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venerdì 24 luglio 2026

Passengers


Titolo: Passengers
Regia: Andre Ovredal
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Dopo aver assistito a un raccapricciante incidente sull'autostrada, una giovane coppia riparte convinta di essersi lasciata tutto alle spalle. Ma qualcosa è salito a bordo con loro. Una presenza demoniaca, si annida nell'ombra, silenziosa e inesorabile. Non si fermerà finché non li avrà presi entrambi, trasformando il loro viaggio on the road in una discesa senza ritorno nell'incubo.

Passengers in una ricca annata horror è un peccato che non riesca ad andare a fondo come hanno provato altri suoi coetanei in parte riuscendoci. Dimostra un coraggio iniziale che poi piano piano va scemando soprattutto nel secondo tempo quando al monaco infernale viene dato troppo peso palesandolo più del dovuto per finire in un climax disastroso e parlo della chiesetta nascosta dove avverrà lo scontro finale davvero pessimo e ingiusto nei confronti di quanto il film aveva cercato di creare nel primo atto con una bella atmosfera. L'idea del road movie, del folkore, di questa leggenda del demone che maledice i viaggiatori erano punti decisamente d'interesse ma sfruttati male.
Andre Ovredal è un regista di cui ho un'enorme stima e che ha saputo dimostrare più volte il suo talento soprattutto con progetti particolari come era stato a suo tempo TROLL HUNTER. Passengers non è un film da bocciare a priori ma è un film scritto di fretta dove tutta la bella struttura narrativa e archetipica creata nel primo atto con questo camper che scopre territori inesplorati e sembra entrare in un mood orrorifico prendendo la piega e sterzando verso l'action più frenetico soprattutto da quando i nostri due fanno l'ingresso presso il circolo dei camperisti.
Anche l'allusione religiosa a San Cristoforo, protettore dei viaggiatori, che durante il cammino di Santiago abbia conosciuto questo monaco che in realtà era un demone diventandone la sua antitesi poteva e andava un minimo spiegata meglio

Long Walk


Titolo: Long Walk
Regia: Francis Lawrence
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

In un futuro alternativo, gli Stati Uniti sono una dittatura autoritaria e soffrono di una gravissima depressione economica. Per molti cittadini il solo modo di guadagnare è partecipare all'annuale "lunga marcia" organizzata dal Maggiore, un potente militare che controlla squadracce di soldati al suo servizio. La regola è una sola: si cammina per 300 miglia senza mai fermarsi. Chi rallenta, si ferma o si attarda viene semplicemente ucciso sul posto. E solo uno resterà vivo. Tra i cento giovani partecipanti c'è Ray, che ha visto il padre ucciso dal Maggiore e vuole per sé e per la madre un futuro migliore e più giusto. Lungo il cammino Ray stringerà rapporti d'amicizia e vedrà andare in crisi le sue convinzioni. Chi sopravviverà?

Long Walk è una corsa al massacro disperata e cinica. Lucida nel suo essere una presa di visione da parte di chi ci partecipa e che sa benissimo quale sarà il suo destino e quasi certamente la sua fine. Eppure riusciamo a provare empatia per tutti i personaggi anche i più stronzi perchè sappiamo già quale sarà il loro destino.
Long Walk non si ferma mai, non può permettersi di rallentare e lo sappiamo bene dagli avvisi che ci vengono dati dall'esercito che sotto scorta porta i nostri disperati in giro per gli stati del paese mostrando questi errori quasi spogli come se l'umanità si fosse rassegnata e avesse smesso di vivere.
Il romanzo era adorabile ma il film a tratti l'ho trovato ancora più spaventoso dando vita a quei personaggi descritti e vederli così alle strette dove la paura diventa una condizione opprimente.
E' un film politico, drammatico, un horror urbano se vogliamo o meglio un racconto distopico di resistenza al potere autoritario. Alcune morti sono davvero spaventose nella loro drammaticità così come vedere i volti disperati dei nostri ragazzi che piangono sperando di ottenere una chance di salvezza quando invece il governo sembra proprio godere di poter punire questa sorta di debolezza

sabato 18 luglio 2026

Mummia (2026)


Titolo: Mummia (2026)
Regia: Lee Cronin
Paese: Usa
Anno: 2026
Giudizio: 4/5

La famiglia di Charlie Cannon, corrispondente per un canale di news americano, si trova in Egitto per esigenze di lavoro, insieme alla moglie Larissa e ai figli Katie e Sebastian. Distratto da una chiamata importante, Charlie non si rende conto che Katie è stata avvicinata da una misteriosa figura velata, che prima la persuade e poi rapisce la bambina. Otto anni dopo arriva la più insperata delle notizie: Katie è stata ritrovata viva, all'interno di un sarcofago. Irriconoscibile nell'aspetto e nel comportamento, viene riaccolta in famiglia, ma ben presto avvengono strani incidenti.

