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venerdì 24 luglio 2026

Undertone


Titolo: Undertone
Regia: Ian Tuason
Anno: 2025
Paese: Canada
Giudizio: 4/5

La conduttrice di un popolare podcast sul paranormale viene perseguitata da terrificanti registrazioni che le vengono misteriosamente inviate.
 
Undertone è un horror di paura a differenza di molti altri che provano ad essere spaventosi e disgustosi. Parla di solitudine, di depressione, di noia, di spazi angusti e soprattutto mette al centro un podcast così giusto per riuscire a rendere ancora più insidiosa l'azione e l'evolversi della storia.
Questo 2026 è stato favoloso per l'horror, per le opere prime (come queste ma presto ne arriveranno altre), per i low budget (tutto il film è stato girato nella casa dei genitori del regista) e per quello che stanno facendo al botteghino per cui speriamo che presto ne arrivino molti altri.
Undertone non ha mostri, non ha nulla che si manifesta ma invece tutto è dato da pensare, lasciato all'immaginazione o alla silhouette di una madre malata che si potrebbe pensare attacchi la propria figlia di notte. E' un film di atmosfera dove Tuason sa dove e come piazzare la mdp e lo fa rendendo ogni angolo della casa un possibile pericolo dove spossa nascondersi il male.
Anche in questo caso si tratta di una demone, le cui origini risalgono all’antica Mesopotamia, di nome Abyzou, che ammazza i neonati o le donne incinte. Lo percepiamo dai podcast, da quelle dieci registrazioni che rendono sempre tutto più inquietante l'aspetto narrativo dove le voci e i rumori sinistri acellerano la discesa all'inferno di Evy e del suo amico Justin

Long Walk


Titolo: Long Walk
Regia: Francis Lawrence
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

In un futuro alternativo, gli Stati Uniti sono una dittatura autoritaria e soffrono di una gravissima depressione economica. Per molti cittadini il solo modo di guadagnare è partecipare all'annuale "lunga marcia" organizzata dal Maggiore, un potente militare che controlla squadracce di soldati al suo servizio. La regola è una sola: si cammina per 300 miglia senza mai fermarsi. Chi rallenta, si ferma o si attarda viene semplicemente ucciso sul posto. E solo uno resterà vivo. Tra i cento giovani partecipanti c'è Ray, che ha visto il padre ucciso dal Maggiore e vuole per sé e per la madre un futuro migliore e più giusto. Lungo il cammino Ray stringerà rapporti d'amicizia e vedrà andare in crisi le sue convinzioni. Chi sopravviverà?

Long Walk è una corsa al massacro disperata e cinica. Lucida nel suo essere una presa di visione da parte di chi ci partecipa e che sa benissimo quale sarà il suo destino e quasi certamente la sua fine. Eppure riusciamo a provare empatia per tutti i personaggi anche i più stronzi perchè sappiamo già quale sarà il loro destino.
Long Walk non si ferma mai, non può permettersi di rallentare e lo sappiamo bene dagli avvisi che ci vengono dati dall'esercito che sotto scorta porta i nostri disperati in giro per gli stati del paese mostrando questi errori quasi spogli come se l'umanità si fosse rassegnata e avesse smesso di vivere.
Il romanzo era adorabile ma il film a tratti l'ho trovato ancora più spaventoso dando vita a quei personaggi descritti e vederli così alle strette dove la paura diventa una condizione opprimente.
E' un film politico, drammatico, un horror urbano se vogliamo o meglio un racconto distopico di resistenza al potere autoritario. Alcune morti sono davvero spaventose nella loro drammaticità così come vedere i volti disperati dei nostri ragazzi che piangono sperando di ottenere una chance di salvezza quando invece il governo sembra proprio godere di poter punire questa sorta di debolezza

domenica 19 luglio 2026

No other choice


Titolo: No other choice
Regia: Park Chan-wook
Anno: 2025
Paese: Corea del Sud
Giudizio: 4/5

Licenziato dopo 25 anni di esperienza, Man-su, specialista nella produzione della carta, vede messe a rischio la sua vita perfetta: la famiglia che ha creato con la moglie Miri, i due figli e i cani, la casa della sua infanzia che ha faticato tanto ad acquistare e su cui ancora pende il mutuo, la serra dove si prende cura delle sue amate piante. Deciso a trovare immediatamente un altro lavoro, si butta a fare colloqui, ma diversi mesi dopo la situazione non si è ancora sbloccata. Per Man-su, allora, la sola possibilità per ricominciare è crearsi da sé il posto vacante perfetto.
 
