giovedì 27 agosto 2026

Redux Redux


Titolo: Redux Redux
Regia: Kevin McManus, Matthew McManus
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Una donna attraversa ogni realtà del multiverso, uccidendo più e più volte l'assassino della figlia. Anche dopo aver sfogato la rabbia, la donna continua a viaggiare e uccidere, diventando dipendente dal bisogno di vendetta e mettendo a repentaglio la sua stessa umanità.
 
E' tempo di loop temporali e allora il revenge-movie si scatena con una storia interessante che sviluppa alcuni temi simili a LOOPER ma lo fa avvalendosi di una macchina temporale che la nostra protagonista tiene dentro un furgone. Reiterare lo sforzo di uccidere l'aguzzino della propria figlia in modalità diverse ma con lo stesso odio e gli stessi sentimenti che vedranno coinvolta Irene.
Quando ormai la normalità rifugge in una giornata che sembra ripetersi all'infinito tutto quello che scopriamo e vediamo diventerà una scoperta e proprio quando sembra ormai rassegnata che ci sarà un incontro inaspettato con una ribelle più giovane come nel caso di Mia e sarà proprio lei a cambiare e trasformare uno schema che sembra ormai una vera e propria gabbia temporale per la stessa Irene intrappolata anche con alcuni personaggi che ormai lei conosce molto bene
Il sogno o meglio l'obbiettivo di Irene e di non perdere la speranza cominciando a viaggiare tra universi paralleli nella speranza di trovarne uno in cui sua figlia sia ancora in vita
Redux Redux è un crudo thriller fantascientifico, che non arretra né nella rappresentazione esplicita della violenza, né in una componente melò pure attentamente dosata, capace di suo di dare sostanza al racconto. Una conferma per i fratelli Kevin e Matthew McManus, cineasti talentuosi quanto capaci di offrire uno sguardo rinnovato, e fresco, su un tema inflazionato come quello degli universi paralleli.

Bear-Season 5x01 Soda


Titolo: Bear-Season 5x01 Soda
Regia: Christopher Storer
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Sydney e Richie, chiamati a confrontarsi con responsabilità che fino a quel momento avevano soltanto sfiorato. Se Sydney continua a rappresentare la razionalità e la capacità di mantenere la calma anche nelle situazioni più critiche, Richie manifesta invece tutte le proprie insicurezze attraverso un atteggiamento febbrile, incapace di distinguere la dedizione dall’autodistruzione. Il confronto tra i due diventa così il vero motore dell’episodio. Entrambi desiderano salvare il ristorante, ma lo fanno seguendo filosofie profondamente differenti. Sydney continua a cercare soluzioni concrete, mentre Richie sembra voler compensare ogni problema aumentando ancora di più il livello della propria ossessione per il lavoro, quasi fosse l’unico modo rimasto per dare un significato alla propria esistenza.
 
In venti minuti ci stacchiamo dal ristorante per un road movie particolare dove mentre Richie tiene i contatti con la moglie al telefono inventando una scusa dopo l'altra per giustificare la sua assenza, Sydney un personaggio apparso troppo poco ma che ha lasciato un segno indelebile, torna per riaprire i conti e dare quel senso di affiatamento con cui gli abbiamo visti in alcuni flashback nelle stagioni precedenti.
Il problema però rimane uno ed è sempre la provocazione del primo che vede alcuni atteggiamenti dandogli una parvenza paranoide e schizzoide. Non bastano i momenti intimi e le risate con gente improvvisata e conosciuta in un bar, non bastano le partite di basket con ragazzetti conosciuti in un parco. Il problema resta legato a problemi disciplinari e comportamentali del primo che servono quasi come ingredienti per svelare poi il climax che lo porterà al suicidio in quel famoso episodio della cena, una delle parti più complesse e intense di tutte le stagioni seriali cinematografiche.

mercoledì 26 agosto 2026

Bear-Season 5


Titolo: Bear-Season 5
Regia: AA,VV
Anno: 2026
Paese: Usa
Episodi: 8
Stagione: 5
Giudizio: 4/5

Anche se somiglia a un interludio, la quinta stagione rappresenta l'epilogo di The Bear perché, in fondo, cos’altro dovremmo aspettarci da questa lotta quotidiana, incessante, senza fine, piena di sfide apparentemente insormontabili ma necessarie per realizzare il proprio sogno?
 
Otto episodi, un solo turno. 
Neanche fossimo a Pittsburgh, Storer conosce i suoi personaggi, conosce il suo ristorante e la sua storia e decide di puntare tutto su una sola giornata in cui tutto può succedere.
È il giorno dopo l'addio ai fuochi annunciato da Carmy, è il giorno in cui comunicarlo al resto della ciurma e in cui Sydney deve rimboccarsi le mani e diventare la leader che fatica a sentirsi.
Ma è anche il giorno in cui il countdown è arrivato a zero, la chiusura sembra inevitabile e di cibo nella cambusa non sembra essercene abbastanza per una serata che è sold out con qualche sorpresa in più.
È soprattutto il giorno in cui Chicago viene colpita da un nubifragio, da una pioggia così incessante da creare problemi strutturali dentro e fuori la cucina del Bear che deve sostenere tanto, troppo.
Tra tensione interna e tensione esterna le bombe non possono che esplodere, una alla volta o tutte assieme, con Sydney a prendersela con Carmy che si intromette, con Marcus a prendersela con Luca che se ne torna a Copenaghen, con Ebra a temere gli occhi blu di Carmy, con Ritchie a prendersela con se stesso trovando la possibilità di redimersi, con i Faks a creare danni e cercare di risolverli ad alleggerire le varie tensioni.
E'stato un viaggio incredibile nelle vite e i sacrifici di alcuni personaggi indimenticabili. Bear è una serie tv che fin da subito mi ha appassionato, mi ha fatto provare tanti stati d'umore diversi e mi ha fatto comprendere la complessità di un lavoro difficile, di una scelta di vita, di una missione e a volte una vera e propria religione.
Avercene di serie così.

Boys-Season 5


Titolo: Boys-Season 5
Regia: AA,VV
Anno: 2026
Paese: Usa
Episodi: 8
Stagione: 5
Giudizio: 4/5

Patriota controlla l'America ricorrendo al terrore fascista e imprigionando i dissidenti nei Campi di libertà. Butcher, Hughie, Annie e i Boys organizzano una resistenza disperata contro avversità insormontabili per fermare il suo regime tirannico.
 
Il finale di The Boys rappresenta forse il momento più atteso della serialità contemporanea e, in fondo, non delude, perché Kripke riesce a calibrarlo adeguatamente dando a ciascun personaggio il suo epilogo finale cercando di provare ad essere il meno scontato possibile.
Soprattutto, catalizza l'attenzione sugli aspetti positivi di una stagione con più ombre che luci nel suo sviluppo tutto sommato traballante, tra volti nuovi quasi del tutto impalpabili e un Soldatino mina vagante al quale si spera che l'annunciato Vought Rising – il prequel in uscita nei primi mesi dell'anno prossimo – offra un arco narrativo più composto e coerente. Di contro, se non si può dire che la quinta tranche sia la migliore, è quella che spinge al massimo la carica satirica della serie elevandone gli intenti artistici: merito anche di un cast eccellente che trova in Antony Starr, Karl Urban, Jack Quaid, Karen Fukuhara, Valorie Curry e Chace Crawford delle prove artistiche di alto livello. Che sia finalmente arrivata l'ora dei "veri" riconoscimenti agli Emmy Awards?

Spider Man-Brand New Day


Titolo: Spider Man-Brand New Day
Regia: Destin Daniel Cretton
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Dopo aver fatto dimenticare al mondo la sua vera identità, con l'aiuto del Doctor Strange, Peter Parker ha ripreso la carriera di Spider-Man, questa volta in modo del tutto solitario - con il solo appoggio dell'intelligenza artificiale E.V. Dopo aver sconfitto vari criminali, aver ridotto il crimine a New York, aver ottenuto la simpatia dei cittadini e pure delle forze dell'ordine, Spider-Man si trova di fronte a una nuova minaccia: una entità capace di possedere le persone. Questa cerca qualcosa di nascosto dalla Damage Control, l'agenzia governativa che controlla l'uso dei superpoteri e delle tecnologie più avanzate. Inoltre, sul fronte privato, Peter Parker si imbatte nell'amico Ned, ritornato da Boston insieme a MJ. Nonostante avesse scelto di non rivelare la propria identità, lo segue a un party nel suo nuovo appartamento e qui si rende conto di aver perso, forse per sempre, qualcosa di estremamente prezioso. Nel frattempo, i poteri di Spider Man iniziano a funzionare in modo anomalo e presto Peter si trova a cercare di combattere una sconcertante evoluzione.
 