La Mummia di Lee Cronin è forse uno dei film più disgustosi in senso buono per gli amanti dell'horror degli ultimi anni. Un film che mi aspettavo sotto tono e banale quando invece porta e sviscera diverse tematiche tra cui i rituali sui bambini, il sacrificio, la tortura, il tormento e infine la disperazione e la vendetta. Un film dove forse proprio lo spunto narrativo è stato quello più originale distaccandosi in maniera netta da tutti i film finora proposti sul genere e sulla figura della Mummia, perchè a parte il titolo in realtà il film parla di tutt'altro. Mi ha colpito e lo ha fatto in maniera dura su questa vhs che a differenza di molti altri film farà paura sul serio più di quello che in realtà Katie mostrerà e metterà in atto una volta tornata nella propria casa. Il disgusto nasce soprattutto nel come viene inscenato il body horror con scene a tratti portate ai massimi eccessi e dimostrando ancora una volta come il talento di Cronin e una storia che soprattutto nella prima parte regala il suo massimo narrativo diventa uno dei fattori più sorprendenti per un film che ho paura possa non piacere alla maggior parte del pubblico che magari si aspettavano tutt'altro film e storia ma quando invece per fortuna è stato tirato fuori dal cilindro un misto che sembra strizzare l'occhio a Raimi e Friedkin con l'aggiunta di Alvarez

God told to me


Titolo: God told to me
Regia: Larry Cohen
Anno: 1977
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Un investigatore viene incaricato di indagare su una serie di omicidi apparentemente senza validi moventi, compiuti da normali cittadini residenti a New York, che giustificano i loro crimini con la frase: "Dio mi ha detto di farlo"...
 
Opera seconda dell'autore, possiamo definirlo uno strano ibrido tra poliziesco, horror urbano e scifi distorta e allucinata con uno strano braccio di ferro tra fede e violenza unito a strane divinità che appaiono soltanto a chi è in grado di vederle e recepirle. Con uno inizio macabro e potentissimo, le uccisioni ad opera del pazzo che spara dal grattacielo a ignari e innocenti cittadini fino a quella tragedia accomunata appunto al mandante, ovvero Dio che appare come una specie di angelo distorto che apre a scenari apocalittici in quel finale meraviglioso
Larry Cohen prende ispirazione dalla Bibbia (dove la violenza è una costante) ma anche dal volume Chariots Of The Gods, un libro del 1968 scritto da Erich Von Däniken nel quale si parla dell’inscindibile rapporto tra una civiltà extraterrestre e lo sviluppo della tecnologia umana. Rimescolando tutte queste carte con una certa dimestichezza, il regista riesce a modellare a suo piacimento questa creatura alquanto particolare all’interno della cinematografia di genere del periodo.


Ti uccideranno


Titolo: Ti uccideranno
Regia: Kirill Sokorov
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Una giovane donna accetta un lavoro come domestica in un elegante grattacielo di New York senza sapere che quell'edificio nasconde un passato e un presente inquietante fatto di inspiegabili sparizioni. Appena entrata in quella comunità, riservata e silenziosa, percepisce subito un'atmosfera carica di segreti, come se tutti sapessero qualcosa che nessuno vuole rivelare. Col passare dei giorni, scopre che il grattacielo è legato a una misteriosa setta satanica che opera nell'ombra da anni. Intrappolata in un luogo che si trasforma lentamente ma inesorabilmente in un incubo, la donna dovrà affrontare l'oscuro potere che domina quell'edificio per salvarsi
 
Ti uccideranno è un film horror d'azione tamarro e ignorante che riesce a fare il suo mettendo da parte inutili spiegazioni ma puntando tutto su una sorta di revenge movie che mischia tanto la location da CONTINENTAL, JOHN WICK e tanto altro per le scene d'azione formidabili e per aver mischiato tutto in campo esoterico con la matrice di stampo satanista dove però non si prende mai sul serio. Cadono teste, i cattivi per una sorta di patto con Satana non possono morire, il leader è rinchiuso in una stanza segreta con la testa di porco. E poi c'è lei, la giovane Asia che ancora non ha trovato un luogo sicuro nel mondo e sembrerebbe volerlo fare proprio nel grattacielo se non fosse che in realtà l'obbiettivo è ben altro ma non voglio fare spoiler. Scoprirà fin da subito di come all'interno succedano cose orrende e assurde e la testa di porco per continuare a mandare avanti la maledizione esige un tributo. La trama è ridotta all'osso e quando prova a inserire una sotto trama ne esce qualcosa di ridicolo (tutta la vicenda tra Lily e Ray) ma il film è divertimento puro con tantissimo sangue e scene splatter

Supergirl (2026)


Titolo: Supergirl (2026)
Regia: Craig Gillespie
Paese: Usa
Anno: 2026
Giudizio: 3/5

