio caprino che di fatto dovrebbe essere il male rivelato a cui il gruppo vorrebbe obbedire.
Ci sono tanti elementi, tanta tortura, alcuni personaggi sembrano messi da parte, nel finale ritroviamo il nostro primo grande protagonista e il fil rouge per l’ultimo capitolo. C’è un ballo finale, una specie di rituale intorno al fuoco in chiave post moderna che poteva essere fatto meglio così come alcuni dialoghi veramente ridotti all’osso. Ralph Fiennes continua a dimostrare di essere un mostro di bravura mettendo nella galleria un dottot Kelson di una spontaneità e naturalezza incredibile, sicuramente il personaggio e l’elemento migliore finora di tutta la trilogia

Avatar 3-Fuoco e cenere


Titolo: Avatar 3-Fuoco e cenere
Regia: James Cameron
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Jake Sully e Neytiri stanno elaborando, ognuno a modo proprio, il lutto del figlio Neteyam. Jake allena se stesso e i figli a combattere, mentre Neytiri affronta un intenso periodo di lutto. Entrambi sono però convinti che Spider, il ragazzo umano adottato, debba tornare alla base clandestina dove vivono gli altri alleati umani dei Na'vi e dove si trovano container in cui può fare a meno della maschera. Nel viaggio verso la vecchia base, i Sully e la tribù nomade dei Windriders vengono attaccati dal feroce clan vulcanico dei Mangkwan, guidato dalla terribile Varang. Allo stesso tempo Quaritch cerca di catturare Sully, ma quando Kiri compie un miracolo, permettendo a Spider di respirare l'aria di Pandora, tutto cambia.
 
Forse qualcun altro ha sentito il commento di Cameron per cui se il film dovesse incassare il giusto, la cifra non sappiamo però, verranno realizzati gli ultimi due capitoli. Sinceramente non ne vedo il bisogno o forse non lo sento io a livello soggettivo dal momento che questa saga molto importante mi sembra che abbia già detto tutto. E' partita come una metafora sullo sterminio degli indiani d'America, una fiaba ecologista su come stiamo distruggendo il pianeta.
Un punto di vista se vogliamo stratificato su come avrebbe potuto essere l'essere umano seguendo meno la tecnologia. Lo spettacolo non manca certo, ma il risultato risulta ripetitivo e questo aspetto si notava già nel sequel. Vengono apportate poche novità come il ruolo di Spider, uno dei personaggi più interessanti della saga, che non a caso è un umano rappresentando una metafora del Ragazzo Selvaggio. In questo caso quello che è mancato o narrato male o meglio ancora non sempre le metafore riescono ad essere pungenti come nell'originalità del primo capitolo, era proprio spostare il concetto di Varang e del clan dei Mangkwan sull'economia della guerra e sul fatto che come sempre, vedi il filotto nella cronologia moderna, i paesi ricchi sfruttano le nazioni meno civilizzate per creare un ciclo infinito di guerra e vendita di armi. Certo più di tre ore sono tante per raccontare quest'ascesa e alcuni roboanti scene d'azione sembrano la copia di quelle viste in precedenza. A questo punto per evitare altre spiacevoli sorprese sarebbe meglio terminare qui la trilogia per evitare di perdere di credibilità e significato su una saga importante


Missione Shelter


Titolo: Missione Shelter
Regia: Ric Roman Waugh
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Michael Mason si è ritirato dal mondo. Solo come un cane e con un cane, vive su un'isola scozzese, all'ombra di un faro e di un passato che immancabilmente ritorna. Dopo aver salvato dal naufragio la nipote del marinaio che ogni settimana gli consegna i viveri, Michael deve imparare a convivere di nuovo col mondo. Ma quando un gruppo di uomini armati sbarca sulla sua isola, è costretto a fuggire con Jesse, e proteggerla diventa la sua priorità. Dietro le quinte, intanto, l'ex capo dell'Intelligence britannica tira i fili.