Tra gli ultimi capitoli usciti possiamo definirlo il miglior Spider Man. Continuo a pensare che la trilogia di Sam Raimi abbia raggiunto il punto più alto per una certo inizio dei cinecomics, per gli esordi della Marvel, per aver saputo fondere intrattenimento e caratterizzazione dei personaggi in maniera forte e avvincente. E poi perchè non c'erano così tante connessioni nello stesso universo Marvel infilando così tanti personaggi diversi e immettendoli in vari film con il prezzo da pagare di doverli vedere tutti per comprendere quanto accade.
In questo nuovo capitolo si è molto legati alle sorti dei film precedenti, il solo vero e unico cruccio più grande è che manca un vero avversario antagonista, Jane Grey e Hulk non possono esserlo e nemmeno la Mano mentre forse l'altro Spider Man poteva diventare quella bella connessione ad un simbionte pronto ad emergere dalle ceneri del Parker precedente. A livello umano ed empatico il film invece convince con prove attoriali interessanti e profonde, analizza la fragilità di un piccolo grande uomo e prova, riuscendoci, a farlo interagire con la folta galleria di co-protagonisti coinvolti.

Daredevil Rinascita-Season 2


Titolo: Daredevil Rinascita-Season 2
Regia: AA,VV
Anno: 2026
Paese: Usa
Episodi: 8
Stagione: 2
Giudizio: 3/5

Se non fosse per un finale davvero troppo movimentato dove l'azione viene vomitata sul pubblico in maniera esagerata, la seconda stagione
 
Darevedil poteva prendere una piega molto più da commedia e rischiare di diventare noioso senza aver particolari cose da dire soprattutto nel momento in cui non compaiono personaggi secondari di rilievo come poteva essere in questa seconda stagione il Punitore. Invece gli sceneggiatori parlano e tessono una trama che diventa una metafora della realtà contemporanea americana dove L'Ice diventa protagonista di una polemica e una metafora mai così attuale contando quello che sta facendo un certo presidente degli Stati Uniti.
Daredevil - Rinascita si scrolla di dosso buona parte dei problemi incontrati nella prima stagione e riesce a "tradurre" tutto sommato con buon successo il materiale delle serie Netflix in una versione che abbia più senso nel contesto dell’MCU. Ha qualche incertezza in avvio, ma nel complesso è una stagione di sano intrattenimento, dalla messa in scena riuscita, divertente nei momenti action e che prova anche ad avere qualcosa di cui parlare.
Fisk e Bullseye come prove e performance attoriali vincono a mani basse regalando le scene d'azione più incredibili e i momenti attoriali più intensi

Send Help


Titolo: Send Help
Regia: Sam Raimi
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Linda Liddle è una donna che vive sola con il proprio uccellino, ma il CEO dell'azienda ha riconosciuto le sue doti e la ha promesso una promozione. Purtroppo l'uomo è poi morto ed è stato sostituito dal figlio Bradley, che preferirebbe di gran lunga promuovere il suo compagno di confraternita, un giovane rampante che si appropria del lavoro di Linda, ma che sa presentarsi molto bene. Linda invece cura poco il suo aspetto e questa sciatteria la rende sgradevole al superficiale Bradley, che comunque la vuole su un aereo privato per sfruttare ancora una volta le sue doti matematiche. Qui Linda viene nuovamente umiliata da Bradley e dai suoi "bros", ma un incidente finirà per far precipitare lei e Bradley su un'isola deserta. La preparazione della donna, che sogna da anni di diventare una concorrente dello show "Survivor", si rivela molto preziosa arrivando a ribaltare il rapporto di potere tra lei e il suo capo.
 
Un survivor movie, un thriller psicologico, un revenge movie e un torture porn con sprazzi di splatter e gore e scene tutt'altro che già viste. Divertente, a tratti adrenalinico, con tutta una serie di citazioni del passato e contemporanee interessanti nel mostrare metafore di potere e come possano essere stravolte nel giro di un volo aereo.
Sam Raimi, regista che ho sempre venerato ma forse un pò acciaccato, confeziona un lavoro poco più che ordinario con “Send Help” e non riesce a tornare ai livelli del suo passato, il cui ultimo esempio di buon cinema resta DRAG ME TO HELL del 2009, cioè più di tre lustri fa.
Forse perchè una specie di gioco a rincorrersi nella satira Send Help non è un horror e proprio per questo non riesce ad essere impattante come avrebbe potuto.
Send Help è probabilmente un film per quelli che una volta si chiamavano boomer (e i boomer sono forse gli unici che usano ancora la parola boomer), nostalgici innamorati di Raimi e del suo B-Cinema povero e apparentemente libero e diciamo che, obiettivamente e sinceramente parlando, questo film mi è piaciucchiato il giusto, tra accenni di imbarazzo e qualche sparuto sbadiglio.

Peacemaker-Season 2


Titolo: Peacemaker-Season 2
Regia: James Gunn
Anno: 2026
Paese: Usa
Stagione: 2
Episodi: 8
Giudizio: 3/5

Dopo aver scoperto un mondo alternativo, Peacemaker è costretto ad affrontare il suo traumatico passato e a prendere in mano il proprio futuro.
 
Peacemaker intrattiene e nemmeno poi così bene ma senza riuscire mai ad affondare nessun tipo di polemica o idea interessante. Sembra sempre cambiare direzione e al timone si danno il cambio personaggi che sembrano già stufi di interpretare quei personaggi (penso a tutta la ciurma della squadra di Peacemaker). L'aspetto dell'altra realtà di cosa si nasconda al suo interno e come potrebbe aver cambiato le sorti o i destini ha dei risvolti interessanti e piacevoli ma poi cade nel profondo di alcuni, anzi troppi momenti vuoti con dialoghi tremendi che insistono sul non dire niente e purtroppo lo fanno anche male.
Dopo SUICIDE SQUAD e SUPERMAN, la seconda stagione di ‘Peacemaker’ è forse il prodotto più “debole” di James Gunn con i personaggi dell’universo DC, perché il fulcro della storia diventano le emozioni e i traumi di Christopher Smith e non la sua vita come Peacemaker, rendendola una stagione anche poco supereroistica. Si tratta comunque di un prodotto di qualità, in cui il regista e sceneggiatore vuole fare numerose critiche politiche e sociali nascoste tra metafore, scene incredibilmente esplicite e dialoghi toccanti, che vengono inscenati da un cast che si completa a vicenda.

Cold Storage


Titolo: Cold Storage
Regia: Johnny Campbell
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Quando un fungo estremamente pericoloso fuoriesce da un laboratorio segreto, un ex agente bioterroristico viene richiamato in azione. Insieme a due giovani dipendenti, deve affrontare una minaccia invisibile e fuori controllo.

Innocua horror comedy in stile anni Ottanta con funghi alieni sbarcati sulla Terra su rottami di uno spacelab. Ottimo inizio che fa pregustare un mix tra Andromeda, Blob e Last of us con suggestioni da O'Bannon ma alla fine il godimento è limitato, anche a causa di una parte centrale che andava sforbiciata. Poco aggiungono Liam Neeson e Vanessa Redgrave, alle prese con gli acciacchi dell'età. Gli effetti sono artigianali ma non disdegnano l'aiutino della CGI, fatta male (i topi, i cervi).
Alla fine resta l'impressione di un'occasione mancata.
La micopoiesi ridà al B-comedysplatter 80's ciò che gli compete: tecnoparanoia, C4 di macinato che tutto pitta, piste nere d'umorismo ove ballare verdescenti il matango col bannoniano casqué. Cognomen omen, Campbell ritenta il colpo grosso del delirio bio-pop, in un'impura mutogenia di sci-fi acidula, bodysnatching undercomix e grotesque da finis civitàs, ecopanico, sarcasmo corporativo, disordine punk e slimepocalisse. Divertimento terminale da horror burlone e compagnone evil-free:se non avete chiesto tripia razione al banco della sospensione dell'incredulità lasciate stare.