Su un pianeta illuminato da un sole rosso, Kara Zor El festeggia il proprio compleanno ubriacandosi durante un lungo pub crawl. La sua vacanza alcolica viene però interrotta da Ruthye, una ragazzina del posto in cerca di mercenari che l'aiutino a vendicarsi della banda guidata da Krem delle Colline Gialle. Krem ha ucciso i suoi genitori per impossessarsi delle spade di eccezionale fattura forgiate dal padre della giovane. Kara è in realtà Supergirl, profuga kryptoniana dotata degli stessi poteri di suo cugino Superman, ma in quel sistema solare le sue capacità sono drasticamente ridotte dal sole rosso. Nonostante ciò, non può restare a guardare mentre Ruthye viene maltrattata dai mercenari. E quando Krem, in cerca di una nave per fuggire dal pianeta, ruba proprio quella di Kara, l'alleanza tra la ragazza e Supergirl diventa inevitabile.

Supergirl non è come suo cugino. E soprattutto non vuole esserlo. Vuole discostarsi dall'ideale dell'eroina amata e acclamata dal suo popolo. E' una specie di emarginata che ama starsene spaparanzata davanti al sole giallo dell'universo in compagnia del suo cane. Ama la solitudine, i bar peggiori delle Caracas dell'universo e poi ama prendersi delle belle sbronze.
In tutto questo mantiene comunque un suo codice personale per cui se vede una ragazzina in difficoltà non può esimersi dall'aiutarla ma non per etica quanto per avere una sorta di coscienza a posto e basta così. I pianeti sono pieni di gente balorda e corrotta piuttosto che fichetta e vivace. Certo i predoni potevano essere caratterizzati meglio e Matthias Schoenaerts era un attore e un performer per cui il villain poteva essere caratterizzato meglio. Idem per lo stesso Lobo appena abbozzato e ben meno cattivo di quanto siamo abituati a leggere nelle sue storie. Alla fine Supergirl che non è una donna fatta e finita come Wonder Woman, ma una ragazzina, sa imporsi e soltanto nel terzo atto opta per una vendetta che si discosta dalla verve solita con cui i super eroi decidono il destino dei loro nemici.

Fight of Flight


Titolo: Fight of Flight
Regia: James Madigan
Anno: 2024
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Un mercenario si assume l'incarico di rintracciare un bersaglio su un aereo, ma deve proteggerlo quando entrambi sono circondati da persone che cercano di ucciderli entrambi.
 
Senza i serpenti nell'aereo o deviazioni su quanto l'action airplanes abbia avuto il suo da dire nel cinema, qui Madigan mestierante non alle prime armi si prodiga di fatto portando Josh Hartnett che ultimamente sta dimostrando di voler continuare a fare l'attore, facendolo bene, in un filmetto ignorante e scanzonato nonchè scazzottato in puro stile B-movie che mescola violenza e commedia senza troppi preconcetti con una storia che non sembra mai prendersi sul serio e finendo per diventare quanto di più assurdo e leggero si potesse pensare. Perchè questa action comedy almeno fa quello che deve ovvero intrattenere di botte e diventando violentissimo per praticamente tutta la sua durata senza stare a inserire sotto trame o capitoli che non sembrano interessare a nessuno. Fight "on" flight non a caso dai produttori di John Wick non poteva fare altro dal momento che il film non accetta mai di puntare tutto su un aspetto frenetico e dinamico, cercando di far diventare ogni singolo accessorio del mezzo un'arma o uno spunto per sfruttare al massimo l'ambientazione e su questo devo ammettere che si sono sbizzarriti cercando di renderlo ironico e con una profusione di violenza a tratti inaspettata. Un film facilone e prevedibile con il solo scopo di divertire e intrattenere e qui bisogna però dare i meriti a un Hartnett rinato che dopo anni messo in sordina sta scegliendo e preferendo ruoli inaspettati che conferiscono il talento che merita


Deep Water (2026)


Titolo: Deep Water (2026)
Regia: Renny Harlin
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Un gruppo di passeggeri internazionali in rotta da Los Angeles a Shanghai è costretto a un atterraggio di emergenza in acque infestate dagli squali. Ora devono collaborare nella speranza di superare la furia degli squali attratti dal relitto.