I film di Jason Statham a parte forse Crank e quelli di Ritchie in cui lui non è un protagonista sono apparentemente tutti uguali tant’è che il suo cinema d’azione è quasi un sotto genere a parte. Statham è divenuto una sorta di icona ma sfido chiunque a trovare differenze da film a film come i meme che circolano su Tik Tok. Missione Shelter è banale e ignorante come pochi ma convince per il ritmo, le scene d’azione e inseguimento, per il mascellone e perchè Mason deve occuparsi di una bambina insegnandole a tenere un fucile in mano. Spoiler gli uccidono il cane ma non si incazza così tanto come pensavo. Alla fine non è nemmeno chiaro l’importanza della bambina, perchè deve proteggerla e salvarla quando ad un tratto scopriamo che l’identità di Mason è stata ovviamente compromessa e sostituita con quella di un feroce serial killer

Codice di vendetta-Barron's Cove


Titolo: Codice di vendetta-Barron's Cove
Regia: Evan Ari Kelman
Anno: 2024
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Un padre in lutto, con precedenti violenti, rapisce il ragazzo che ha ucciso suo figlio e innesca una frenetica caccia all'uomo sponsorizzata dal padre del ragazzo sequestrato, un potente e influente politico locale.
 
Codice di vendetta come sempre è il sinonimo di una traduzione di un titolo inadeguato, è una sorta di thriller che aveva diversi elementi per cui funzionare ma che per banalissime sviste di trama, momenti morti e alcuni colpi di scena che abbassano il livello già scarso del film ne sanciscono il fallimento. C'è Garrett Hedlund attore che stimo ma che proprio non riesce a fare strada scegliendo sempre b-movie come questi o finendo in Tulsa King-Season 3 a fare il latin lover. C'è Stephen Lang che fa suo zio e fa il malavitoso locale gigioneggiando apertamente ma facendo sempre la sua porca figura. C'è Christian Convery, il bambino più figlio di puttana della storia del cinema, o almeno tra i primi dieci. E poi c'è Hamish Linklater che fa ancora una volta pure lui un bel personaggio sadico e stronzo. Un bambino che ne uccide un altro per gioco. Un incidente ma se poi andiamo ad analizzare non è così. E' Prisoners dei poveri ma dove il padre rapisce il bambino per farsi dire la verità provando a torturarlo senza riuscirci perchè in fondo è buono. Ora Hedlund sarà pure belloccio però nelle parti drammatiche dimostra davvero dei limiti esagerati e forse comincio a capire il perchè rimanga scelto solo per film di questo tipo. Meno peggio del suo precedente Desperation Road almeno questo si può dire.

Tulsa King-Season 3


Titolo: Tulsa King-Season 3
Regia: AA,VV
Anno: 2025
Paese: Usa
Stagione: 3
Episodi: 10
Giudizio: 2/5

La terza stagione di Tulsa King vede Dwight "Il Generale" Manfredi consolidare il suo impero a Tulsa, scontrandosi con i Dunmire, una potente famiglia criminale locale. Tra colpi di scena, rapimenti e l'espansione nel business dei bourbon, Dwight affronta nuovi pericolosi nemici dopo essere stato rapito da ignoti nel finale della stagione precedente. 
 