Bone Keeper


Titolo: Bone Keeper
Regia: Howard J. Ford
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Sei giovani amici indagano su casi di persone scomparse in un remoto sistema di grotte, ignari di essere perseguitati da un'antica creatura in agguato negli abissi.
 
Quando uno adora i mostri in tutte le loro forme e variabili arriva spesso a finire di vedere anche film trash o di serie Z. Una volta avevo lo stomaco e la necessità di non perderne nemmeno uno adesso faccio fatica ma alcuni li guardo lo stesso.
Orrore cosmico, mostri da un'altra realtà che arrivano sulla terra millenni fa e si nascondono nelle grotte di uno sconosciuto posto in quel dì a stelle e strisce. Diciamo che l'interludio è quanto di più banale possa presentarsi dove però attenzione, si va indietro nei secoli è c'è un agghiacciante scena di una famiglia di uomini preistorici dove il padre di famiglia viene ucciso da questi tentacoli e trasportato nelle profondità della grotta.
Il film poi è telefonato con questo gruppo di giovani dove una ha perso la madre e il nonno nella grotta e vorrebbe capire cos'è successo. Intorno a lei degli amici tra cui una biologa che cercherà di analizzare la bava del mostro. Devo dire che l'aver utilizzato Ai a mani basse per tutte le scene della creatura da un lato è un limite potente dall'altro una realtà inequivocabile per questi film a basso budget. Il film rimane comunque ai limiti dell'inguardabile nonostante nel finale abbiano messo davvero di tutto cercando di renderlo appetibile

Monarch-Legacy of monster-Season 2


Titolo: Monarch-Legacy of monster-Season 2
Regia: AA,VV
Anno: 2026
Paese: Usa
Stagione: 2
Episodi: 10
Giudizio: 2/5

Il team si muove verso Skull Island e fa i conti con il ritorno di Keiko, affrontando nuove minacce come il Titano X e i segreti nascosti nei vari rift dimensionali.
 
La seconda stagione riprende le stesse direttive senza offrire realmente alcuna novità, al contrario adagiandosi forse un po’ troppo su quanto sviluppato e offerto in precedenza. In questi nuovi episodi infatti finiamo con l’essere testimoni di un certo disequilibrio tra i due piani temporali, con quello del passato che si rivela decisamente meglio organizzato ed emotivamente più efficace di quello “presente”. I momenti in cui come spettatori partecipiamo ai conflitti che si sviluppano tra i personaggi e i loro rapporti umani, sono per numero molto maggiori quando in scena ci sono i tre protagonisti negli anni ‘50.
La parte complottista sull'isola dove tra l'altro avviene l'incontro tra Kong e il Titano X da che doveva essere il vero punto di forza diventa invece uno degli episodi meno interessanti e pasticciati dove tra l'altro la storia se già vacillava nella prima stagione qui con imbarazzanti storie d'amore diatribe familiari dove addirittura il figlio passa dalla parte dei nemici diventano scolastici e noiosi
Monarch era una bella possibilità per esplorare mostri e provare a farli incontrare. Seppur vero che non siamo dalle parti di quella tamarrata cosmica di GODZILLA E KONG, il problema è proprio che dal punto di vista dell'azione non funziona, del mistero neppure e le caratterizzazioni cominciano ad essere troppo infarcite di dettagli o sotto trame inutili

Kpop-Demon Hunters


Titolo: Kpop-Demon Hunters
Regia: Maggie Kang, Chris Appelhans
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Per proteggere la Terra dall'attacco delle forze del male guidate dal Re Demone Gwi-Ma, ogni generazione ha le sue Cacciatrici. Grazie al loro canto, le tre ragazze creano l'Honmoon, uno scudo alimentato dalle anime delle persone che le ascoltano, che impedisce ai demoni di danneggiare gli esseri umani. Ai giorni nostri le Cacciatrici sono Rumi, Mira e Zoey: una girl band che canta canzoni K-pop, le Huntr/x. Il loro successo è così grande da averle portate a un passo dal creare l'Honmoon Dorato, scudo in grado di separare per sempre il nostro mondo da quello maligno. Per impedirlo, Gwi-Ma manda sulla Terra i Saja Boys, demoni che si fingono una boy band. L'affetto dei fan sarà determinante per decidere il destino dell'umanità.
 
Visto con mia nipote che ci teneva a tutti i costi. Devo dire che nel suo propinare accessori, concetti, marketing, pop star e canzoni che diventano dei veri e propri tormentoni, questo fantasy action d'animazione sud coreana incastra bene tanti elementi e alla fine porta a casa un filmetto nemmeno così tanto leggero per i temi che tocca.
K-Pop Demon Hunters unisce il folklore coreano alla musica K-pop, creando un ponte tra antico e moderno
Le tre ragazze protagoniste combattono questo grazie alla musica e soprattutto alla loro amicizia: l'atto della creazione artistica, in questo film come nella vita reale, serve ad aumentare l'energia positiva del mondo. Un concetto tanto semplice quanto essenziale, specialmente in epoche di transizione come quella che stiamo vivendo. Grazie alla loro libertà nel confrontare le loro idee, questi personaggi mostrano come ci si debba prendere cura della propria voce, soprattutto quando ha un punto di vista diverso, perché può ispirare gli altri e unire le persone.

Devil's Mouth


Titolo: Devil's Mouth
Regia: Jeff Wadlow
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

L'avventura in Thailandia di un gruppo di amici del college diventa mortale quando rimangono intrappolati in caverne sommerse con un pericoloso predatore
 
L'ennesimo shark movie di cui non c'era bisogno. Qui vengono spesi pure un pò di soldini perlomeno per la bella location. La scena più interessante è quando la protagonista viene attaccata da un branco di meduse dopo che gli amici nello yatch sono ripartiti dimenticandosi di lei in mare. Per il resto il film parla di questa grotta con i denti del diavolo dove dimora uno squalo d'acqua dolce divincolato dall'oceano e finito lì in mezzo a procacciarsi il cibo. Un film banale dove anche le caratterizzazioni dei personaggi a parte forse Sara e Max, le due super amiche, potevano permettersi di regalare qualcosa di più. Invece è sempre la solita solfa. Un altro particolare da menzionare e quando lo squalo finisce intrappolato più e più volte con la testa in mezzo alle caverne e se uno squalo non si muove muore in poco tempo

venerdì 24 luglio 2026

Passengers


Titolo: Passengers
Regia: Andre Ovredal
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Dopo aver assistito a un raccapricciante incidente sull'autostrada, una giovane coppia riparte convinta di essersi lasciata tutto alle spalle. Ma qualcosa è salito a bordo con loro. Una presenza demoniaca, si annida nell'ombra, silenziosa e inesorabile. Non si fermerà finché non li avrà presi entrambi, trasformando il loro viaggio on the road in una discesa senza ritorno nell'incubo.

Passengers in una ricca annata horror è un peccato che non riesca ad andare a fondo come hanno provato altri suoi coetanei in parte riuscendoci. Dimostra un coraggio iniziale che poi piano piano va scemando soprattutto nel secondo tempo quando al monaco infernale viene dato troppo peso palesandolo più del dovuto per finire in un climax disastroso e parlo della chiesetta nascosta dove avverrà lo scontro finale davvero pessimo e ingiusto nei confronti di quanto il film aveva cercato di creare nel primo atto con una bella atmosfera. L'idea del road movie, del folkore, di questa leggenda del demone che maledice i viaggiatori erano punti decisamente d'interesse ma sfruttati male.
Andre Ovredal è un regista di cui ho un'enorme stima e che ha saputo dimostrare più volte il suo talento soprattutto con progetti particolari come era stato a suo tempo TROLL HUNTER. Passengers non è un film da bocciare a priori ma è un film scritto di fretta dove tutta la bella struttura narrativa e archetipica creata nel primo atto con questo camper che scopre territori inesplorati e sembra entrare in un mood orrorifico prendendo la piega e sterzando verso l'action più frenetico soprattutto da quando i nostri due fanno l'ingresso presso il circolo dei camperisti.
Anche l'allusione religiosa a San Cristoforo, protettore dei viaggiatori, che durante il cammino di Santiago abbia conosciuto questo monaco che in realtà era un demone diventandone la sua antitesi poteva e andava un minimo spiegata meglio

Undertone


Titolo: Undertone
Regia: Ian Tuason
Anno: 2025
Paese: Canada
Giudizio: 4/5

La conduttrice di un popolare podcast sul paranormale viene perseguitata da terrificanti registrazioni che le vengono misteriosamente inviate.
 