Ultimamente sono diverse le opere orientali coreane a mettere in primo piano la famiglia. O almeno partono da essa per proteggerla e mantenerne l'importanza e i valori per poi strutturare l'arco narrativo facendolo sfociare in drammi violenti o in situazioni grottesche e tragicomiche.
L'autore di cui andiamo a parlare non ha bisogno di presentazioni, è sempre stato un outsider infilandosi in generi diversi per dire la sua con opere eccellenti che tutti gli amanti del cinema conoscono. Non c'è altra scelta per Man-su se non quella come molti uomini in cravatta inizialmente di cercare di non dire nulla, mantenere le proprie abitudini e mascherare la sua condizione. Il problema è quando la soluzione non arriva e allora tutte le fragilità e i complessi vengono fuori sfociando sul nucleo per poi spargersi tra i vari componenti della società in scenette che si stringono intorno a una manciata di luoghi se si esce fuori dalla dicotomia casa-lavoro.
La società o meglio il modello capitalista e arrivista coreano prima licenzia e poi si convince della possibilità di trovare un altro posto, c’è la necessità di trovare nuove forme di creatività, nuovi linguaggi, in un mondo in cui tutti in qualche modo capiscono di essere arrivati a un livello di saturazione collettivo e l'autore lo fa trovando siparietti tragicomici e grotteschi davvero bizzarri quanto dall'altro lato mostrano una disperazione umana che sembra colpire maggiormente la società coreana

sabato 18 luglio 2026

Al progredire della notte


Titolo: Al progredire della notte
Regia: Davide Montecchi
Paese: Italia
Anno: 2025
Giudizio: 3/5

Claudia è una ragazza che, a causa di una madre piuttosto apprensiva e invadente, ha perso fiducia in sé stessa. Si fida solo di Lodovico il quale la invita a misurarsi con un corso di sopravvivenza. Per fare ciò affitta una stanza in una casa ai margini del bosco dove si terrà la prova. La proprietaria si dimostra tanto gentile quanto 'strana' invitandola a sperimentare la metafonia, cioè la comunicazione con i trapassati.

Il secondo lungometraggio di Montecchi si inserisce in maniera interessante nel panorama horror italico ormai sempre più in carenza di opere interessanti e che vogliano scommettere su qualcosa di nuovo. Lo fa da un lato strizzando l'occhio a vecchi autori e firme del nostro cinema italiano con alcuni riferimenti per quanto concerne la passeggiata notturna di Claudia e alcune atmosfere nella casa. Trasforma la materia narrativa con alcuni processi cronemberghiani se pensiamo come viene concepita e strutturata la radio e infine crea un'affascinante fiaba dark dalle tinte horror e grottesche, che guarda al passato per raccontare tematiche contemporanee con una protagonista che dalla timidezza iniziale crescerà fino al climax finale dimostrando di saper mettere da parte i fantasmi e le costrizioni che la vedono succube del compagno e della madre. Pur non provando mai a fare realmente paura riesce a creare un'atmosfera dove Letizia e Claudia prima si studiano per poi prendersi le dovute misure e distanze prima dello scontro finale. Deformità, sette, frequenze che collegano con i morti, iniziazioni, rituali, seppur in forma limitata tutti gli elementi riescono a intrecciarsi bene per confezionare una delle opere migliori del nostro cinema di genere

mercoledì 1 aprile 2026

Anemone


Titolo: Anemone
Regia: Ronan Day-Lewis
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Sheffield, Inghilterra. Jem vive con la compagna Nessa e con il figlio di lei, l'adolescente Brian. Da qualche tempo il ragazzo è confuso e arrabbiato e ha quasi massacrato di botte un coetaneo. Per questo Jem parte in sella alla sua moto e s'immerge nella boscaglia. Con sé ha solo una parola d'ordine, delle coordinate geografiche e l'obiettivo di riportare a casa suo fratello Ray, che si è auto esiliato da anni dalla famiglia e dalla società, perché Brian adesso ha bisogno di lui.
 
Daniel Day Lewis attore straordinario di cui non c'è bisogno di aggiungere altro è tornato.
Sembra assurdo ma si è messo in gioco per recitare nel primo film di suo figlio per raccontare una storia dove deve ricongiungersi con un figlio che non vede da troppi anni. La storia è interessante, lo svolgimento ancora di più e la location, a tratti suggestiva, compie il miracolo. Anemone è un film complesso, lento dilatato e minimale che descrive l'analisi di un rapporto fraterno e che cosa ha portato Ray all'isolamento spontaneo in mezzo ai boschi.
Ronan Day-Lewis, al suo debutto nel lungometraggio, l'ha scritta insieme a suo padre, Daniel Day-Lewis, il quale ha accettato di tornare sul set, dopo sette anni di distanza e l'annuncio di un possibile addio definitivo alle scene, per interpretare Ray Stoker, co-protagonista ma in realtà interprete assoluto di questo dramma ambizioso e plumbeo, che torna su un capitolo nero della storia del Regno Unito. Con dei tratti a volte onirici, Anemone è un film intimista e profondamente personale dove la recitazione e i personaggi sembrano tutti dipendere dalle reazioni di Ray.
Anemone (titolo che ha anch'esso a che fare con una sorta di maledizione che passa di padre in figlio e con il gusto eccessivo del film per il simbolismo)

Eddington


Titolo: Eddington
Regia: Ari Aster
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

2020, New Mexico. La rivalità tra lo sceriffo di Eddington Joe Cross e il sindaco Ted Garcia si fa sempre più accesa. Tra gelosie legate a una precedente relazione tra Ted e la moglie di Joe, Louise, e contrapposizioni legate alla pandemia da Covid-19, ogni occasione è propizia per un contrasto tra i due. Joe si candida a sindaco per le prossime elezioni contro Ted: quando alle restrizioni della pandemia si aggiungono le tensioni verso la polizia dovute a Black Lives Matter, la situazione degenera e la scintilla potrebbe dar vita a un incendio.
 