Tulsa King potrebbe durare all'infinito dipende solo dalla salute di Stallone. La stagione con meno azione in assoluto (sarà un segnale) dove alla fine sembra rifarsi alla vecchia formula del contrabbando, il proibizionismo e la compravendita di alcolici. Mi sembrava un argomento valido ma non che fosse la materia filmica e l'arco di narrazione di ben dieci episodi fatta eccezione per le enormi sotto trame davvero molto poco incisive.
Alla fine dal momento che in questa stagione non muore mai nessuno dei co-protagonisti, della famiglia sempre più allargata di Dwight anzichè restringersi. Ed è così che rivediamo il sempre buon vecchio Frank Grillo, il Bill Bevilacqua che verso il finale finisce interrogato dall'agente speciale Musso senza che ci venga detto (probabile per cercare di metterlo contro Manfredi). Abbiamo appunto Musso interpretato più che bene da un sempre in forma Kevin Pollack, altro importante acquisto e personaggio anomalo per quanto sposti la sensazione che non sia altro che un doppio giochista, nel finale davvero non me l'aspettavo davvero il risolutore Russell Lee Washington Jr. interpretato da Samuel Jackson super in parte per un ruolo da killer e amico di Dwight davvero divertente ma forse una spanna sopra tutti metterei Jeremiah Dunmire il cattivo della serie interpretato da un eccellente Robert Patrick.
Ancora una volta non capisco perchè non sia dato spazio a Mitch Keller a discapito di un Tyson Mitchell a volte quasi fastidioso (la scena nel club è tra i punti più bassi). Ci sono un sacco di scene decisamente poco accettabili come la morte dell'agente della vigilanza dell'igiene ucciso dal gigante che protegge Manfredi, oppure la scena in cui Mitch e Cleo stile Bonny & Clyde stendono l'agente per poi scappare e potrei citarne molte altre ancora per dare un senso del non sense di tutta una serie di momenti e snodi narrativi

lunedì 22 dicembre 2025

Bugonia


Titolo: Bugonia
Regia: Yorgos Lanthimos
Anno: 2025
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 4/5

Teddy lavora come imbustatore nella filiale di una grande azienda di spedizioni e vive in una casa disordinata, ai margini di una grande città, dove si occupa delle api e del cugino Donald, rimasto solo. Ma le api stanno scomparendo e Teddy è convinto che la stessa sorte stia per toccare al genere umano. Di più: è convinto che gli alieni siano già tra noi e per dimostrarlo pone in atto il rapimento di Michelle Fuller, potente amministratrice delegata di una multinazionale farmaceutica.
 
Avercene di Lanthimos. In un momento di forte ispirazione artistica, il regista greco continua la sua personale idea di cinema e di politica d'autore con un altro film a tratti immenso. Tutto girato in un microcosmo casalingo quando ciò di cui stiamo parlando e che sta avvenendo, l'eclissi ma non solo, riguardano temi complessi e allargati come in questo caso gli Andromediani e il destino degli esseri umani. Bugonia è una riflessione sotto forma di commedia nera che parla di complottismo, di retorica, di profezia, di cospiratori, interpretato alla grande da Jesse Plemons e il suo desiderio in questo di revenge nei confronti di chi ha scelto la debolezza della madre prima di morire per testarla come cavia. Bugonia alla fine prova ad essere semplice diventando sofisticato e prediligendo dei dialoghi in parte anomali e sconosciuti a qualsiasi essere umano che non sia appassionato di complottismo. E' un racconto grottesco, folle, forse fantascientifico, ma che cela un’amara riflessione sulla dissoluzione nella dimensione politica nella nostra società. Riesce ad essere bizzarro, ironico, crudele soprattutto nelle scene di tortura e nelle uccisioni ma anche sobrio e lineare diventando per certi versi il film più “semplice” di Lanthimos confermando un corso meno pensoso e solenne nella carriera del cineasta greco, che non rinuncia affatto in questo modo a essere dialogante con il proprio tempo


V/H/S Halloween


Titolo: V/H/S Halloween
Regia: AA,VV
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Una raccolta di videocassette a tema Halloween scatena una serie di storie contorte e intrise di sangue, trasformando dolcetto o scherzetto in una lotta per la sopravvivenza
 
