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mercoledì 1 aprile 2026

Rip-Soldi sporchi


Titolo: Rip-Soldi sporchi
Regia: Joe Carnahan
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Quando una detective della polizia di Miami viene brutalmente uccisa da due aggressori, il suo reparto, specializzato in operazioni di sequestro di denaro illecito, viene messo sotto pressione dai federali. Questa porta immediatamente a uno scontro tra un agente FBI e suo fratello maggiore, il sergente JD Byrne, che è invece uno dei poliziotti interrogati sul caso. La detective caduta in azione ha però mandato un messaggio al tenente Dane Dumars, un uomo rimasto solo dopo la morte del figlio di soli dieci anni per un tumore.

Rip sembra scritto da Nolan o meglio da suo fratello. E’ un poliziesco, un heist movie, un thriller dove però il mistero si nasconde dietro altre complesse sotto trame. Dove ognuno non è mai quello che sembra e dove alla fine nello spiegone finale nel mezzo corazzato sembra tutto di una complessità così difficile da essere romanzata che ti chiedi in alcuni twist svelati se il tutto possa avere davvero senso per come cerca in alcuni momenti di complicarsi le cose da solo cercando una sorta di sovra complessità di cui sinceramente nessuno ne sentiva il bisogno.
Rip è un bel dramma, costruito con una galleria di attori in ottima forma e quasi tutto concentrato in un’unica location. Da quando vengono trovati i soldi nella soffitta il film comincia ad accendersi in maniera tesa soprattutto lasciando intendere che sta per arrivare un pericolo serio e reale in grado di minare ogni certezza del reparto specializzato

One Piece-Season 2


Titolo: One Piece-Season 2
Regia: AA,VV
Anno: 2026
Paese: Usa
Stagione: 2
Episodi: 8
Giudizio: 3/5

La seconda stagione del live-action di One Piece su Netflix segue la ciurma di Cappello di Paglia, guidata da Monkey D. Luffy, nell'ingresso nella pericolosa rotta marittima Grand Line. Il gruppo, dopo aver attraversato Loguetown, si scontra con la misteriosa organizzazione Baroque Works e accoglie la principessa Vivi, impegnandosi a salvare il regno di Alabasta dal perfido Crocodile. 
 
One Piece sembrava un live action impensabile da adattare e bisogna dare atto che rimane un progetto ambizioso e difficile per quanto sia lungo, per quanto sia difficile mettere in scena l'universo dell'autore e molti altri aspetti non meno importanti. Quando uscì la prima stagione eravamo tutti in allerta sul rischio mega trashata e quanto avrebbe potuto siglare una disfatta già dall'inizio. Così non fu anche se i problemi c'erano e nemmeno pochi e in tanti momenti si vedeva quanto la cg e il budget non fossero poi così tanto all'altezza. Per questa seconda stagione si è riusciti addirittura a migliorare per quanto sussistano problemi, alcuni personaggi sembrano dei veri e proprio cartoni animati con costumi e messa in scena discutibili. Però il cast è molto affiatato, nonostante si voli da un'isola all'altra a volte quasi senza soluzione di continuità (ma ripeto gli argomenti da narrare sono quasi infiniti) le scene d'azione cercano dalla loro di essere credibili grazie proprio alle prove fisiche è il talento del cast che c'è la mette tutta e poi vabbè...la parte pucciosa che narra il rapporto tra il dottor Hiriluk e Chopper è il momento più alto e commovente in assoluto. Basta da solo grazie anche al contributo della dottoressa Kureha

28 anni dopo-Tempio delle ossa


Titolo: 28 anni dopo-Tempio delle ossa
Regia: Nia DaCosta
Anno: 2026
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 3/5

Il dottor Kelson si trova coinvolto in una relazione sconvolgente, con conseguenze capaci di cambiare il destino del mondo, mentre l'incontro di Spike con Jimmy Crystal si trasforma in un incubo senza via di scampo. In questo scenario, gli infetti non rappresentano più la principale minaccia alla sopravvivenza: è la disumanità dei sopravvissuti a rivelarsi l'aspetto più inquietante e terrificante.