Deep Water pensavo fosse un b movie nel multiverso degli shark movie quando invece è un drammone solo a tratti indigesto ma con diversi elementi perlomeno non così telefonati e scontati come ci si poteva credere.
Perchè in fondo di personaggi che forse non ti aspetti che muoiano c'è ne sono più di uno. E ognuno di loro sembra dover pagare una sorta di contrappasso per quello che ha fatto e per le colpe che si porta dietro (banalmente i due genitori che decidono di andare a farsi una sveltina in bagno lasciando scoperti i loro figli).
Deep Water parla di come di fronte ad alcune tragedie la gente scelga se fare schifo per puro egoismo o dimostrare di possedere dei valori dimostrando un minimo di empatia e senso di civiltà per il prossimo.
Ci sono alcuni momenti davvero assurdi come quando lo squalo prende al volo un soccorritore facendo crollare un elicottero d'emergenza o di quanto si potesse spendere un minimo di più per gli effetti in cg degli squali senza magari dover chiamare Aaron Eckart o Ben Kingsley che sinceramente non avevano tutti questi perchè all'interno del film.

In the Grey


Titolo: In the Grey
Regia: Guy Ritchie
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Bronco, Sid e Sophia sono i principali membri dello staff di una squadra speciale d'élite, organizzatissima e molto esperta a muoversi nell'ombra nella 'zona grigia' tra la moralità e l'immoralità, la legalità e l'illegalità, il potere e il denaro e la violenza. Quando Salazar, uno spietato despota, si impossessa di un miliardo di dollari, il team guidato da Sophia, chiamata "la Mamma", entra in azione con una missione che si presenta, sin dal primo momento, quasi impossibile.
Per portarla a termine con successo non deve sbagliare nulla. Gli agenti devono così affidarsi al loro sangue freddo, alla capacità di infiltrarsi senza farsi scoprire e di usare al meglio le armi e gli esplosivi ad alto potenziale. Ma l'operazione si complica subito e si trasforma in una guerra senza esclusione di colpi con inganni, doppi giochi e tradimenti. Salazar si dimostra un nemico molto difficile da sconfiggere e quando la vita di uno di loro è in serio pericolo, quello che conta è la lotta per la sopravvivenza e ogni errore può essere fatale.

Guy Ritchie forse lavora troppo. L'impressione si evince su alcuni lavori che non sembrano rispecchiarlo a dovere.
Gli esempi sono tanti e questo film è un prodotto acerbo e grigio, spoglio di qualsiasi tipo di personalità nonostante la coppiata da buddy movie che poteva sicuramente incidere di più. Se da un lato ci prova Jake Gyllenhaal dall'altra parte c'è un costipato Henry Cavill che non sembra accendersi mai risultando quasi la controfigura di se stesso.
Lo stesso vale per Eiza Gonzales che recita sempre la stessa parte in quasi tutti i film anche se qui almeno aveva un ruolo decisamente più importante. Rispetto ad altri film d'azione roboanti degli ultimi anni questo è decisamente irrisolto e fine a se stesso con scene d'azione interessanti ma con una storia che non sembra volerci mai credere.
Per essere un film di Ritchie poteva almeno concedersi più ironia e qualche sotto storia, un minimo di colpi di scena quando invece sembra mancare proprio tutto

mercoledì 1 aprile 2026

Hitcher-Lunga strada della paura


Titolo: Hitcher-Lunga strada della paura
Regia: Robert Harmon
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Jim Halsey dà un passaggio ad un autostoppista di notte. John Ryder (the Hitcher, che significa l'autostoppista) è in realtà un maniaco assassino, già ricercato. Inizia per il ragazzo un incubo, una storia allucinante in cui Ryder lo perseguita, quasi fosse una forza del male. Senza tregua The Hitcher incalza, sempre alle calcagna del ragazzo anche quando questi crede di essersene sbarazzato. Jim finisce perfino in prigione, scambiato per il suo inseguitore. Ma alla fine Jim avrà la meglio. Vicenda mozzafiato con mirabile interpretazione di Hauer.
 
Harmon aveva tutte le carte in regola dopo questo mezzo capolavoro di fare una carriera sontuosa.
Peccato che non è stato così. Film indegni soprattutto contando che negli ultimi anni collaborava solo con Tom Selleck e penso di aver detto tutto.
Hitcher ha una trama e una struttura piuttosto semplice ma sono i dettagli e alcune scelte di scene a fare la differenza e renderlo ancora ad oggi un film monumentale che andrebbe studiato, che andrebbe analizzato, dove aldilà del cast e di un Rutger Hauer in stato di grazia, in molti diranno vabbè ma a fare il pazzo cosa ci vuole. Sono le stereotipie che il film pretenziosamente e potendoselo permettere decide di mettere da parte scegliendo invece dei colpi di scena e un climax magnifico. Quello che succede a Nash, la macchina con l'allegra famigliola che decide di dare un passaggio a John, il poliziotto e le sue intuizioni. Ma è forse la strada, questa sorta di deserto che non sembra mai finire e un incubo pensato per quasi tutto il tempo sotto il sole ad aver alzato l'asticella rendendolo indimenticabile a distanza di molti anni.