COOCHIE COOCHIE COO di Anna Slokovic, il secondo contando che Diet Phantasma di Bryan M. Ferguson è la cornice tra tutti, racconta di questa casa dove due ragazze adolescenti finiscono perchè troppo grandi e alla ricerca di paura vera e suspance. Quello che troveranno sarà una misteriosa entità materna di nome The Mommy. Forse tra tutti è l'episodio più pauroso dove la claustrofobia casalinga permea tutto il contesto portando a purulenza, personaggi bavosi inquietanti e schifosi e questo voler trasformare chiunque entri in un bambino annullandone la psiche con questa famiglia mostruosa che si nutre di questo tossico latte materno.
UT SOPRA SIC INFRA di Paco Plaza, tra inchiesta e dramma mostra una casa dove un tempo abitava una chiromante e dove avvenivano orrori rituali e possessioni. Alcuni agenti portano l'unico sopravvissuto per cercare di capire cosa è successo ma naturalmente tutto prenderà una brutta piega a partire da quella chiamata impossibile per finire con una scena gore assurda sugli occhi.
FUN SIZE di Casper Kelly, forse il più matto e inaspettato con un gioco di morte nei sotterranei dove avvengono strani esperimenti da parte di un paio di personaggi buffi quanto inquietanti e malvagi. Macchine di morte, cazzi, passaggi sbagliati, dolciumi creati dalle parti meno innocenti del nostro corpo e un finale splatter.
KIDPRINT di Alex Ross Perry uno dei più cattivi perchè ci riporta a differenza del horror soprannaturale o della fiaba dark dell'assurdo tra gli assurdi a un realismo inquietante, ambientato nei primi anni Novanta che esisteva davvero come servizio di mini filmati di bambini da fornire alla polizia in caso di rapimenti.
Torture, il cameraman che non ti aspetti, il suo sorriso nell'intervista finale e poi brutalità e urla per quasi tutto l'evolversi dell'episodio.
L’orrore nasce dalla realtà stessa e dal potere corrotto dell’immagine registrata, richiamando il fascino sinistro delle prime videocamere domestiche e rendendolo di fatto l'episodio più disturbante
HOME HAUNT di Micheline Pitt-Norman & R.H.Norman, l'episodio più social, più "divertente" dove un padre di famiglia pur di avere clienti e like per la sua sete di far paura con un tour casalingo nel villaggio dei mostri finisce per imbìpadronirsi di un libro maledetto che sveglierà proprio queste creature che mangeranno, sevizieranno e uccideranno tutti i partecipanti al Tour dell'orrore.
Un corto tutto pasticciato di effetti speciali artigianali a dispetto della cg, scegliendo macabre rappresentazioni e rifacendosi alla tradizione dei freak basti pensare al look della strega o dei morti viventi
E per finire il collante tra tutti....
DIET PHANTASMA di Bryan M.Ferguson, com'è la bibita? Fa schifo, sa di buono, è strana, perchè siamo legati, perchè abbiamo elettrodi collegati? Una equipe di scienziati capitanati da un pazzo che sembra uscito dalle SS il quale testa su dei poveri malcapitati qualunque una nuova bibita gassata prodotta con dei veri ectoplasmi. Il problema sono proprio gli effetti più crudeli e brutali dal disintegrare teste, ciucciare la vittima, bruciali vivi, farli vomitare sangue nero della terra, farli uccidere tra loro, farli diventare qualcos'altro, una specie di critica e satira sul consumismo che vorrebbe unire ironia e disgusto facendolo in un tripudio di violenza.

Chainsaw Man-Il film:la storia di Reze


Titolo: Chainsaw Man-Il film:la storia di Reze
Regia: Tatsuya Yoshihara
Anno: 2025
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Denji cela due segreti: il primo è la sua reale natura di demone, capace di trasformarsi in "uomo-motosega"; il secondo è il suo amore per Makima, anche lei demone e suo capo nell'organizzazione che si occupa di debellare i loro simili ostili all'umanità. Quando conosce la bellissima cameriera Reze, Denji è scisso tra l'amore per Makima e la nuova infatuazione, che presto rivela la sua natura autentica.