Sequel di un trittico che esplora maggiormente il mondo post apocalittico del celebre film di Danny Boyle. C’è da dire che nonostante tanti temi ormai nel sotto genere dell’horror legato a questi nuovi prototipi di zombie più veloci e famelici, quando sembrava ormai aver detto quasi tutto uscendosene però con un interessante confronto tra il personaggio di Kelson e Sansone dove quest’ultimo sembra prendere parte ad una nuova fase, la categoria Alpha, in cui cerca di ritrovare la sua umanità e dignità da infetto molto più forte e intelligente rispetto gli altri. Elemento invece che sembra perdersi della disumanità riportata prima dei sopravvissuti e affidata ad un loro leader carismatico religioso figlio di traumi irrisolti e nella sua ricerca di un dio caprino che di fatto dovrebbe essere il male rivelato a cui il gruppo vorrebbe obbedire.
Ci sono tanti elementi, tanta tortura, alcuni personaggi sembrano messi da parte, nel finale ritroviamo il nostro primo grande protagonista e il fil rouge per l’ultimo capitolo. C’è un ballo finale, una specie di rituale intorno al fuoco in chiave post moderna che poteva essere fatto meglio così come alcuni dialoghi veramente ridotti all’osso. Ralph Fiennes continua a dimostrare di essere un mostro di bravura mettendo nella galleria un dottot Kelson di una spontaneità e naturalezza incredibile, sicuramente il personaggio e l’elemento migliore finora di tutta la trilogia

Fratelli demolitori


Titolo: Fratelli demolitori
Regia: Angel Manuel Soto
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Due fratellastri che non si parlano da anni, Jonny e James, sono costretti a riunirsi dopo la misteriosa morte del padre. Mentre cercano di scoprire la verità, riaffiorano segreti sepolti e la lealtà viene messa a dura prova, svelando una cospirazione che potrebbe distruggere la loro famiglia. Insieme, sono pronti a demolire qualsiasi cosa si metta sulla loro strada

Il buddy cops era una peculiarità degli anni ‘90, la maggior parte dei film di successo vennero infatti siglati in quegli anni creando coppiate storiche e famose. Qui sembra più un fan service per portare due beniamini ad un confronto quando probabilmente l’esperimento andava fatto prima perchè è chiaro come entrambi gli attori recitino svogliati. O meglio Jason penso che da bravo tamarro possa divertirsi e nemmeno poco con questi ruoli fuori dalle righe cuciti ad hoc per lui. Diverso Dave Bautista che ormai da qualche anno abbraccia ruoli anche più drammatici e profondi e forse qui si sentiva un pesce fuor d’acqua se non per un compenso faraonico.
Wrecking Crew è il classico esempio di confort zone dell’intrattenimento senza però farti ricordare nulla. Ha tutto l’essenziale, combattimenti, inseguimenti, sparatorie, momenti tristi e melodrammatici in cui i fratelli prima si picchiano e poi cercano di fare pace, però sembra proprio un figlio d’altri tempi in un momento sbagliato dove non si riesce a sfruttare un piccolo potenziale che almeno sulla simpatia dei due protagonisti poteva e doveva costruire qualcosa di più

Missione Shelter


Titolo: Missione Shelter
Regia: Ric Roman Waugh
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Michael Mason si è ritirato dal mondo. Solo come un cane e con un cane, vive su un'isola scozzese, all'ombra di un faro e di un passato che immancabilmente ritorna. Dopo aver salvato dal naufragio la nipote del marinaio che ogni settimana gli consegna i viveri, Michael deve imparare a convivere di nuovo col mondo. Ma quando un gruppo di uomini armati sbarca sulla sua isola, è costretto a fuggire con Jesse, e proteggerla diventa la sua priorità. Dietro le quinte, intanto, l'ex capo dell'Intelligence britannica tira i fili.

I film di Jason Statham a parte forse CRANK e quelli di Ritchie in cui lui non è un protagonista sono apparentemente tutti uguali tant’è che il suo cinema d’azione è quasi un sotto genere a parte. Statham è divenuto una sorta di icona ma sfido chiunque a trovare differenze da film a film come i meme che circolano su Tik Tok. Missione Shelter è banale e ignorante come pochi ma convince per il ritmo, le scene d’azione e inseguimento, per il mascellone e perchè Mason deve occuparsi di una bambina insegnandole a tenere un fucile in mano. Spoiler gli uccidono il cane ma non si incazza così tanto come pensavo. Alla fine non è nemmeno chiaro l’importanza della bambina, perchè deve proteggerla e salvarla quando ad un tratto scopriamo che l’identità di Mason è stata ovviamente compromessa e sostituita con quella di un feroce serial killer

Buen Camino


Titolo: Buen Camino
Regia: Checco Zalone
Anno: 2026
Paese: Italia
Giudizio: 2/5

Checco Zalone è un "nuovo Paperone italiano", possiede sei Ferrari rosse fiammanti e sta per festeggiare i suoi 50 anni con una festa a tema egizio per 800 invitati. Vive con la sua attuale compagna, una modella messicana 25enne, mentre sua figlia Cristal (in onore allo champagne) abita con la madre, ex modella e aspirante attrice negli spettacoli del suo spocchioso compagno palestinese. Il motto di Checco è che è sempre bello mostrare la propria ricchezza a chi non può permettersela, e si muove fra la Sardegna, Roma e Milano, non facendo assolutamente nulla di produttivo e spendendo e spandendo i soldi del padre imprenditore di successo, che lo considera un emerito coglione. Ma quando Cristal scompare Checco si metterà a cercarla e scoprirà che è partita per percorrere a piedi il Cammino di Santiago. Il padre la segue (inizialmente in Ferrari), scoprendo a poco a poco un lato di sé che non aveva mai considerato, e incontra una bella quarantenne spagnola, Alma, innamorata di un uomo misterioso.