Undertone è un horror di paura a differenza di molti altri che provano ad essere spaventosi e disgustosi. Parla di solitudine, di depressione, di noia, di spazi angusti e soprattutto mette al centro un podcast così giusto per riuscire a rendere ancora più insidiosa l'azione e l'evolversi della storia.
Questo 2026 è stato favoloso per l'horror, per le opere prime (come queste ma presto ne arriveranno altre), per i low budget (tutto il film è stato girato nella casa dei genitori del regista) e per quello che stanno facendo al botteghino per cui speriamo che presto ne arrivino molti altri.
Undertone non ha mostri, non ha nulla che si manifesta ma invece tutto è dato da pensare, lasciato all'immaginazione o alla silhouette di una madre malata che si potrebbe pensare attacchi la propria figlia di notte. E' un film di atmosfera dove Tuason sa dove e come piazzare la mdp e lo fa rendendo ogni angolo della casa un possibile pericolo dove spossa nascondersi il male.
Anche in questo caso si tratta di una demone, le cui origini risalgono all’antica Mesopotamia, di nome Abyzou, che ammazza i neonati o le donne incinte. Lo percepiamo dai podcast, da quelle dieci registrazioni che rendono sempre tutto più inquietante l'aspetto narrativo dove le voci e i rumori sinistri acellerano la discesa all'inferno di Evy e del suo amico Justin

Hokum


Titolo: Hokum
Regia: Damian McCarthy
Paese: Irlanda
Anno: 2026
Giudizio: 3/5

Quando lo scrittore Ohm Bauman arriva in un remoto hotel nel cuore dell'Irlanda per spargere le ceneri dei suoi genitori - che proprio lì avevano trascorso la loro luna di miele - quello che dovrebbe essere un semplice viaggio di commiato si trasforma rapidamente in un incubo. L'albergo custodisce un segreto che nessuno vuole nominare: al piano superiore, una stanza nuziale è chiusa da anni, e il personale - all'apparenza attento e professionale - sembra voler nascondere qualcosa. Cosa si cela dietro quella porta? Tra traumi passati e presenze oscure, il malcapitato sarà costretto a fare i conti con verità che ha cercato di seppellire per tutta la vita - e con ciò che quella stanza, dopo anni di silenzio, sembra finalmente pronta a rivelare.

Ultimamente negli horror si sta approfondendo sempre di più l'analisi di protagonisti/e sempre più indeboliti e fragili, tormentati dalle loro sofferenze e dai sensi di colpa. Sembra quasi che queste stesse caratteristiche scelgano i protagonisti come vittime sacrificali e capri espiatori per la rivincita del Male. McCarthy, irlandese, lo aveva già dimostrato e qui allarga l'analisi e la riflessione in un film pauroso ma complesso e non sempre con una soluzione facile dove tragedia personale e soprannaturale condividono lo stesso luogo ma relegati su piani diversi.
CAVEAT, ODDITY, sono film molto particolari, singolari oserei definire, dando un senso diverso all'atmosfera orrorifica messa in scena dall'autore e che trova una sua politica d'autore ormai sempre più convincente.
Abbiamo fantasmi, streghe, apparizioni e infine persone tremende che uccidono e nascondono i corpi. I morti, nel cinema di McCarthy, sono l'espressione tangibile di una ricerca di pace e giustizia. La madre di Ohm, un nome veramente assurdo, non lo perseguita per tormentarlo, ma per costringerlo a guardare in faccia il proprio dolore e superarlo, strappandolo all'incubo per restituirlo al reale. Ed è proprio per questo e spiegata l'indole cinica del protagonista, il suo volersi nascondere dalla realtà e vivere nelle storie horror che lo perseguitano

Long Walk


Titolo: Long Walk
Regia: Francis Lawrence
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

In un futuro alternativo, gli Stati Uniti sono una dittatura autoritaria e soffrono di una gravissima depressione economica. Per molti cittadini il solo modo di guadagnare è partecipare all'annuale "lunga marcia" organizzata dal Maggiore, un potente militare che controlla squadracce di soldati al suo servizio. La regola è una sola: si cammina per 300 miglia senza mai fermarsi. Chi rallenta, si ferma o si attarda viene semplicemente ucciso sul posto. E solo uno resterà vivo. Tra i cento giovani partecipanti c'è Ray, che ha visto il padre ucciso dal Maggiore e vuole per sé e per la madre un futuro migliore e più giusto. Lungo il cammino Ray stringerà rapporti d'amicizia e vedrà andare in crisi le sue convinzioni. Chi sopravviverà?

Long Walk è una corsa al massacro disperata e cinica. Lucida nel suo essere una presa di visione da parte di chi ci partecipa e che sa benissimo quale sarà il suo destino e quasi certamente la sua fine. Eppure riusciamo a provare empatia per tutti i personaggi anche i più stronzi perchè sappiamo già quale sarà il loro destino.
Long Walk non si ferma mai, non può permettersi di rallentare e lo sappiamo bene dagli avvisi che ci vengono dati dall'esercito che sotto scorta porta i nostri disperati in giro per gli stati del paese mostrando questi errori quasi spogli come se l'umanità si fosse rassegnata e avesse smesso di vivere.
Il romanzo era adorabile ma il film a tratti l'ho trovato ancora più spaventoso dando vita a quei personaggi descritti e vederli così alle strette dove la paura diventa una condizione opprimente.
E' un film politico, drammatico, un horror urbano se vogliamo o meglio un racconto distopico di resistenza al potere autoritario. Alcune morti sono davvero spaventose nella loro drammaticità così come vedere i volti disperati dei nostri ragazzi che piangono sperando di ottenere una chance di salvezza quando invece il governo sembra proprio godere di poter punire questa sorta di debolezza

domenica 19 luglio 2026

No other choice


Titolo: No other choice
Regia: Park Chan-wook
Anno: 2025
Paese: Corea del Sud
Giudizio: 4/5

Licenziato dopo 25 anni di esperienza, Man-su, specialista nella produzione della carta, vede messe a rischio la sua vita perfetta: la famiglia che ha creato con la moglie Miri, i due figli e i cani, la casa della sua infanzia che ha faticato tanto ad acquistare e su cui ancora pende il mutuo, la serra dove si prende cura delle sue amate piante. Deciso a trovare immediatamente un altro lavoro, si butta a fare colloqui, ma diversi mesi dopo la situazione non si è ancora sbloccata. Per Man-su, allora, la sola possibilità per ricominciare è crearsi da sé il posto vacante perfetto.
 