Anemone


Titolo: Anemone
Regia: Ronan Day-Lewis
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Sheffield, Inghilterra. Jem vive con la compagna Nessa e con il figlio di lei, l'adolescente Brian. Da qualche tempo il ragazzo è confuso e arrabbiato e ha quasi massacrato di botte un coetaneo. Per questo Jem parte in sella alla sua moto e s'immerge nella boscaglia. Con sé ha solo una parola d'ordine, delle coordinate geografiche e l'obiettivo di riportare a casa suo fratello Ray, che si è auto esiliato da anni dalla famiglia e dalla società, perché Brian adesso ha bisogno di lui.
 
Daniel Day Lewis attore straordinario di cui non c'è bisogno di aggiungere altro è tornato.
Sembra assurdo ma si è messo in gioco per recitare nel primo film di suo figlio per raccontare una storia dove deve ricongiungersi con un figlio che non vede da troppi anni. La storia è interessante, lo svolgimento ancora di più e la location, a tratti suggestiva, compie il miracolo. Anemone è un film complesso, lento dilatato e minimale che descrive l'analisi di un rapporto fraterno e che cosa ha portato Ray all'isolamento spontaneo in mezzo ai boschi.
Ronan Day-Lewis, al suo debutto nel lungometraggio, l'ha scritta insieme a suo padre, Daniel Day-Lewis, il quale ha accettato di tornare sul set, dopo sette anni di distanza e l'annuncio di un possibile addio definitivo alle scene, per interpretare Ray Stoker, co-protagonista ma in realtà interprete assoluto di questo dramma ambizioso e plumbeo, che torna su un capitolo nero della storia del Regno Unito. Con dei tratti a volte onirici, Anemone è un film intimista e profondamente personale dove la recitazione e i personaggi sembrano tutti dipendere dalle reazioni di Ray.
Anemone (titolo che ha anch'esso a che fare con una sorta di maledizione che passa di padre in figlio e con il gusto eccessivo del film per il simbolismo)

Eddington


Titolo: Eddington
Regia: Ari Aster
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

2020, New Mexico. La rivalità tra lo sceriffo di Eddington Joe Cross e il sindaco Ted Garcia si fa sempre più accesa. Tra gelosie legate a una precedente relazione tra Ted e la moglie di Joe, Louise, e contrapposizioni legate alla pandemia da Covid-19, ogni occasione è propizia per un contrasto tra i due. Joe si candida a sindaco per le prossime elezioni contro Ted: quando alle restrizioni della pandemia si aggiungono le tensioni verso la polizia dovute a Black Lives Matter, la situazione degenera e la scintilla potrebbe dar vita a un incendio.
 
Devo dire una cosa ad Ari Aster. Sei un regista coraggioso perchè formandoti nell'horror, o meglio nel folk horror, sei riuscito a staccarti da questa etichetta tornando alle tue origini come il cortometraggio Strange Thing About The Johnsons tornando più sul grottesco di satira politica. Incisiva certo, dura e spietata 
Eddington è il film che assolutamente nessuno si aspettava dopo l'incredibile Beau ha paura che ancora adesso lo annovero tra uno dei film che mi ha fatto più ridere in vita mia (almeno la prima parte). Eddington come il precedente è di nuovo un film divisivo, complesso, che trae forma da eventi reali portandoli al paradosso e facendo esplodere nelle tensioni rivali una piccola cittadina dove tutti sembrano conoscersi e andare d'accordo ma basta una pandemia per spezzare tutti i legami. Il film punta fin da subito al racconto di un rapporto tra due scuole diverse della politica americana post moderna, quello tra Joe e Ted, diviene contrasto tra due modi di pensare e di vivere l'esistenza rappresentativi della polarizzazione in corso negli Stati Uniti d'America: da una parte il positivismo finto-progressista di chi crede nel politicamente corretto e ha una fiducia cieca nella tecnologia - Ted - e dall'altra il tradizionalismo e lo scetticismo di uno sceriffo di provincia, a cui gli eventi sembrano piovere addosso. Il dualismo da western tra i due viene arricchito e disturbato da una congerie di personaggi a corollario e dal bombardamento di eventi concomitanti, ideali per aumentare la tensione nella tranquilla Eddington. Conosciamo in questo road trip di Joe un sacco di personaggi pazzeschi e controversi per arrivare ad un finale che sembra la stessa rivalsa che colpisce il protagonista dopo tutto ciò che ha sempre voluto rappresentare

Sisu-Road to revenge


Titolo: Sisu-Road to revenge
Regia: Jalmari Helander
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Tornato nella casa dove la sua famiglia è stata brutalmente assassinata, "l'uomo che rifiuta di morire" la smantella, la carica su un camion ed è determinato a ricostruirla in un luogo sicuro in loro onore. Quando il comandante dell'Armata Rossa che ha ucciso la sua famiglia torna deciso a portare a termine il lavoro, ha inizio una lotta all'ultimo sangue.
 