Devo dire una cosa ad Ari Aster. Sei un regista coraggioso perchè formandoti nell'horror, o meglio nel folk horror, sei riuscito a staccarti da questa etichetta tornando alle tue origini come il cortometraggio Strange Thing About The Johnsons tornando più sul grottesco di satira politica. Incisiva certo, dura e spietata 
Eddington è il film che assolutamente nessuno si aspettava dopo l'incredibile Beau ha paura che ancora adesso lo annovero tra uno dei film che mi ha fatto più ridere in vita mia (almeno la prima parte). Eddington come il precedente è di nuovo un film divisivo, complesso, che trae forma da eventi reali portandoli al paradosso e facendo esplodere nelle tensioni rivali una piccola cittadina dove tutti sembrano conoscersi e andare d'accordo ma basta una pandemia per spezzare tutti i legami. Il film punta fin da subito al racconto di un rapporto tra due scuole diverse della politica americana post moderna, quello tra Joe e Ted, diviene contrasto tra due modi di pensare e di vivere l'esistenza rappresentativi della polarizzazione in corso negli Stati Uniti d'America: da una parte il positivismo finto-progressista di chi crede nel politicamente corretto e ha una fiducia cieca nella tecnologia - Ted - e dall'altra il tradizionalismo e lo scetticismo di uno sceriffo di provincia, a cui gli eventi sembrano piovere addosso. Il dualismo da western tra i due viene arricchito e disturbato da una congerie di personaggi a corollario e dal bombardamento di eventi concomitanti, ideali per aumentare la tensione nella tranquilla Eddington. Conosciamo in questo road trip di Joe un sacco di personaggi pazzeschi e controversi per arrivare ad un finale che sembra la stessa rivalsa che colpisce il protagonista dopo tutto ciò che ha sempre voluto rappresentare

Città di pianura


Titolo: Città di pianura
Regia: Francesco Sossai
Anno: 2025
Paese: Italia
Giudizio: 4/5

Doriano, detto Dori, e Carlobianchi (sì, tutto attaccato) sono amici di bevute, in un Veneto rurale che pare quasi il Far West. Il loro obiettivo nella vita è sfondarsi di lumache e polenta e andare a bere l'ultima ombra di vino: "una voglia che va al di là della sete". Hanno scoperto il segreto del mondo, ma da sobri non se lo ricordano, e credono alla leggenda metropolitana secondo cui il loro storico amico Genio, "il più premiato vincitore del Caliera Trophy", ha nascosto da qualche parte un tesoretto ricavato dalla vendita di frodo di occhiali dal sole. Per questo, e perché gli vogliono bene, devono andare a prenderlo all'arrivo dall'Argentina, dove si era rifugiato in attesa della prescrizione per i sui reati. Lungo il loro percorso incontrano Giulio, studente di Architettura timido e insicuro, che si unisce al loro viaggio e impara a vivere alla giornata - ma non senza una missione temporanea - come fanno Dori e Carlo Bianchi da sempre.
 
Città di pianura è una commedia on the road folk che racconta moltissimo in una struttura onnivaga che esplora luoghi nascosti nel Far West Veneto rurale. Ad accompagnare il viaggio dell'eroe di Giulio abbiamo il Gatto e la Volpe in senso buono, due amici di bevute che vivono godendosi la vita senza prenderla troppo sul serio e occupandosi solo di ciò che gli interessa. Sono due outsider, praticamente non lavorano eppure sono sempre in mezzo a situazioni, ville, feste e quant'altro. L'idea di base è che i ruoli debbano quasi invertirsi ovvero Giulio è la ragione, la consapevolezza, mentre gli altri due sembrano due giovani adulti che stanno ancora esplorando il mondo. Forse è anche così ma il film è molto più profondo di quello che lascia intendere e le interpretazioni sono semplicemente fantastiche. Una fiaba onirica che non si vedeva da tempo nel cinema italiano

Sisu-Road to revenge


Titolo: Sisu-Road to revenge
Regia: Jalmari Helander
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Tornato nella casa dove la sua famiglia è stata brutalmente assassinata, "l'uomo che rifiuta di morire" la smantella, la carica su un camion ed è determinato a ricostruirla in un luogo sicuro in loro onore. Quando il comandante dell'Armata Rossa che ha ucciso la sua famiglia torna deciso a portare a termine il lavoro, ha inizio una lotta all'ultimo sangue.
 
Sisu l'immortale a suo modo pur trattando uno stereotipo che piace tanto nel genere ovvero il revenge a danno dei nazisti Sisu, parlava di come la Finlandia, paese di cui sappiamo poco in tutti i sensi anche nel cinema, aveva dalla sua un omino in grado di sbaragliare truppe intere con metodi e strumenti assolutamente grezzi e innovativi. Qui il succo è simile ma anzichè i nazisti sono i russi e Korpi in fondo vorrebbe solo poter smontare la sua piccola casa in mezzo alle lande finlandesi e ricostruirla in un luogo più tranquillo senza dare nell'occhio dal momento che a parte la compagnia del suo cane è proprio solo come un cane perchè la sua famiglia è stata trucidata.
Ma come vi chiederete? Nel peggiore dei modi perchè in una scena quasi splatter, il nemico, il generale russo Igor Draganov, spiega proprio al nostro protagonista come gli abbia massacrati nel modo peggiore che possiate pensare.
Road to revenge è un sequel esplosivo che trasforma la brutalità in arte visiva, unendo vendetta, ironia e mitologia finlandese con ritmo millimetrico che punta all'assurdità praticamente da subito riuscendo ad intrattenere molto bene ma facendolo spesso e volentieri in maniera volutamente esagerata