Ultimamente sono diverse le opere orientali coreane a mettere in primo piano la famiglia. O almeno partono da essa per proteggerla e mantenerne l'importanza e i valori per poi strutturare l'arco narrativo facendolo sfociare in drammi violenti o in situazioni grottesche e tragicomiche.
L'autore di cui andiamo a parlare non ha bisogno di presentazioni, è sempre stato un outsider infilandosi in generi diversi per dire la sua con opere eccellenti che tutti gli amanti del cinema conoscono. Non c'è altra scelta per Man-su se non quella come molti uomini in cravatta inizialmente di cercare di non dire nulla, mantenere le proprie abitudini e mascherare la sua condizione. Il problema è quando la soluzione non arriva e allora tutte le fragilità e i complessi vengono fuori sfociando sul nucleo per poi spargersi tra i vari componenti della società in scenette che si stringono intorno a una manciata di luoghi se si esce fuori dalla dicotomia casa-lavoro.
La società o meglio il modello capitalista e arrivista coreano prima licenzia e poi si convince della possibilità di trovare un altro posto, c’è la necessità di trovare nuove forme di creatività, nuovi linguaggi, in un mondo in cui tutti in qualche modo capiscono di essere arrivati a un livello di saturazione collettivo e l'autore lo fa trovando siparietti tragicomici e grotteschi davvero bizzarri quanto dall'altro lato mostrano una disperazione umana che sembra colpire maggiormente la società coreana

sabato 18 luglio 2026

Mummia (2026)


Titolo: Mummia (2026)
Regia: Lee Cronin
Paese: Usa
Anno: 2026
Giudizio: 4/5

La famiglia di Charlie Cannon, corrispondente per un canale di news americano, si trova in Egitto per esigenze di lavoro, insieme alla moglie Larissa e ai figli Katie e Sebastian. Distratto da una chiamata importante, Charlie non si rende conto che Katie è stata avvicinata da una misteriosa figura velata, che prima la persuade e poi rapisce la bambina. Otto anni dopo arriva la più insperata delle notizie: Katie è stata ritrovata viva, all'interno di un sarcofago. Irriconoscibile nell'aspetto e nel comportamento, viene riaccolta in famiglia, ma ben presto avvengono strani incidenti.

La Mummia di Lee Cronin è forse uno dei film più disgustosi in senso buono per gli amanti dell'horror degli ultimi anni. Un film che mi aspettavo sotto tono e banale quando invece porta e sviscera diverse tematiche tra cui i rituali sui bambini, il sacrificio, la tortura, il tormento e infine la disperazione e la vendetta. Un film dove forse proprio lo spunto narrativo è stato quello più originale distaccandosi in maniera netta da tutti i film finora proposti sul genere e sulla figura della Mummia, perchè a parte il titolo in realtà il film parla di tutt'altro. Mi ha colpito e lo ha fatto in maniera dura su questa vhs che a differenza di molti altri film farà paura sul serio più di quello che in realtà Katie mostrerà e metterà in atto una volta tornata nella propria casa. Il disgusto nasce soprattutto nel come viene inscenato il body horror con scene a tratti portate ai massimi eccessi e dimostrando ancora una volta come il talento di Cronin e una storia che soprattutto nella prima parte regala il suo massimo narrativo diventa uno dei fattori più sorprendenti per un film che ho paura possa non piacere alla maggior parte del pubblico che magari si aspettavano tutt'altro film e storia ma quando invece per fortuna è stato tirato fuori dal cilindro un misto che sembra strizzare l'occhio a Raimi e Friedkin con l'aggiunta di Alvarez

God told to me


Titolo: God told to me
Regia: Larry Cohen
Anno: 1977
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Un investigatore viene incaricato di indagare su una serie di omicidi apparentemente senza validi moventi, compiuti da normali cittadini residenti a New York, che giustificano i loro crimini con la frase: "Dio mi ha detto di farlo"...
 
Opera seconda dell'autore, possiamo definirlo uno strano ibrido tra poliziesco, horror urbano e scifi distorta e allucinata con uno strano braccio di ferro tra fede e violenza unito a strane divinità che appaiono soltanto a chi è in grado di vederle e recepirle. Con uno inizio macabro e potentissimo, le uccisioni ad opera del pazzo che spara dal grattacielo a ignari e innocenti cittadini fino a quella tragedia accomunata appunto al mandante, ovvero Dio che appare come una specie di angelo distorto che apre a scenari apocalittici in quel finale meraviglioso
Larry Cohen prende ispirazione dalla Bibbia (dove la violenza è una costante) ma anche dal volume Chariots Of The Gods, un libro del 1968 scritto da Erich Von Däniken nel quale si parla dell’inscindibile rapporto tra una civiltà extraterrestre e lo sviluppo della tecnologia umana. Rimescolando tutte queste carte con una certa dimestichezza, il regista riesce a modellare a suo piacimento questa creatura alquanto particolare all’interno della cinematografia di genere del periodo.


Al progredire della notte


Titolo: Al progredire della notte
Regia: Davide Montecchi
Paese: Italia
Anno: 2025
Giudizio: 3/5

Claudia è una ragazza che, a causa di una madre piuttosto apprensiva e invadente, ha perso fiducia in sé stessa. Si fida solo di Lodovico il quale la invita a misurarsi con un corso di sopravvivenza. Per fare ciò affitta una stanza in una casa ai margini del bosco dove si terrà la prova. La proprietaria si dimostra tanto gentile quanto 'strana' invitandola a sperimentare la metafonia, cioè la comunicazione con i trapassati.

Il secondo lungometraggio di Montecchi si inserisce in maniera interessante nel panorama horror italico ormai sempre più in carenza di opere interessanti e che vogliano scommettere su qualcosa di nuovo. Lo fa da un lato strizzando l'occhio a vecchi autori e firme del nostro cinema italiano con alcuni riferimenti per quanto concerne la passeggiata notturna di Claudia e alcune atmosfere nella casa. Trasforma la materia narrativa con alcuni processi cronemberghiani se pensiamo come viene concepita e strutturata la radio e infine crea un'affascinante fiaba dark dalle tinte horror e grottesche, che guarda al passato per raccontare tematiche contemporanee con una protagonista che dalla timidezza iniziale crescerà fino al climax finale dimostrando di saper mettere da parte i fantasmi e le costrizioni che la vedono succube del compagno e della madre. Pur non provando mai a fare realmente paura riesce a creare un'atmosfera dove Letizia e Claudia prima si studiano per poi prendersi le dovute misure e distanze prima dello scontro finale. Deformità, sette, frequenze che collegano con i morti, iniziazioni, rituali, seppur in forma limitata tutti gli elementi riescono a intrecciarsi bene per confezionare una delle opere migliori del nostro cinema di genere

Ti uccideranno


Titolo: Ti uccideranno
Regia: Kirill Sokorov
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Una giovane donna accetta un lavoro come domestica in un elegante grattacielo di New York senza sapere che quell'edificio nasconde un passato e un presente inquietante fatto di inspiegabili sparizioni. Appena entrata in quella comunità, riservata e silenziosa, percepisce subito un'atmosfera carica di segreti, come se tutti sapessero qualcosa che nessuno vuole rivelare. Col passare dei giorni, scopre che il grattacielo è legato a una misteriosa setta satanica che opera nell'ombra da anni. Intrappolata in un luogo che si trasforma lentamente ma inesorabilmente in un incubo, la donna dovrà affrontare l'oscuro potere che domina quell'edificio per salvarsi
 
Ti uccideranno è un film horror d'azione tamarro e ignorante che riesce a fare il suo mettendo da parte inutili spiegazioni ma puntando tutto su una sorta di revenge movie che mischia tanto la location da CONTINENTAL, JOHN WICK e tanto altro per le scene d'azione formidabili e per aver mischiato tutto in campo esoterico con la matrice di stampo satanista dove però non si prende mai sul serio. Cadono teste, i cattivi per una sorta di patto con Satana non possono morire, il leader è rinchiuso in una stanza segreta con la testa di porco. E poi c'è lei, la giovane Asia che ancora non ha trovato un luogo sicuro nel mondo e sembrerebbe volerlo fare proprio nel grattacielo se non fosse che in realtà l'obbiettivo è ben altro ma non voglio fare spoiler. Scoprirà fin da subito di come all'interno succedano cose orrende e assurde e la testa di porco per continuare a mandare avanti la maledizione esige un tributo. La trama è ridotta all'osso e quando prova a inserire una sotto trama ne esce qualcosa di ridicolo (tutta la vicenda tra Lily e Ray) ma il film è divertimento puro con tantissimo sangue e scene splatter

Supergirl (2026)


Titolo: Supergirl (2026)
Regia: Craig Gillespie
Paese: Usa
Anno: 2026
Giudizio: 3/5

Su un pianeta illuminato da un sole rosso, Kara Zor El festeggia il proprio compleanno ubriacandosi durante un lungo pub crawl. La sua vacanza alcolica viene però interrotta da Ruthye, una ragazzina del posto in cerca di mercenari che l'aiutino a vendicarsi della banda guidata da Krem delle Colline Gialle. Krem ha ucciso i suoi genitori per impossessarsi delle spade di eccezionale fattura forgiate dal padre della giovane. Kara è in realtà Supergirl, profuga kryptoniana dotata degli stessi poteri di suo cugino Superman, ma in quel sistema solare le sue capacità sono drasticamente ridotte dal sole rosso. Nonostante ciò, non può restare a guardare mentre Ruthye viene maltrattata dai mercenari. E quando Krem, in cerca di una nave per fuggire dal pianeta, ruba proprio quella di Kara, l'alleanza tra la ragazza e Supergirl diventa inevitabile.