La serie del 2022 era già stata a suo modo un piccolo lusso in grado di affascinarci e di cui vado a riprendere qualche considerazione della recensione passata.
Con una storia che ricalca molto il folklore e la mitologia nipponica, gli episodi di Nakayama instillano ritmo ed energia dando una narrazione sempre fluida e mai così macchinosa o complessa come altri anime hanno fatto. Stupisce per la sua resa, per il perfetto bilanciamento dei suoi personaggi sempre a tratti molto folli. Per il disegno governativo nascosto dietro le azioni della nostra squadra caccia demoni e poi dei nemici che oltre ai combattimenti sanno creare delle trame angoscianti e bizzarre come nell'episodio dell'hotel.
Il film della storia di Reze è un racconto dove nella prima parte ci porta un Denji che non vedremo mai trasformarsi, un sedicenne combattuto dagli stati emotivi dove la bella cameriera entrerà nella sua vita in maniera impattante regalando appunto un primo atto che possiamo definirlo una storia di infatuazione con la bellissima scena della piscina. Poi c'è quella trasformazione che porta in un attimo il film al macello sanguinolento e ipertrofico che abbiamo conosciuto nella serie con un tasso di violenza, morte e combattimenti di rara bellezza. Un racconto di formazione come solo gli orientali sanno fare filtrato attraverso un'estetica punk dove l'orrore è un'estensione delle fragilità emotive e l'adolescenza si manifesta come un campo di battaglia reale. Abbiamo tantissimi rimandi e citazioni, la scena nella sede degli agenti governativi e il massacro che ne consegue sembra quasi strizzare l'occhio a Naruto e i ninja della foglia.
Straziante per certi versi perchè verso il finale l'esagerazione prende il sopravvento a volte diventando quasi noioso e stancante ma il risultato finale è clamoroso

Frewaka


Titolo: Frewaka
Regia: Aislinn Clarke
Anno: 2024
Paese: Irlanda
Giudizio: 4/5

Shoo è inviata in uno sperduto villaggio per occuparsi di una donna agorafobica che teme entità sinistre, i Na Sídhe. Mentre costruiscono, ma la paranoia, i rituali e le superstizioni dell'anziana portano Shoo a confrontarsi con gli orrori del suo passato
L'archetipo della donna mandata in un luogo ameno ad aiutare quella che viene tacciata come una vecchia pazza è una trama che ha spesso funzionato e convinto. Frewaka unisce folklore, horror e dramma psicologico. Due fragilità che si annusano per poi avvicinarsi.

Aislinn Clarke dopo un esordio molto interessante come Devil's Doorway dove entrava nel filone del soprannaturale e delle possessioni, tema ormai abusatissimo, riuscendo a uscirne con qualcosa di originale, d'atmosfera e molto inquietante oltre ad analizzare una tematica poco nota all'interno di quella narrazione. Qui certo c'è un villaggio con le sue superstizioni, un proprio culto, una cerimonia che aspetta proprio la forestiera per potersi concretizzare. Tutti topoi di genere che con gli anni abbiamo ormai visto in tutte le salse ma la Clarke riesce a trovare sempre importanti segnali d'inquietudine, caratterizzando i personaggi in maniera molto accurata e approfondita.
Il titolo del film, primo horror in lingua irlandese, deriva dalla parola irlandese “fréamhacha” che significa radici. Sono in effetti le radici di un passato al contempo personale e collettivo ad impossessarsi del corpo e della psiche di Shoo, come un paio di braccia raggrinzite che, malgrado l’apparente decadenza, posseggono una forza sovrumana. La protagonista cerca di sfuggire dai ricordi della sua infanzia ma questi tornano a tormentarla ricordandole che le cicatrici interne, quelle impresse indelebilmente nella mente, non possono essere cancellate.