Testa o croce


Titolo: Testa o croce
Regia: Alessio Rigo de Righi, Matteo Zoppis
Anno: 2025
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Bill Cody, detto Buffalo Bill, è arrivato nell'Italia da poco unita come star del Wild West Show, in cui ricostruisce (a modo suo) la storia della conquista della frontiera e della sconfitta dei nativi americani. Si ritiene innanzitutto un cantastorie, e forse ha appena trovato il nuovo racconto di avventura da immortalare sul suo taccuino: la fuga di Santino, un buttero che ha appena sconfitto lo stesso team di Buffalo Bill in un rodeo improvvisato, insieme a Rosa, moglie del possidente locale che Santino - così dicono - ha ucciso, e che riteneva che la nazione appena costruita dovesse essere "tenuta insieme con armi e ferrovie". E Cody inseguirà Santino più per raccontarne l'avventura che per acquisire la taglia messa sulla sua testa dal padre del possidente defunto.

Questa coppia di registi ha del talento. Testa o croce è un’operazione coraggiosa e complessa, non soltanto per il genere western ormai scomparso se non in mano agli americani ma perchè da noi lo spaghetti western aveva un’importanza storica e solida concreta dove abbiamo insegnato a far cinema a molti paesi realizzando alcuni capolavori imprescindibili.
Ora Testa o croce ha quel meraviglioso stare tra le pieghe del tempo, riuscendo ad essere moderno ma ancorato al passato, registicamente attento e con delle interessanti intuizioni ma con quella patina sporca da b-movie. E’ il risultato di tutto un insieme di elementi che arrivano da mondi diversi ma che riescono a sposarsi bene miscelati assieme. Il cast variegato ha delle forti intese e forse manco a farlo apposta quello che ne esce con maggior grazia e sorpresa è Gabriele Silli.
E’ un road movie d’amore, un film anarchico e libero, indipendente quanto furbo nello strizzare l’occhio al mercato estero. E’ un film profondo e sentito dai due autori dove stanno dimostrando davvero di avere una loro politica d’autore e questo fascino si percepisce soprattutto dalle atmosfere rarefatte alternate a momenti più grotteschi e tragicomici

Queens of the dead


Titolo: Queens of the dead
Regia: Tina Romero
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Hanno tacchi altissimi, abiti scollati, dorati o di raso bianco o coloratissimi, tanti lustrini, i capelli cotonati e arricciati e il volto perfettamente truccato: sono le drag queen che, scritturate da Dre, si esibiscono in un capannone di Brooklyn la notte in cui dilaga in città un'epidemia di zombie. E con loro lesbiche, gay, transgender, party girls e gruppi di ragazzi, bianchi, black, latini e orientali tutti uniti a contrastare i traballanti non morti. Che, a loro volta, non sono cattivi, ma solo affamati.

Tina Romero gira un film di zombie con le drag queen ed è pensate un pò bene la figlia di George Romero. E riporta al cinema gli zombie lenti e ignoranti di suo padre. Quelli che non cercano trame contorte, corrono, si ritrasformano, prendono coscienza o vie del genere ma semplicemente sono figli di un epidemia e sono delle caricature finendo per essere anche a tratti comici.
Il film Lgbt è una provocazione ironica politicamente scorretta che parla di diseguaglianze sociali, crisi identitarie e spirito libero. Bisogna credere in quello che si vuol essere sembra la log line del film. E’ divertente, ironico, grottesco per alcuni aspetti splatter e pieno di prove attoriali deliziose.
E’ una commedia horror volutamente e dichiaratamente provocatoria che riesce se non altro a uscire dai soliti clichè almeno per quanto concerne la galleria di personaggi e tematiche coinvolte.
C’è soprattutto la battaglia finale da vero survivor dove le nostre paladine si armano con quello che riescono a trovare in un capannone per le feste a tema.

Warfare-Tempo di guerra


Titolo: Warfare-Tempo di guerra
Regia: Alex Garland, Ray Mendoza
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Iraq, 2006. Un gruppo di Navy Seals statunitensi si rifugia in un'abitazione per studiare le prossime mosse: quando sorge il sospetto di un attacco imminente da parte di una banda armata, i soldati tentano una sortita, ma un'esplosione riduce in fin di vita due di loro.
 
Garland continua a stupire e a stupirci analizzando dopo la scifi che gli è riuscita più che bene il male legato al tessuto sociale delle faide americane come per Civil War dove invece in questo caso l'interesse suo e di Ray Mendoza, un ex Navy Seal che è stato consulente militare di Alex Garland per Civil War , si concentra su un singolo episodio di guerriglia urbana a Ramadi, avvalorato dalle memorie di Mendoza stesso.
Quasi interamente in un'unica location mostra l'assurdità del contesto stesso, senza cadere nei tranelli dei soliti clichè o stereotipi dei war-movie. Per i soldati catapultati in Iraq e per le famiglie irachene costrette ad ospitarli ed esporsi a ogni pericolo tutto appare irreale come il set di un videogioco. Si combatte un nemico senza volto, senza sostanzialmente conoscerne il motivo, in un luogo ignoto e ostile.