Buen Camino speravo almeno che mi facesse ridere. E invece non ci è riuscito. Non ho nulla contro Zalone se il suo cinema vince e diventa il film più visto in Italia e fa sold out nel nostro paese vuol dire che un certo tipo di ironia ignorante e populista funziona. Si può dire che rappresenta almeno in parte lo specchio del nostro paese. Trovo che i co-protagonisti siano la vera disgrazia di questi film perchè sono quasi sempre attori o attrici giovani e antipatici. Forse il problema sta proprio nella scrittura e nella sceneggiatura. Zalone recita se stesso ma nel suo esagerare sempre piace e ha consolidato un ruolo che diventerà ahimè iconico in Italia. Sembra più un mood che un ruolo vero e proprio a pensarla meglio, quasi come se dovesse canalizzare il pensiero dell'italiano medio.
I dialoghi poi si allargano con soluzioni a volte di indubbio gusto o senso come le battute sui lager.

Return to Silent Hill


Titolo: Return to Silent Hill
Regia: Cristophe Gans
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

L'aitante pittore James, sfiorando l'incidente su una provinciale panoramica, incontra Mary al belvedere di Silent Hill. L'accompagna in città e sboccia subito l'amore. La trama, però, si svolge su due piani: il protagonista, in realtà, sogna un dolce passato perduto. Il presente è alcolismo, risse e perdizione, lontano dall'amata. Fin quando, durante l'ennesima notte da sbronzo, rinviene una lettera in cui Mary gli chiede di tornare da lei. James si fionda a Silent Hill, città fantasma spazzata da nebbia e cenere, infestata da blatte, manichini femminili senza occhi né braccia e altre creature inquietanti. Affrontando ogni sorta di mostri e cercando di ricomporre il puzzle della sua vita con Mary, farà di tutto per non precipitare nella follia e ricongiungersi a lei.

Dispiace e nemmeno poco per quest’altra occasione sprecata. Per ora si salva solo il primo bel capitolo. Peccato perchè ancora una volta l’ambientazione e l’atmosfera non erano davvero male.
Come soprattutto non è male ma rimane ben impressa Hannah Emily Anderson. Il problema è la storia quando cerca di inserirsi su più piani narrativi e farli incastrare e funzionare.
La parte sulla storia di Silent Hill non era nemmeno male ma la sotto storia sul padre di Mary, il fondatore, e il rituale degli abitanti e la creatura che deve sorgere è confusa e quando ci arriviamo con James non si capisce molto e a tratti viene veramente montata male.
Così come il ruolo della bambina e del feto. La parte poi di James nella realtà con la psicoanalista e i suoi deliri è imbarazzante.
Rimangono alcuni scorci come quando dalla fiaba da sogno arrivano quei nuvoloni che ti fanno capire come sta per andare tutto in merda. E non a caso inizia quando James per amore decide di trasferirsi a Silent Hill

Titolo: War Machine (2026)
Regia: Patrick Hughes
Anno: 2026
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

War Machine, film diretto da Patrick Hughes, segue le ultime reclute giunte nella fase finale della selezione per gli Army Ranger USA, una delle forze speciale statunitensi. Quando una minaccia proveniente fuori dal nostro mondo incombe sull'umanità, l'addestramento si trasformerà in una lotta per la vita. Per sconfiggerla dovranno mettere in campo tutte le conoscenze apprese durante le fasi di selezione. Ci riusciranno?

War Machine è un film tendenzialmente filo patriottico dove la minaccia quando non arriva dal Medio Oriente diventa aliena ma nella forma meno plausibile possibile. Perchè anzichè avere le sembianze di un bel mostro che avremo tutti preferito, diventa una macchina aliena peraltro bruttina che insegue i nostri in un tortuoso survivor movie dove vorrebbe strizzare l’occhio a Predator ma il risultato a parte la bella carneficina del corpo dei futuri Ranger vede il nostro eroe riscattarsi per non aver portato in buca il fratello morto anni prima. Ancora una volta il senso di colpa che attanaglia il protagonista con i suoi fantasmi del passato viene superato dalla forza di volontà di distruggere un nemico che potrebbe mettere in ginocchio le sorti del pianeta