L'aitante pittore James, sfiorando l'incidente su una provinciale panoramica, incontra Mary al belvedere di Silent Hill. L'accompagna in città e sboccia subito l'amore. La trama, però, si svolge su due piani: il protagonista, in realtà, sogna un dolce passato perduto. Il presente è alcolismo, risse e perdizione, lontano dall'amata. Fin quando, durante l'ennesima notte da sbronzo, rinviene una lettera in cui Mary gli chiede di tornare da lei. James si fionda a Silent Hill, città fantasma spazzata da nebbia e cenere, infestata da blatte, manichini femminili senza occhi né braccia e altre creature inquietanti. Affrontando ogni sorta di mostri e cercando di ricomporre il puzzle della sua vita con Mary, farà di tutto per non precipitare nella follia e ricongiungersi a lei.
Dispiace e nemmeno poco per quest’altra occasione sprecata. Per ora si salva solo il primo bel capitolo. Peccato perchè ancora una volta l’ambientazione e l’atmosfera non erano davvero male.
Come soprattutto non è male ma rimane ben impressa Hannah Emily Anderson. Il problema è la storia quando cerca di inserirsi su più piani narrativi e farli incastrare e funzionare.
La parte sulla storia di Silent Hill non era nemmeno male ma la sotto storia sul padre di Mary, il fondatore, e il rituale degli abitanti e la creatura che deve sorgere è confusa e quando ci arriviamo con James non si capisce molto e a tratti viene veramente montata male.
Così come il ruolo della bambina e del feto. La parte poi di James nella realtà con la psicoanalista e i suoi deliri è imbarazzante.
Rimangono alcuni scorci come quando dalla fiaba da sogno arrivano quei nuvoloni che ti fanno capire come sta per andare tutto in merda. E non a caso inizia quando James per amore decide di trasferirsi a Silent Hill