Sisu l'immortale a suo modo pur trattando uno stereotipo che piace tanto nel genere ovvero il revenge a danno dei nazisti Sisu, parlava di come la Finlandia, paese di cui sappiamo poco in tutti i sensi anche nel cinema, aveva dalla sua un omino in grado di sbaragliare truppe intere con metodi e strumenti assolutamente grezzi e innovativi. Qui il succo è simile ma anzichè i nazisti sono i russi e Korpi in fondo vorrebbe solo poter smontare la sua piccola casa in mezzo alle lande finlandesi e ricostruirla in un luogo più tranquillo senza dare nell'occhio dal momento che a parte la compagnia del suo cane è proprio solo come un cane perchè la sua famiglia è stata trucidata.
Ma come vi chiederete? Nel peggiore dei modi perchè in una scena quasi splatter, il nemico, il generale russo Igor Draganov, spiega proprio al nostro protagonista come gli abbia massacrati nel modo peggiore che possiate pensare.
Road to revenge è un sequel esplosivo che trasforma la brutalità in arte visiva, unendo vendetta, ironia e mitologia finlandese con ritmo millimetrico che punta all'assurdità praticamente da subito riuscendo ad intrattenere molto bene ma facendolo spesso e volentieri in maniera volutamente esagerata

Queens of the dead


Titolo: Queens of the dead
Regia: Tina Romero
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Hanno tacchi altissimi, abiti scollati, dorati o di raso bianco o coloratissimi, tanti lustrini, i capelli cotonati e arricciati e il volto perfettamente truccato: sono le drag queen che, scritturate da Dre, si esibiscono in un capannone di Brooklyn la notte in cui dilaga in città un'epidemia di zombie. E con loro lesbiche, gay, transgender, party girls e gruppi di ragazzi, bianchi, black, latini e orientali tutti uniti a contrastare i traballanti non morti. Che, a loro volta, non sono cattivi, ma solo affamati.

Tina Romero gira un film di zombie con le drag queen ed è pensate un pò bene la figlia di George Romero. E riporta al cinema gli zombie lenti e ignoranti di suo padre. Quelli che non cercano trame contorte, corrono, si ritrasformano, prendono coscienza o vie del genere ma semplicemente sono figli di un epidemia e sono delle caricature finendo per essere anche a tratti comici.
Il film Lgbt è una provocazione ironica politicamente scorretta che parla di diseguaglianze sociali, crisi identitarie e spirito libero. Bisogna credere in quello che si vuol essere sembra la log line del film. E’ divertente, ironico, grottesco per alcuni aspetti splatter e pieno di prove attoriali deliziose.
E’ una commedia horror volutamente e dichiaratamente provocatoria che riesce se non altro a uscire dai soliti clichè almeno per quanto concerne la galleria di personaggi e tematiche coinvolte.
C’è soprattutto la battaglia finale da vero survivor dove le nostre paladine si armano con quello che riescono a trovare in un capannone per le feste a tema.

Rip-Soldi sporchi


Titolo: Rip-Soldi sporchi
Regia: Joe Carnahan
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Quando una detective della polizia di Miami viene brutalmente uccisa da due aggressori, il suo reparto, specializzato in operazioni di sequestro di denaro illecito, viene messo sotto pressione dai federali. Questa porta immediatamente a uno scontro tra un agente FBI e suo fratello maggiore, il sergente JD Byrne, che è invece uno dei poliziotti interrogati sul caso. La detective caduta in azione ha però mandato un messaggio al tenente Dane Dumars, un uomo rimasto solo dopo la morte del figlio di soli dieci anni per un tumore.

Rip sembra scritto da Nolan o meglio da suo fratello. E’ un poliziesco, un heist movie, un thriller dove però il mistero si nasconde dietro altre complesse sotto trame. Dove ognuno non è mai quello che sembra e dove alla fine nello spiegone finale nel mezzo corazzato sembra tutto di una complessità così difficile da essere romanzata che ti chiedi in alcuni twist svelati se il tutto possa avere davvero senso per come cerca in alcuni momenti di complicarsi le cose da solo cercando una sorta di sovra complessità di cui sinceramente nessuno ne sentiva il bisogno.
Rip è un bel dramma, costruito con una galleria di attori in ottima forma e quasi tutto concentrato in un’unica location. Da quando vengono trovati i soldi nella soffitta il film comincia ad accendersi in maniera tesa soprattutto lasciando intendere che sta per arrivare un pericolo serio e reale in grado di minare ogni certezza del reparto specializzato

Warfare-Tempo di guerra


Titolo: Warfare-Tempo di guerra
Regia: Alex Garland, Ray Mendoza
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Iraq, 2006. Un gruppo di Navy Seals statunitensi si rifugia in un'abitazione per studiare le prossime mosse: quando sorge il sospetto di un attacco imminente da parte di una banda armata, i soldati tentano una sortita, ma un'esplosione riduce in fin di vita due di loro.
 