Wake up dead man-Knives Out


Titolo: Wake up dead man-Knives Out
Regia: Rian Johnson
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il Reverendo Jud Duplenticy, ex pugile che ha preso i voti dopo aver ucciso un uomo sul ring, viene mandato a fare da aiuto nella chiesa di Monsignor Jefferson Wicks. I due uomini di fede non vanno d'accordo fin dal principio: Wicks si rifiuta di sostituire la croce distrutta anni prima da sua madre Grace e in più tratta la parrocchia con fare autoritario, istigandola alla rabbia e alla paura. Duplenticy, che non ha messo da parte lo spirito combattivo, minaccia di farlo cacciare se non cambierà condotta. Quando Wicks muore in circostanze misteriose durante un sermone, il gruppo di fedeli che lo venera come una rock star punta immediatamente il dito contro il Reverendo Jud. Questo è proprio un caso per il detective Benoit Blanc.
 
Capita di rado che il terzo capitolo di una saga per fortuna sempre auto conclusiva riesca a diventare il migliore dei tre. Soprattutto quando gli altri due precedenti non sono stati affatto male.
Il capitolo più cinico ma anche più umanista della saga, un giallo impossibile a cui interessa soprattutto raccontare il modo in cui gli uomini reagiscono al caos dell’esistenza.
Wake Up Dead Man è forse il capitolo più oscuro e cinico della trilogia, eppure è anche quello più fisico, di carne e sangue, umanista, o che quantomeno l’uomo l’osserva, lo racconta, lo porta in primo piano, anche se si tratta di un uomo tremendo, impossibile da amare davvero. Se le tematiche sociali arricchivano i precedenti della saga, stavolta l'attualità è inserita con un tocco di pigrizia in più. Quello che sorprende è invece la sincerità con cui il film esplora il lato religioso, o addirittura spirituale, della vicenda. È impensabile che questo sia l'ultimo capitolo della saga di Knives Out; eppure il contratto di Rian Johnson con Netflix era di tre film, che ha consegnato nella forma del trittico di indagini di Benoit Blanc. Wake Up Dead Man è il più serio, moralmente complesso e profondo dei tre, ma anche il più visivamente raffinato. Dimostra come il regista abbia un completo controllo del materiale da cui attinge, idee sempre nuove su dove portare il suo protagonista e moltissimo da dire sul mondo di oggi. La sua disamina della fede e della religione passa per un assassinio bizzarro e molti personaggi buffi, una combinazione che funziona meglio di qualsiasi ragionevole aspettativa.

Black Phone 2


Titolo: Black Phone 2
Regia: Scott Derrickson
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

North Denver, 1982. Qualche anno è passato da quando Finney è stato il solo sopravvissuto a sfuggire alle grinfie del feroce serial killer denominato il Rapace. La vicenda lo ha però lasciato traumatizzato e cerca di attutirne i postumi psicologici in qualsiasi modo, anche facendosi canne a profusione. La sorella Gwen, che era stata cruciale nel riuscire a salvarlo, è ancora più coinvolta: ha terribili visioni di bambini sotto la superficie ghiacciata di un lago e, nei suoi incubi, rispondendo a una chiamata, Gwen trova una connessione con un campo invernale nel quale aveva lavorato l'ora defunta mamma negli anni '50 ed è infatti proprio sua madre che le parla apparentemente dal passato. Per capire cosa ci sia dietro queste visioni, Gwen convince il suo aspirante fidanzato Ernesto e Finney ad arruolarsi come consulenti in formazione e a viaggiare sino ad Alpine Lake, il campo tra le nevi, dove c'è una vecchia storia di bambini scomparsi e dove emerge un oscuro collegamento con il Rapace, nonostante questi sia morto da anni.
 
Scott Derrickson è un regista che soprattutto nell'horror ci tiene a dire la sua forse grazie anche a Ethan Hawke che sembra diventato il suo attore feticcio per quanto insieme a lui il legame sia evidente in termini di resa e profondità. Black Phone 2 è il sequel che nessuno chiedeva ma che nonostante tutto, contando anche le quasi due ore di durata, riesce a trovare una destinazione e diversi punti di vista sotto cui analizzarlo tra cui sicuramente l'atmosfera, l'agorafobia, tutta quella neve, i silenzi che aprono scenari in cui il Rapace comincia a entrare nella psiche dei personaggi e il concetto di trauma. Tutti questi aspetti vengono messi in scena, mostrati ed elaborati con il conta gocce mano a mano che si dipana la storia. Il campo tra le nevi è la location perfetta, lo scenario adatto dove far scattare tutte le paure e paranoie dei protagonisti oltre a mettere di fronte a loro i traumi del passato che volenti o nolenti non hanno ancora superato e nemmeno iniziato ad analizzare.
Se una lunga parte, forse troppo lunga, è a un certo punto dedicata esplicitamente a scopi puramente espositivi (di fatti e anche di psicologie) e il film in questo modo perde un po' di presa emotiva sullo spettatore, va detto che, prima e dopo, Derrickson riesce a trovare, anche e soprattutto sotto il profilo strettamente visuale, il modo di colpire con efficacia e abilità, generando tensione attraverso sequenze di grande forza espressiva e di notevole raffinatezza estetica, in un confronto tra Bene e Male che non risparmia niente e nessuno e presenta anche inconsueti, per questi anni, risvolti mistici e religiosi. 