Running Man (2025)


Titolo: Running Man (2025)
Regia: Edgar Wright
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

The Running Man è il programma televisivo più seguito al mondo: un reality show estremo in cui i concorrenti devono rispettare una sola regola per restare vivi: fuggire per 30 giorni, in diretta tv, braccati da killer professionisti, detti "Cacciatori", mentre il pubblico, incollato agli schermi, esulta a ogni esecuzione e la gente per strada è indotta.
Ben Richards non è un eroe. È un uomo qualunque, costretto a una scelta impossibile: entrare nel gioco per salvare la figlia malata. A convincerlo è Dan Killian, il carismatico e spietato produttore dello spettacolo, maestro nel trasformare la sofferenza in spettacolo, la paura in share, la morte in intrattenimento.
 
Running Man è a tratti esagerato e con una storia e una sceneggiatura che mentre si prendono tutto il loro tempo nei primi due atti diventano veramente troppo veloci e impetuosi nel finale perdendosi anche dei pezzi per strada e alcune spiegazioni di come sono andati i fatti sull'aereo con sei bagni.
La trama è veramente super tirata con il padre che accetta per salvare la figlia in un futuro dove tutto sta andando a puttane e non si trovano nemmeno i farmaci per curare un'influenza e dove quasi tutti i lavori sono sinonimo di morte.
Ora è un film in cui tante cose non mi sono piaciute e tante invece mi hanno divertito e quasi convinto. E' un film che ho visto al cinema quindi al massimo della resa e della qualità perchè era l'unica soluzione possibile per un film di questo tipo e il risultato rimane comunque insufficiente.
Ho trovato lezioso e banale la critica politica e sociale, mi sono piaciuti solo in parte gli attori, Glen Powell funziona seppur troppo belloccio. L'azione è forse la parte migliore soprattutto nella scena dell'hotel mentre ho trovato quasi nauseabonda quella nella casa del complottista che vuole vendicarsi dell'esercito per la morte di suo padre. Un film dove come dicevo il finale è mandato avanti 2.0 e dove alla fine tutto è esattamente come ti saresti aspettato senza nemmeno un colpo di scena o una soluzione diversa da quella che il film stava intavolando. Peccato perchè la regia di Wright è incredibile su quello nulla si può dire. Ma è un progetto che per quanto lo attendessi mi ha lasciato basito come aver visto un giocattolone che alla fine non ti lascia niente e non ha nulla a che vedere con RUNNING MAN del 1987.


Troll 2 (2025)


Titolo: Troll 2 (2025)
Regia: Roar Uthaug
Anno: 2025
Paese: Norvegia
Giudizio: 2/5

Quando un nuovo e pericoloso troll si risveglia scatenando devastazione in tutta la Norvegia, i nostri avventurieri Nora, Andreas e il Capitano Kris sono coinvolti nella loro missione più pericolosa di sempre.

Amo i mostri. Non smetterò mai di ripeterlo e di amarli. In qualsiasi formato. I Troll poi li adoro. Quando finalmente i nordici hanno capito che avevano il budget e gli effetti per portarli sul grande schermo si sono dati una svegliata. Ed eccoci noi tutti a godere di ciò perchè ovviamente ne vorremmo sempre di più. Troll (2022) era carino ma distante dai fasti di Troll Hunter. Questo sequel ha certamente più coraggio e tira fuori dal cilindro il folklore di quando questi mostri abitavano le terre e di come vennero sopraffatti da un complotto che riportava ad un santo re. Questa parte poteva essere molto interessante ma è stata quasi del tutto ignorata per una narrazione invece dove se da una parte c'è la ricerca del "Graal" del principe perduto dall'altra c'è un troll cattivo e poi nota bene, un troll buono che finiscono per darsele di santa ragione come per strizzare l'occhio a godzilla e kong e altre mostruosità che tutto riescono a fare tranne che convincere.
Troll 2 ha poi quell'ironia nordica che proprio non riesce a far ridere con personaggi che sono delle vere e proprie caricature senza un minimo di estro o speranza che tutto non sia così telefonato e calcolato.