Garland continua a stupire e a stupirci analizzando dopo la scifi che gli è riuscita più che bene il male legato al tessuto sociale delle faide americane come per Civil War dove invece in questo caso l'interesse suo e di Ray Mendoza, un ex Navy Seal che è stato consulente militare di Alex Garland per Civil War , si concentra su un singolo episodio di guerriglia urbana a Ramadi, avvalorato dalle memorie di Mendoza stesso.
Quasi interamente in un'unica location mostra l'assurdità del contesto stesso, senza cadere nei tranelli dei soliti clichè o stereotipi dei war-movie. Per i soldati catapultati in Iraq e per le famiglie irachene costrette ad ospitarli ed esporsi a ogni pericolo tutto appare irreale come il set di un videogioco. Si combatte un nemico senza volto, senza sostanzialmente conoscerne il motivo, in un luogo ignoto e ostile.

Wake up dead man-Knives Out


Titolo: Wake up dead man-Knives Out
Regia: Rian Johnson
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il Reverendo Jud Duplenticy, ex pugile che ha preso i voti dopo aver ucciso un uomo sul ring, viene mandato a fare da aiuto nella chiesa di Monsignor Jefferson Wicks. I due uomini di fede non vanno d'accordo fin dal principio: Wicks si rifiuta di sostituire la croce distrutta anni prima da sua madre Grace e in più tratta la parrocchia con fare autoritario, istigandola alla rabbia e alla paura. Duplenticy, che non ha messo da parte lo spirito combattivo, minaccia di farlo cacciare se non cambierà condotta. Quando Wicks muore in circostanze misteriose durante un sermone, il gruppo di fedeli che lo venera come una rock star punta immediatamente il dito contro il Reverendo Jud. Questo è proprio un caso per il detective Benoit Blanc.
 
Capita di rado che il terzo capitolo di una saga per fortuna sempre auto conclusiva riesca a diventare il migliore dei tre. Soprattutto quando gli altri due precedenti non sono stati affatto male.
Il capitolo più cinico ma anche più umanista della saga, un giallo impossibile a cui interessa soprattutto raccontare il modo in cui gli uomini reagiscono al caos dell’esistenza.
Wake Up Dead Man è forse il capitolo più oscuro e cinico della trilogia, eppure è anche quello più fisico, di carne e sangue, umanista, o che quantomeno l’uomo l’osserva, lo racconta, lo porta in primo piano, anche se si tratta di un uomo tremendo, impossibile da amare davvero. Se le tematiche sociali arricchivano i precedenti della saga, stavolta l'attualità è inserita con un tocco di pigrizia in più. Quello che sorprende è invece la sincerità con cui il film esplora il lato religioso, o addirittura spirituale, della vicenda. È impensabile che questo sia l'ultimo capitolo della saga di Knives Out; eppure il contratto di Rian Johnson con Netflix era di tre film, che ha consegnato nella forma del trittico di indagini di Benoit Blanc. Wake Up Dead Man è il più serio, moralmente complesso e profondo dei tre, ma anche il più visivamente raffinato. Dimostra come il regista abbia un completo controllo del materiale da cui attinge, idee sempre nuove su dove portare il suo protagonista e moltissimo da dire sul mondo di oggi. La sua disamina della fede e della religione passa per un assassinio bizzarro e molti personaggi buffi, una combinazione che funziona meglio di qualsiasi ragionevole aspettativa.

One Piece-Season 2


Titolo: One Piece-Season 2
Regia: AA,VV
Anno: 2026
Paese: Usa
Stagione: 2
Episodi: 8
Giudizio: 3/5

La seconda stagione del live-action di One Piece su Netflix segue la ciurma di Cappello di Paglia, guidata da Monkey D. Luffy, nell'ingresso nella pericolosa rotta marittima Grand Line. Il gruppo, dopo aver attraversato Loguetown, si scontra con la misteriosa organizzazione Baroque Works e accoglie la principessa Vivi, impegnandosi a salvare il regno di Alabasta dal perfido Crocodile. 
 
One Piece sembrava un live action impensabile da adattare e bisogna dare atto che rimane un progetto ambizioso e difficile per quanto sia lungo, per quanto sia difficile mettere in scena l'universo dell'autore e molti altri aspetti non meno importanti. Quando uscì la prima stagione eravamo tutti in allerta sul rischio mega trashata e quanto avrebbe potuto siglare una disfatta già dall'inizio. Così non fu anche se i problemi c'erano e nemmeno pochi e in tanti momenti si vedeva quanto la cg e il budget non fossero poi così tanto all'altezza. Per questa seconda stagione si è riusciti addirittura a migliorare per quanto sussistano problemi, alcuni personaggi sembrano dei veri e proprio cartoni animati con costumi e messa in scena discutibili. Però il cast è molto affiatato, nonostante si voli da un'isola all'altra a volte quasi senza soluzione di continuità (ma ripeto gli argomenti da narrare sono quasi infiniti) le scene d'azione cercano dalla loro di essere credibili grazie proprio alle prove fisiche è il talento del cast che c'è la mette tutta e poi vabbè...la parte pucciosa che narra il rapporto tra il dottor Hiriluk e Chopper è il momento più alto e commovente in assoluto. Basta da solo grazie anche al contributo della dottoressa Kureha