Zootropolis 2


Titolo: Zootropolis 2
Regia: Byron Howard, Rich Moore, Jared Bush
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

I poliziotti alle prime armi, la coniglietta Judy Hopps e la volpe Nick Wilde si trovano sulle tracce di un grande mistero quando il serpente Gary De' Snake arriva a Zootropolis e mette sottosopra la metropoli animale. Per risolvere il caso, Judy e Nick devono andare sotto copertura in nuove e inaspettate aree della città, dove la loro continua collaborazione viene messa alla prova come mai prima d'ora.

Zootropolis 2 è un seguito perfetto di un film che quando uscì non solo vinse un oscar per la cg ma soprattutto convinse per la sua ironia, parodia, ritmo, narrazione, creatività e gag che semplicemente funzionano molto bene. E’ un sequel perfetto che forse riesce a fare ancora meglio del primo puntando su una storia complessa sulle diseguaglianze sociali e dove alla fine c’è un complotto politico pianificato dai piani alti. Ma sono i suoi personaggi a convincere maggiormente. I nuovi arrivi così come i nostri protagonisti, le location favolose dal castello iniziale alla palude in cui sono stati emarginati i serpenti. Zootropolis 2 è davvero uno dei prodotti e risultati più funzionali e divertenti di quest’anno tra i prodotti Disney per quanto concerne l’animazione. Sa divertire senza essere banale e questo è un merito che in pochi hanno

Avatar 3-Fuoco e cenere


Titolo: Avatar 3-Fuoco e cenere
Regia: James Cameron
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Jake Sully e Neytiri stanno elaborando, ognuno a modo proprio, il lutto del figlio Neteyam. Jake allena se stesso e i figli a combattere, mentre Neytiri affronta un intenso periodo di lutto. Entrambi sono però convinti che Spider, il ragazzo umano adottato, debba tornare alla base clandestina dove vivono gli altri alleati umani dei Na'vi e dove si trovano container in cui può fare a meno della maschera. Nel viaggio verso la vecchia base, i Sully e la tribù nomade dei Windriders vengono attaccati dal feroce clan vulcanico dei Mangkwan, guidato dalla terribile Varang. Allo stesso tempo Quaritch cerca di catturare Sully, ma quando Kiri compie un miracolo, permettendo a Spider di respirare l'aria di Pandora, tutto cambia.
 
Forse qualcun altro ha sentito il commento di Cameron per cui se il film dovesse incassare il giusto, la cifra non sappiamo però, verranno realizzati gli ultimi due capitoli. Sinceramente non ne vedo il bisogno o forse non lo sento io a livello soggettivo dal momento che questa saga molto importante mi sembra che abbia già detto tutto. E' partita come una metafora sullo sterminio degli indiani d'America, una fiaba ecologista su come stiamo distruggendo il pianeta.
Un punto di vista se vogliamo stratificato su come avrebbe potuto essere l'essere umano seguendo meno la tecnologia. Lo spettacolo non manca certo, ma il risultato risulta ripetitivo e questo aspetto si notava già nel sequel. Vengono apportate poche novità come il ruolo di Spider, uno dei personaggi più interessanti della saga, che non a caso è un umano rappresentando una metafora del Ragazzo Selvaggio. In questo caso quello che è mancato o narrato male o meglio ancora non sempre le metafore riescono ad essere pungenti come nell'originalità del primo capitolo, era proprio spostare il concetto di Varang e del clan dei Mangkwan sull'economia della guerra e sul fatto che come sempre, vedi il filotto nella cronologia moderna, i paesi ricchi sfruttano le nazioni meno civilizzate per creare un ciclo infinito di guerra e vendita di armi. Certo più di tre ore sono tante per raccontare quest'ascesa e alcuni roboanti scene d'azione sembrano la copia di quelle viste in precedenza. A questo punto per evitare altre spiacevoli sorprese sarebbe meglio terminare qui la trilogia per evitare di perdere di credibilità e significato su una saga importante


Anaconda (2025)


Titolo: Anaconda (2025)
Regia: Tom Gormican
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Doug e Griff sono migliori amici fin dall'infanzia e hanno sempre sognato di rifare il loro film preferito di tutti i tempi: il "classico" cinematografico Anaconda. Quando una crisi di mezza età li spinge a buttarsi finalmente nell'impresa, partono per le profondità dell'Amazzonia per iniziare le riprese. Ma le cose si fanno serie quando appare improvvisamente una vera anaconda gigante, trasformando il loro set caotico e comico in una trappola mortale. Il film che muoiono dalla voglia di girare? Potrebbe letteralmente ucciderli.

