Titolo: Black Phone 2
Regia: Scott Derrickson
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5
North Denver, 1982. Qualche anno è
passato da quando Finney è stato il solo sopravvissuto a sfuggire
alle grinfie del feroce serial killer denominato il Rapace. La
vicenda lo ha però lasciato traumatizzato e cerca di attutirne i
postumi psicologici in qualsiasi modo, anche facendosi canne a
profusione. La sorella Gwen, che era stata cruciale nel riuscire a
salvarlo, è ancora più coinvolta: ha terribili visioni di bambini
sotto la superficie ghiacciata di un lago e, nei suoi incubi,
rispondendo a una chiamata, Gwen trova una connessione con un campo
invernale nel quale aveva lavorato l'ora defunta mamma negli anni '50
ed è infatti proprio sua madre che le parla apparentemente dal
passato. Per capire cosa ci sia dietro queste visioni, Gwen convince
il suo aspirante fidanzato Ernesto e Finney ad arruolarsi come
consulenti in formazione e a viaggiare sino ad Alpine Lake, il campo
tra le nevi, dove c'è una vecchia storia di bambini scomparsi e dove
emerge un oscuro collegamento con il Rapace, nonostante questi sia
morto da anni.
Scott Derrickson è un regista che
soprattutto nell'horror ci tiene a dire la sua forse grazie anche a
Ethan Hawke che sembra diventato il suo attore feticcio per quanto
insieme a lui il legame sia evidente in termini di resa e profondità.
Black Phone 2 è il sequel che nessuno chiedeva ma che nonostante
tutto, contando anche le quasi due ore di durata, riesce a trovare
una destinazione e diversi punti di vista sotto cui analizzarlo tra
cui sicuramente l'atmosfera, l'agorafobia, tutta quella neve, i
silenzi che aprono scenari in cui il Rapace comincia a entrare nella
psiche dei personaggi e il concetto di trauma. Tutti questi aspetti
vengono messi in scena, mostrati ed elaborati con il conta gocce mano
a mano che si dipana la storia. Il campo tra le nevi è la location
perfetta, lo scenario adatto dove far scattare tutte le paure e
paranoie dei protagonisti oltre a mettere di fronte a loro i traumi
del passato che volenti o nolenti non hanno ancora superato e nemmeno
iniziato ad analizzare.
Se una lunga parte, forse troppo lunga,
è a un certo punto dedicata esplicitamente a scopi puramente
espositivi (di fatti e anche di psicologie) e il film in questo modo
perde un po' di presa emotiva sullo spettatore, va detto che, prima e
dopo, Derrickson riesce a trovare, anche e soprattutto sotto il
profilo strettamente visuale, il modo di colpire con efficacia e
abilità, generando tensione attraverso sequenze di grande forza
espressiva e di notevole raffinatezza estetica, in un confronto tra
Bene e Male che non risparmia niente e nessuno e presenta anche
inconsueti, per questi anni, risvolti mistici e religiosi.