Doriano, detto Dori, e Carlobianchi (sì, tutto attaccato) sono amici di bevute, in un Veneto rurale che pare quasi il Far West. Il loro obiettivo nella vita è sfondarsi di lumache e polenta e andare a bere l'ultima ombra di vino: "una voglia che va al di là della sete". Hanno scoperto il segreto del mondo, ma da sobri non se lo ricordano, e credono alla leggenda metropolitana secondo cui il loro storico amico Genio, "il più premiato vincitore del Caliera Trophy", ha nascosto da qualche parte un tesoretto ricavato dalla vendita di frodo di occhiali dal sole. Per questo, e perché gli vogliono bene, devono andare a prenderlo all'arrivo dall'Argentina, dove si era rifugiato in attesa della prescrizione per i sui reati. Lungo il loro percorso incontrano Giulio, studente di Architettura timido e insicuro, che si unisce al loro viaggio e impara a vivere alla giornata - ma non senza una missione temporanea - come fanno Dori e Carlo Bianchi da sempre.
Città di pianura è una commedia on the road folk che racconta moltissimo in una struttura onnivaga che esplora luoghi nascosti nel Far West Veneto rurale. Ad accompagnare il viaggio dell'eroe di Giulio abbiamo il Gatto e la Volpe in senso buono, due amici di bevute che vivono godendosi la vita senza prenderla troppo sul serio e occupandosi solo di ciò che gli interessa. Sono due outsider, praticamente non lavorano eppure sono sempre in mezzo a situazioni, ville, feste e quant'altro. L'idea di base è che i ruoli debbano quasi invertirsi ovvero Giulio è la ragione, la consapevolezza, mentre gli altri due sembrano due giovani adulti che stanno ancora esplorando il mondo. Forse è anche così ma il film è molto più profondo di quello che lascia intendere e le interpretazioni sono semplicemente fantastiche. Una fiaba onirica che non si vedeva da tempo nel cinema italiano