Come definirlo? Reboot nelle intenzioni, remake all'interno del film. Anaconda in parte diverte, prova a intrattenere e regalare avventure ed esplosioni eccessive soprattutto nel finale rispetto al film decisamente più serio del 1997. Quello era in parte un horror o comunque faceva parte della sotto categoria degli animal movie, mentre qui è una parodia dove un gruppo di persone inseguono un sogno. Vedere Paul Rudd e Jack Black è già sinonimo di un duetto comico e il film strizza l'occhio a tante cose senza di fatto azzeccarne mai una. Si lascia vedere ma rimane l'amaro soprattutto per come viene impiegato in maniera tenue l'anaconda, gigantesco e con una pessima c.g

Star Wars Visions-Season 3


Titolo: Star Wars Visions-Season 3
Regia: AA,VV
Anno: 2025
Paese: Giappone
Stagione: 3
Episodi: 9
Giudizio: 4/5

1-Duello-La vendetta
Prodotto da Kamikaze Douga + ANIMA, sequel come si evince dal titolo del primissimo episodio della serie Il Duello, offre una panoramica interessante su ciò che attende i fan quest'anno. Con l'aiuto di alcuni alleati inaspettati, Ronin affronta il suo più grande nemico: un Jedi che ha perso la via, noto come "Gran Maestro", in cerca di vendetta. Diretta da Takanobu Mizuno, la protagonista affronta una vera e propria crisi d'identità.
 
2-Canto delle quattro ali
Prodotto da Project Studio Q, l'episodio vede al centro una principessa divenuta una ribelle. La giovane, che non vuole più farsi chiamare in questo modo perché "quel tempo è passato" protegge un bambino dal potere dell'Impero su un pianeta coperto di neve. Bianco e rosso si intrecciano, quasi omaggiando la tradizione di Fargo grazie alla regia di Hiroyasu Kobayashi.
 
3-Nono Jedi-Figlia della speranza
Altra puntata, altro sequel, sempre dalla prima stagione, Il Nono Jedi. Con dei Cacciatori alle calcagna, rimasta orfana, Kara si trova alla deriva nello spazio. Scopre una nave apparentemente abbandonata, custodita da un misterioso droide, Teto, che la aiuterà in modi che nemmeno può immaginare. Diretto da Naoyoshi Shiotani e prodotto da Production I.G, l'episodio è estremamente emozionante per come sviscera il rapporto uomo-macchina.
 
4-Cacciatori di taglie
WIT STUDIO realizza questo episodio, diretto da Junichi Yamamoto, in cui una cacciatrice di taglie senza scrupoli accetta un incarico da un losco industriale, chiaramente assetato di capitalismo. Ciò che scoprirà durante il lavoro è il rapporto tra due sorelle separate da piccole, una tratta inumana inaspettata e conseguenze folli per lei stessa e il suo droide. Alla fine tutti i rapporti si rinsalderanno ancora di più
 
5-Tesoro di Yuko
Prodotta da Kinema citrus Co., un'avventura di Masaki Tachibana che omaggia Spielberg mettendo in scena una caccia ad un tesoro perduto. Un'orfana cresciuta sotto protezione di un orso-droide, si allea con un ragazzino di strada - sarà orfano anche lui? - per salvare il suo tutore (l'orso) e ritrovare ciò che rimane della propria famiglia. Peccato che sulle tracce sue e del bottino ci sia anche l'Impero Galattico.
 
6-Perduti
Terzo sequel di Star Wars: Visions 3 che continua il quarto episodio in assoluto La sposa del villaggio, diretto da Hitoshi Haga e prodotto da Kinema citrus Co. (Made in Abyss). Dopo aver aiutato un gruppo di rifugiati a fuggire da un disastro naturale, una F in incognito si trova di fronte ad un dilemma. Quando la loro astronave viene intercettata dall'Impero, si trova costretta ad affrontare i fantasmi del proprio passato. La puntata mescola animazione classica e pittorica per mettere in scena i ricordi della protagonista.

7-Contrabbandiera
TRIGGER (già dietro lo psichedelico Promare) produce questa puntata diretta da Masahiko Otsuka che mette ancora una volta al centro denaro e onore come scelta di vita, nel segno della Forza. Alla disperata ricerca disperata di guadagno facile, una contrabbandiera accetta l'incarico di portare in salvo un fuggitivo dell'Impero sulla propria nave. Peccato che egli sia un Principe ereditario in fuga che ricorda a tutti quando le cose nella Galassia andavano meglio.
 
8-Uccello del paradiso
Maestri Jedi e allievi Padawan sono al centro del penultimo episodio della terza stagione, prodotto da Polygon Pictures e diretto da Tadahiro "Tady" Yoshihira. Suddiviso a propria volta in capitoli e realizzato in stile pittorico come un antico libro di favole e leggende giapponesi, racconta di un'impetuosa Padawan Jedi rimasta accecata in battaglia. Lei dovrà imparare a vedere di nuovo attraverso la Forza, affrontando una serie di prove spirituali per resistere alla tentazione del Lato Oscuro.
 
9-Nero
L'episodio finale del Volume 3 è anche quello più psichedelico di tutti. Totalmente senza dialoghi ma con musica jazz in sottofondo, è frutto di david production e della regia di Shinya Ohira. Un montaggio suggestivo ma di non facile comprensione per tutti, mostra una psichedelica battaglia tra yin e yang. Passato e presente, luce e oscurità, vita e morte si affrontano mentre la Fine prende forma nella mente tormentata di un soldato imperiale che sta per essere sconfitto. Cosa vedrà prima di spirare?

Ben-Rabbia Animale


Titolo: Ben-Rabbia Animale
Regia: Johannes Roberts
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

La giovane Lucy ritorna a casa nelle Hawaii dopo aver studiato al college, portando con sé un paio di amiche per una vacanza nella lussuosa, spettacolare e isolata villa di famiglia immersa nello splendore hawaiano. Lucy è accolta dalla sorella minore Erin, ancora un po' seccata per la lunga assenza di Lucy, e dal padre Adam, scrittore sordomuto. C'è anche Ben, lo scimpanzé di famiglia, che vive con loro da anni e che era stato portato a casa dalla mamma di Lucy, scienziata che studiava la possibile comunicazione tra uomini e scimmie e che è morta da un anno di cancro.
 