Black Phone 2


Titolo: Black Phone 2
Regia: Scott Derrickson
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

North Denver, 1982. Qualche anno è passato da quando Finney è stato il solo sopravvissuto a sfuggire alle grinfie del feroce serial killer denominato il Rapace. La vicenda lo ha però lasciato traumatizzato e cerca di attutirne i postumi psicologici in qualsiasi modo, anche facendosi canne a profusione. La sorella Gwen, che era stata cruciale nel riuscire a salvarlo, è ancora più coinvolta: ha terribili visioni di bambini sotto la superficie ghiacciata di un lago e, nei suoi incubi, rispondendo a una chiamata, Gwen trova una connessione con un campo invernale nel quale aveva lavorato l'ora defunta mamma negli anni '50 ed è infatti proprio sua madre che le parla apparentemente dal passato. Per capire cosa ci sia dietro queste visioni, Gwen convince il suo aspirante fidanzato Ernesto e Finney ad arruolarsi come consulenti in formazione e a viaggiare sino ad Alpine Lake, il campo tra le nevi, dove c'è una vecchia storia di bambini scomparsi e dove emerge un oscuro collegamento con il Rapace, nonostante questi sia morto da anni.
 
Scott Derrickson è un regista che soprattutto nell'horror ci tiene a dire la sua forse grazie anche a Ethan Hawke che sembra diventato il suo attore feticcio per quanto insieme a lui il legame sia evidente in termini di resa e profondità. Black Phone 2 è il sequel che nessuno chiedeva ma che nonostante tutto, contando anche le quasi due ore di durata, riesce a trovare una destinazione e diversi punti di vista sotto cui analizzarlo tra cui sicuramente l'atmosfera, l'agorafobia, tutta quella neve, i silenzi che aprono scenari in cui il Rapace comincia a entrare nella psiche dei personaggi e il concetto di trauma. Tutti questi aspetti vengono messi in scena, mostrati ed elaborati con il conta gocce mano a mano che si dipana la storia. Il campo tra le nevi è la location perfetta, lo scenario adatto dove far scattare tutte le paure e paranoie dei protagonisti oltre a mettere di fronte a loro i traumi del passato che volenti o nolenti non hanno ancora superato e nemmeno iniziato ad analizzare.
Se una lunga parte, forse troppo lunga, è a un certo punto dedicata esplicitamente a scopi puramente espositivi (di fatti e anche di psicologie) e il film in questo modo perde un po' di presa emotiva sullo spettatore, va detto che, prima e dopo, Derrickson riesce a trovare, anche e soprattutto sotto il profilo strettamente visuale, il modo di colpire con efficacia e abilità, generando tensione attraverso sequenze di grande forza espressiva e di notevole raffinatezza estetica, in un confronto tra Bene e Male che non risparmia niente e nessuno e presenta anche inconsueti, per questi anni, risvolti mistici e religiosi. 

Zootropolis 2


Titolo: Zootropolis 2
Regia: Byron Howard, Rich Moore, Jared Bush
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

I poliziotti alle prime armi, la coniglietta Judy Hopps e la volpe Nick Wilde si trovano sulle tracce di un grande mistero quando il serpente Gary De' Snake arriva a Zootropolis e mette sottosopra la metropoli animale. Per risolvere il caso, Judy e Nick devono andare sotto copertura in nuove e inaspettate aree della città, dove la loro continua collaborazione viene messa alla prova come mai prima d'ora.

Zootropolis 2 è un seguito perfetto di un film che quando uscì non solo vinse un oscar per la cg ma soprattutto convinse per la sua ironia, parodia, ritmo, narrazione, creatività e gag che semplicemente funzionano molto bene. E’ un sequel perfetto che forse riesce a fare ancora meglio del primo puntando su una storia complessa sulle diseguaglianze sociali e dove alla fine c’è un complotto politico pianificato dai piani alti. Ma sono i suoi personaggi a convincere maggiormente. I nuovi arrivi così come i nostri protagonisti, le location favolose dal castello iniziale alla palude in cui sono stati emarginati i serpenti. Zootropolis 2 è davvero uno dei prodotti e risultati più funzionali e divertenti di quest’anno tra i prodotti Disney per quanto concerne l’animazione. Sa divertire senza essere banale e questo è un merito che in pochi hanno