Supergirl non è come suo cugino. E soprattutto non vuole esserlo. Vuole discostarsi dall'ideale dell'eroina amata e acclamata dal suo popolo. E' una specie di emarginata che ama starsene spaparanzata davanti al sole giallo dell'universo in compagnia del suo cane. Ama la solitudine, i bar peggiori delle Caracas dell'universo e poi ama prendersi delle belle sbronze.
In tutto questo mantiene comunque un suo codice personale per cui se vede una ragazzina in difficoltà non può esimersi dall'aiutarla ma non per etica quanto per avere una sorta di coscienza a posto e basta così. I pianeti sono pieni di gente balorda e corrotta piuttosto che fichetta e vivace. Certo i predoni potevano essere caratterizzati meglio e Matthias Schoenaerts era un attore e un performer per cui il villain poteva essere caratterizzato meglio. Idem per lo stesso Lobo appena abbozzato e ben meno cattivo di quanto siamo abituati a leggere nelle sue storie. Alla fine Supergirl che non è una donna fatta e finita come Wonder Woman, ma una ragazzina, sa imporsi e soltanto nel terzo atto opta per una vendetta che si discosta dalla verve solita con cui i super eroi decidono il destino dei loro nemici.

Fight of Flight


Titolo: Fight of Flight
Regia: James Madigan
Anno: 2024
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Un mercenario si assume l'incarico di rintracciare un bersaglio su un aereo, ma deve proteggerlo quando entrambi sono circondati da persone che cercano di ucciderli entrambi.
 
Senza i serpenti nell'aereo o deviazioni su quanto l'action airplanes abbia avuto il suo da dire nel cinema, qui Madigan mestierante non alle prime armi si prodiga di fatto portando Josh Hartnett che ultimamente sta dimostrando di voler continuare a fare l'attore, facendolo bene, in un filmetto ignorante e scanzonato nonchè scazzottato in puro stile B-movie che mescola violenza e commedia senza troppi preconcetti con una storia che non sembra mai prendersi sul serio e finendo per diventare quanto di più assurdo e leggero si potesse pensare. Perchè questa action comedy almeno fa quello che deve ovvero intrattenere di botte e diventando violentissimo per praticamente tutta la sua durata senza stare a inserire sotto trame o capitoli che non sembrano interessare a nessuno. Fight "on" flight non a caso dai produttori di John Wick non poteva fare altro dal momento che il film non accetta mai di puntare tutto su un aspetto frenetico e dinamico, cercando di far diventare ogni singolo accessorio del mezzo un'arma o uno spunto per sfruttare al massimo l'ambientazione e su questo devo ammettere che si sono sbizzarriti cercando di renderlo ironico e con una profusione di violenza a tratti inaspettata. Un film facilone e prevedibile con il solo scopo di divertire e intrattenere e qui bisogna però dare i meriti a un Hartnett rinato che dopo anni messo in sordina sta scegliendo e preferendo ruoli inaspettati che conferiscono il talento che merita


Master of the Universe (2026)


Titolo: Master of the Universe (2026)
Regia: Travis Knight
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il fiorente regno di Eternia custodisce nel castello di Greyskull un potere illimitato: una spada in grado di trasformare il suo possessore in un dio. Quando il malvagio Skeletor invade il regno per impossessarsene, dalla distruzione riesce a salvarsi soltanto il giovane principe Adam, catapultato sulla Terra insieme all'arma. Anni dopo Adam vive come un ragazzo qualunque, confuso, incapace di trovare il proprio posto nel mondo e quasi inconsapevole della sua origine. Ritrovare la spada significherà allora recuperare non solo il legame con Eternia, ma anche un'identità perduta.

L'intro su Eternia con la voce fuori campo di Adam mette quasi tenerezza. Sembra la versione medieval e fantasy come contro altare di quello di Parzival in READY PLAYER ONE dove si narra di un mondo immaginario.
Dopo il film dell'87 e le serie tv nonché i cartoni e i giocattoli si esplora nuovamente il franchise che sembrava ormai morto e sepolto cercando di dargli ironia e colore cercando, anche se con risultati parziali, una sorta di metafora ironica come quella fatta da DUNGEONS & DRAGONS di qualche annetto fa. Compaiono alcuni personaggi storici scelti forse in base al fan service anche se ne ricordo, almeno tra i giocattoli, alcuni molto migliori. Cerca di far sorridere ma ci riesce forse soltanto quando fa doppi riferimenti come quella su Malcom Fisto e un'altra durante i combattimenti. Mette il solito Jared Leto con un costume per cui non lo vediamo mai in carne e ossa ma cerca anche qui di esplorare un personaggio come Skeletor che in fondo sembra quasi un meme nel suo controllo spasmodico di ogni cosa gli stia attorno.

Deep Water (2026)


Titolo: Deep Water (2026)
Regia: Renny Harlin
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Un gruppo di passeggeri internazionali in rotta da Los Angeles a Shanghai è costretto a un atterraggio di emergenza in acque infestate dagli squali. Ora devono collaborare nella speranza di superare la furia degli squali attratti dal relitto.

Deep Water pensavo fosse un b movie nel multiverso degli shark movie quando invece è un drammone solo a tratti indigesto ma con diversi elementi perlomeno non così telefonati e scontati come ci si poteva credere.
Perchè in fondo di personaggi che forse non ti aspetti che muoiano c'è ne sono più di uno. E ognuno di loro sembra dover pagare una sorta di contrappasso per quello che ha fatto e per le colpe che si porta dietro (banalmente i due genitori che decidono di andare a farsi una sveltina in bagno lasciando scoperti i loro figli).
Deep Water parla di come di fronte ad alcune tragedie la gente scelga se fare schifo per puro egoismo o dimostrare di possedere dei valori dimostrando un minimo di empatia e senso di civiltà per il prossimo.
Ci sono alcuni momenti davvero assurdi come quando lo squalo prende al volo un soccorritore facendo crollare un elicottero d'emergenza o di quanto si potesse spendere un minimo di più per gli effetti in cg degli squali senza magari dover chiamare Aaron Eckart o Ben Kingsley che sinceramente non avevano tutti questi perchè all'interno del film.

In the Grey


Titolo: In the Grey
Regia: Guy Ritchie
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Bronco, Sid e Sophia sono i principali membri dello staff di una squadra speciale d'élite, organizzatissima e molto esperta a muoversi nell'ombra nella 'zona grigia' tra la moralità e l'immoralità, la legalità e l'illegalità, il potere e il denaro e la violenza. Quando Salazar, uno spietato despota, si impossessa di un miliardo di dollari, il team guidato da Sophia, chiamata "la Mamma", entra in azione con una missione che si presenta, sin dal primo momento, quasi impossibile.
Per portarla a termine con successo non deve sbagliare nulla. Gli agenti devono così affidarsi al loro sangue freddo, alla capacità di infiltrarsi senza farsi scoprire e di usare al meglio le armi e gli esplosivi ad alto potenziale. Ma l'operazione si complica subito e si trasforma in una guerra senza esclusione di colpi con inganni, doppi giochi e tradimenti. Salazar si dimostra un nemico molto difficile da sconfiggere e quando la vita di uno di loro è in serio pericolo, quello che conta è la lotta per la sopravvivenza e ogni errore può essere fatale.