Ben è un animal movie, sotto genere dell'horror, che alla fine racconta ancora una volta quanto le scimmie possano far paura perchè i primati sono stati più volte utilizzati come elemento di minaccia proprio per la loro prossimità al genere umano. Anche se ritengo l'uomo l'animale più violento di tutto il creato, la scimmia può vantare tranquillamente un secondo posto. Ci sono stati tanti modi per realizzare questo esperimento da Romero in avanti. I risultati sono sempre stati importanti ma secondo me senza dover per forza eccedere nella violenza grandguignolesca quasi splatter ricercata per forza di cose come invece ha scelto di fare Roberts. E' vero, è quasi tutto girato in un'unica location, abbiamo una galleria di attori viziati e super borghesi che vorremmo veder finire male e altro ancora ma sinceramente pur amando il genere e la violenza nel genere, o trovato alcune scene decisamente troppo calcate come se in fondo fosse solo quello l'obbiettivo, ovvero di mostrare fin dove può spingersi la rabbia e di come sia impossibile arrivati ad un certo punto, poter far ragionare un primate cresciuto in famiglia che sembrava proprio un membro a tutti gli effetti riportato per quanto possibile ad uno stadio di civiltà.

Five nights at Freddy 2


Titolo: Five nights at Freddy 2
Regia: Emma Tammi
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

1982. Nel primo ristorante della catena Freddy Fazbear's avviene una tragedia: la morte misteriosa di una ragazza considerata strana, Charlotte, che aveva cercato di salvare un bambino nel disinteresse dei genitori. Venti anni dopo, e successivamente agli eventi terrificanti raccontati nel primo film, Abby, sorella minore di Mike, sente la mancanza dei suoi compagni di giochi, i giganteschi e inquietanti animatronics di Freddy's, posseduti dagli spiriti delle vittime innocenti del killer William Afton. Mike sottovaluta il malcontento di Abby e così non si accorge che una minaccia mortale, ancor più temibile di quella affrontata in passato, sta per abbattersi su lui e Vanessa, l'altra sopravvissuta alla notte da Freddy's, che Mike sta frequentando. Intanto si avvicina il giorno del FazFest, evento macabro dedicato ai pupazzi giganti, assurti a mito maledetto presso i teenager.
 
Basta una semplice premessa. Josh Hutcherson non deve circolare. Un insulto per quanto concerne significhi voler fare l'attore. Detto ciò il sequel della Tammi è riuscito a far peggio del precedente o forse potremmo allinearli difficile da comprendere e non so nemmeno se abbia senso farlo.
C'è una bambina che diventa una sorta di protagonista, vecchi fantasmi risvegliati e alla fine uno scontro tra pupazzi buoni vs pupazzi cattivi.
Five Nights at Freddys 2 però non và oltre queste derivazioni, impreciso fino al midollo, incapace di prendere una direzione propria: è un horror per bambini, in cui si punta chiaramente a spaventare, ma lasciando che quasi tutto ciò che è pensato per farlo avvenga fuori campo. Si insiste ad esempio sulla volontà dei robot di schiacciare le teste degli adulti, eppure le diverse volte che ciò avviene (o sta per avvenire) non vengono mostrate. C’è poi un’incredibile confusione tra ciò che, a livello diegetico, dovrebbe essere reale e cosa soprannaturale. Non è una questione da poco per un horror, perché non è mai chiara la natura del mostro, ciò che è in grado di fare e ciò che al contrario i protagonisti dovrebbero inventarsi per sconfiggerlo. 

Pallottola spuntata (2026)


Titolo: Pallottola spuntata (2026)
Regia: Akiva Shaffer
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Frank Drebin jr. ha ereditato dal padre l'infallibilità nel catturare i criminali, ma anche la goffaggine e l'atteggiamento anti-sociale, che lo rende spesso più un pericolo che una risorsa per le forze della Legge. Dopo aver sgominato una rapina, l'indagine su un caso di possibile suicidio lo mette sulle tracce di Richard Cane, magnate della tecnologia che ha escogitato un piano criminoso per riportare l'umanità a uno stadio primordiale e ferino. Ma Cane non sa con chi ha a che fare.
 
Al di là di tutti i dubbi che ci fossero alla base dettati da un trailer assurdo e dal nostro vendicatore Liam Neeson a trasformarsi nella parodia di Frank Drebin Jr. Figlio di Leslie, devo ammettere che pur non amando il genere come commedia comica perlomeno funziona. Diciamo anche che fin da subito ha un ritmo esagerato puntando a gag continue senza a volte trovarne un filo narrativo coerente ma è pur vero che il genere può permetterselo soprattutto quando ironizza su un film che per molti è diventato un cult.
In sostanza sono 85 minuti - e la brevità aiuta - di gigantesca comfort zone, che ha pochissimo senso di esistere in assoluto nella storia del cinema, ma ha pieno diritto di cittadinanza nel particolare di un preciso target generazionale, bisognoso della consolazione nostalgica di un amarcord, seppur in tono minore