Guy Ritchie forse lavora troppo. L'impressione si evince su alcuni lavori che non sembrano rispecchiarlo a dovere.
Gli esempi sono tanti e questo film è un prodotto acerbo e grigio, spoglio di qualsiasi tipo di personalità nonostante la coppiata da buddy movie che poteva sicuramente incidere di più. Se da un lato ci prova Jake Gyllenhaal dall'altra parte c'è un costipato Henry Cavill che non sembra accendersi mai risultando quasi la controfigura di se stesso.
Lo stesso vale per Eiza Gonzales che recita sempre la stessa parte in quasi tutti i film anche se qui almeno aveva un ruolo decisamente più importante. Rispetto ad altri film d'azione roboanti degli ultimi anni questo è decisamente irrisolto e fine a se stesso con scene d'azione interessanti ma con una storia che non sembra volerci mai credere.
Per essere un film di Ritchie poteva almeno concedersi più ironia e qualche sotto storia, un minimo di colpi di scena quando invece sembra mancare proprio tutto

mercoledì 1 aprile 2026

Hitcher-Lunga strada della paura


Titolo: Hitcher-Lunga strada della paura
Regia: Robert Harmon
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Jim Halsey dà un passaggio ad un autostoppista di notte. John Ryder (the Hitcher, che significa l'autostoppista) è in realtà un maniaco assassino, già ricercato. Inizia per il ragazzo un incubo, una storia allucinante in cui Ryder lo perseguita, quasi fosse una forza del male. Senza tregua The Hitcher incalza, sempre alle calcagna del ragazzo anche quando questi crede di essersene sbarazzato. Jim finisce perfino in prigione, scambiato per il suo inseguitore. Ma alla fine Jim avrà la meglio. Vicenda mozzafiato con mirabile interpretazione di Hauer.
 
Harmon aveva tutte le carte in regola dopo questo mezzo capolavoro di fare una carriera sontuosa.
Peccato che non è stato così. Film indegni soprattutto contando che negli ultimi anni collaborava solo con Tom Selleck e penso di aver detto tutto.
Hitcher ha una trama e una struttura piuttosto semplice ma sono i dettagli e alcune scelte di scene a fare la differenza e renderlo ancora ad oggi un film monumentale che andrebbe studiato, che andrebbe analizzato, dove aldilà del cast e di un Rutger Hauer in stato di grazia, in molti diranno vabbè ma a fare il pazzo cosa ci vuole. Sono le stereotipie che il film pretenziosamente e potendoselo permettere decide di mettere da parte scegliendo invece dei colpi di scena e un climax magnifico. Quello che succede a Nash, la macchina con l'allegra famigliola che decide di dare un passaggio a John, il poliziotto e le sue intuizioni. Ma è forse la strada, questa sorta di deserto che non sembra mai finire e un incubo pensato per quasi tutto il tempo sotto il sole ad aver alzato l'asticella rendendolo indimenticabile a distanza di molti anni.

Anemone


Titolo: Anemone
Regia: Ronan Day-Lewis
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Sheffield, Inghilterra. Jem vive con la compagna Nessa e con il figlio di lei, l'adolescente Brian. Da qualche tempo il ragazzo è confuso e arrabbiato e ha quasi massacrato di botte un coetaneo. Per questo Jem parte in sella alla sua moto e s'immerge nella boscaglia. Con sé ha solo una parola d'ordine, delle coordinate geografiche e l'obiettivo di riportare a casa suo fratello Ray, che si è auto esiliato da anni dalla famiglia e dalla società, perché Brian adesso ha bisogno di lui.
 
Daniel Day Lewis attore straordinario di cui non c'è bisogno di aggiungere altro è tornato.
Sembra assurdo ma si è messo in gioco per recitare nel primo film di suo figlio per raccontare una storia dove deve ricongiungersi con un figlio che non vede da troppi anni. La storia è interessante, lo svolgimento ancora di più e la location, a tratti suggestiva, compie il miracolo. Anemone è un film complesso, lento dilatato e minimale che descrive l'analisi di un rapporto fraterno e che cosa ha portato Ray all'isolamento spontaneo in mezzo ai boschi.
Ronan Day-Lewis, al suo debutto nel lungometraggio, l'ha scritta insieme a suo padre, Daniel Day-Lewis, il quale ha accettato di tornare sul set, dopo sette anni di distanza e l'annuncio di un possibile addio definitivo alle scene, per interpretare Ray Stoker, co-protagonista ma in realtà interprete assoluto di questo dramma ambizioso e plumbeo, che torna su un capitolo nero della storia del Regno Unito. Con dei tratti a volte onirici, Anemone è un film intimista e profondamente personale dove la recitazione e i personaggi sembrano tutti dipendere dalle reazioni di Ray.
Anemone (titolo che ha anch'esso a che fare con una sorta di maledizione che passa di padre in figlio e con il gusto eccessivo del film per il simbolismo)

Eddington


Titolo: Eddington
Regia: Ari Aster
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

2020, New Mexico. La rivalità tra lo sceriffo di Eddington Joe Cross e il sindaco Ted Garcia si fa sempre più accesa. Tra gelosie legate a una precedente relazione tra Ted e la moglie di Joe, Louise, e contrapposizioni legate alla pandemia da Covid-19, ogni occasione è propizia per un contrasto tra i due. Joe si candida a sindaco per le prossime elezioni contro Ted: quando alle restrizioni della pandemia si aggiungono le tensioni verso la polizia dovute a Black Lives Matter, la situazione degenera e la scintilla potrebbe dar vita a un incendio.
 
Devo dire una cosa ad Ari Aster. Sei un regista coraggioso perchè formandoti nell'horror, o meglio nel folk horror, sei riuscito a staccarti da questa etichetta tornando alle tue origini come il cortometraggio Strange Thing About The Johnsons tornando più sul grottesco di satira politica. Incisiva certo, dura e spietata 
Eddington è il film che assolutamente nessuno si aspettava dopo l'incredibile Beau ha paura che ancora adesso lo annovero tra uno dei film che mi ha fatto più ridere in vita mia (almeno la prima parte). Eddington come il precedente è di nuovo un film divisivo, complesso, che trae forma da eventi reali portandoli al paradosso e facendo esplodere nelle tensioni rivali una piccola cittadina dove tutti sembrano conoscersi e andare d'accordo ma basta una pandemia per spezzare tutti i legami. Il film punta fin da subito al racconto di un rapporto tra due scuole diverse della politica americana post moderna, quello tra Joe e Ted, diviene contrasto tra due modi di pensare e di vivere l'esistenza rappresentativi della polarizzazione in corso negli Stati Uniti d'America: da una parte il positivismo finto-progressista di chi crede nel politicamente corretto e ha una fiducia cieca nella tecnologia - Ted - e dall'altra il tradizionalismo e lo scetticismo di uno sceriffo di provincia, a cui gli eventi sembrano piovere addosso. Il dualismo da western tra i due viene arricchito e disturbato da una congerie di personaggi a corollario e dal bombardamento di eventi concomitanti, ideali per aumentare la tensione nella tranquilla Eddington. Conosciamo in questo road trip di Joe un sacco di personaggi pazzeschi e controversi per arrivare ad un finale che sembra la stessa rivalsa che colpisce il protagonista dopo tutto ciò che ha sempre voluto rappresentare

Città di pianura


Titolo: Città di pianura
Regia: Francesco Sossai
Anno: 2025
Paese: Italia
Giudizio: 4/5

Doriano, detto Dori, e Carlobianchi (sì, tutto attaccato) sono amici di bevute, in un Veneto rurale che pare quasi il Far West. Il loro obiettivo nella vita è sfondarsi di lumache e polenta e andare a bere l'ultima ombra di vino: "una voglia che va al di là della sete". Hanno scoperto il segreto del mondo, ma da sobri non se lo ricordano, e credono alla leggenda metropolitana secondo cui il loro storico amico Genio, "il più premiato vincitore del Caliera Trophy", ha nascosto da qualche parte un tesoretto ricavato dalla vendita di frodo di occhiali dal sole. Per questo, e perché gli vogliono bene, devono andare a prenderlo all'arrivo dall'Argentina, dove si era rifugiato in attesa della prescrizione per i sui reati. Lungo il loro percorso incontrano Giulio, studente di Architettura timido e insicuro, che si unisce al loro viaggio e impara a vivere alla giornata - ma non senza una missione temporanea - come fanno Dori e Carlo Bianchi da sempre.
 
Città di pianura è una commedia on the road folk che racconta moltissimo in una struttura onnivaga che esplora luoghi nascosti nel Far West Veneto rurale. Ad accompagnare il viaggio dell'eroe di Giulio abbiamo il Gatto e la Volpe in senso buono, due amici di bevute che vivono godendosi la vita senza prenderla troppo sul serio e occupandosi solo di ciò che gli interessa. Sono due outsider, praticamente non lavorano eppure sono sempre in mezzo a situazioni, ville, feste e quant'altro. L'idea di base è che i ruoli debbano quasi invertirsi ovvero Giulio è la ragione, la consapevolezza, mentre gli altri due sembrano due giovani adulti che stanno ancora esplorando il mondo. Forse è anche così ma il film è molto più profondo di quello che lascia intendere e le interpretazioni sono semplicemente fantastiche. Una fiaba onirica che non si vedeva da tempo nel cinema italiano

Sisu-Road to revenge


Titolo: Sisu-Road to revenge
Regia: Jalmari Helander
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Tornato nella casa dove la sua famiglia è stata brutalmente assassinata, "l'uomo che rifiuta di morire" la smantella, la carica su un camion ed è determinato a ricostruirla in un luogo sicuro in loro onore. Quando il comandante dell'Armata Rossa che ha ucciso la sua famiglia torna deciso a portare a termine il lavoro, ha inizio una lotta all'ultimo sangue.
 
Sisu l'immortale a suo modo pur trattando uno stereotipo che piace tanto nel genere ovvero il revenge a danno dei nazisti Sisu, parlava di come la Finlandia, paese di cui sappiamo poco in tutti i sensi anche nel cinema, aveva dalla sua un omino in grado di sbaragliare truppe intere con metodi e strumenti assolutamente grezzi e innovativi. Qui il succo è simile ma anzichè i nazisti sono i russi e Korpi in fondo vorrebbe solo poter smontare la sua piccola casa in mezzo alle lande finlandesi e ricostruirla in un luogo più tranquillo senza dare nell'occhio dal momento che a parte la compagnia del suo cane è proprio solo come un cane perchè la sua famiglia è stata trucidata.
Ma come vi chiederete? Nel peggiore dei modi perchè in una scena quasi splatter, il nemico, il generale russo Igor Draganov, spiega proprio al nostro protagonista come gli abbia massacrati nel modo peggiore che possiate pensare.
Road to revenge è un sequel esplosivo che trasforma la brutalità in arte visiva, unendo vendetta, ironia e mitologia finlandese con ritmo millimetrico che punta all'assurdità praticamente da subito riuscendo ad intrattenere molto bene ma facendolo spesso e volentieri in maniera volutamente esagerata

Testa o croce


Titolo: Testa o croce
Regia: Alessio Rigo de Righi, Matteo Zoppis
Anno: 2025
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Bill Cody, detto Buffalo Bill, è arrivato nell'Italia da poco unita come star del Wild West Show, in cui ricostruisce (a modo suo) la storia della conquista della frontiera e della sconfitta dei nativi americani. Si ritiene innanzitutto un cantastorie, e forse ha appena trovato il nuovo racconto di avventura da immortalare sul suo taccuino: la fuga di Santino, un buttero che ha appena sconfitto lo stesso team di Buffalo Bill in un rodeo improvvisato, insieme a Rosa, moglie del possidente locale che Santino - così dicono - ha ucciso, e che riteneva che la nazione appena costruita dovesse essere "tenuta insieme con armi e ferrovie". E Cody inseguirà Santino più per raccontarne l'avventura che per acquisire la taglia messa sulla sua testa dal padre del possidente defunto.

Questa coppia di registi ha del talento. Testa o croce è un’operazione coraggiosa e complessa, non soltanto per il genere western ormai scomparso se non in mano agli americani ma perchè da noi lo spaghetti western aveva un’importanza storica e solida concreta dove abbiamo insegnato a far cinema a molti paesi realizzando alcuni capolavori imprescindibili.
Ora Testa o croce ha quel meraviglioso stare tra le pieghe del tempo, riuscendo ad essere moderno ma ancorato al passato, registicamente attento e con delle interessanti intuizioni ma con quella patina sporca da b-movie. E’ il risultato di tutto un insieme di elementi che arrivano da mondi diversi ma che riescono a sposarsi bene miscelati assieme. Il cast variegato ha delle forti intese e forse manco a farlo apposta quello che ne esce con maggior grazia e sorpresa è Gabriele Silli.
E’ un road movie d’amore, un film anarchico e libero, indipendente quanto furbo nello strizzare l’occhio al mercato estero. E’ un film profondo e sentito dai due autori dove stanno dimostrando davvero di avere una loro politica d’autore e questo fascino si percepisce soprattutto dalle atmosfere rarefatte alternate a momenti più grotteschi e tragicomici

Queens of the dead


Titolo: Queens of the dead
Regia: Tina Romero
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Hanno tacchi altissimi, abiti scollati, dorati o di raso bianco o coloratissimi, tanti lustrini, i capelli cotonati e arricciati e il volto perfettamente truccato: sono le drag queen che, scritturate da Dre, si esibiscono in un capannone di Brooklyn la notte in cui dilaga in città un'epidemia di zombie. E con loro lesbiche, gay, transgender, party girls e gruppi di ragazzi, bianchi, black, latini e orientali tutti uniti a contrastare i traballanti non morti. Che, a loro volta, non sono cattivi, ma solo affamati.

Tina Romero gira un film di zombie con le drag queen ed è pensate un pò bene la figlia di George Romero. E riporta al cinema gli zombie lenti e ignoranti di suo padre. Quelli che non cercano trame contorte, corrono, si ritrasformano, prendono coscienza o vie del genere ma semplicemente sono figli di un epidemia e sono delle caricature finendo per essere anche a tratti comici.
Il film Lgbt è una provocazione ironica politicamente scorretta che parla di diseguaglianze sociali, crisi identitarie e spirito libero. Bisogna credere in quello che si vuol essere sembra la log line del film. E’ divertente, ironico, grottesco per alcuni aspetti splatter e pieno di prove attoriali deliziose.
E’ una commedia horror volutamente e dichiaratamente provocatoria che riesce se non altro a uscire dai soliti clichè almeno per quanto concerne la galleria di personaggi e tematiche coinvolte.
C’è soprattutto la battaglia finale da vero survivor dove le nostre paladine si armano con quello che riescono a trovare in un capannone per le feste a tema.

Rip-Soldi sporchi


Titolo: Rip-Soldi sporchi
Regia: Joe Carnahan
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Quando una detective della polizia di Miami viene brutalmente uccisa da due aggressori, il suo reparto, specializzato in operazioni di sequestro di denaro illecito, viene messo sotto pressione dai federali. Questa porta immediatamente a uno scontro tra un agente FBI e suo fratello maggiore, il sergente JD Byrne, che è invece uno dei poliziotti interrogati sul caso. La detective caduta in azione ha però mandato un messaggio al tenente Dane Dumars, un uomo rimasto solo dopo la morte del figlio di soli dieci anni per un tumore.

Rip sembra scritto da Nolan o meglio da suo fratello. E’ un poliziesco, un heist movie, un thriller dove però il mistero si nasconde dietro altre complesse sotto trame. Dove ognuno non è mai quello che sembra e dove alla fine nello spiegone finale nel mezzo corazzato sembra tutto di una complessità così difficile da essere romanzata che ti chiedi in alcuni twist svelati se il tutto possa avere davvero senso per come cerca in alcuni momenti di complicarsi le cose da solo cercando una sorta di sovra complessità di cui sinceramente nessuno ne sentiva il bisogno.
Rip è un bel dramma, costruito con una galleria di attori in ottima forma e quasi tutto concentrato in un’unica location. Da quando vengono trovati i soldi nella soffitta il film comincia ad accendersi in maniera tesa soprattutto lasciando intendere che sta per arrivare un pericolo serio e reale in grado di minare ogni certezza del reparto specializzato