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mercoledì 1 aprile 2026

Città di pianura


Titolo: Città di pianura
Regia: Francesco Sossai
Anno: 2025
Paese: Italia
Giudizio: 4/5

Doriano, detto Dori, e Carlobianchi (sì, tutto attaccato) sono amici di bevute, in un Veneto rurale che pare quasi il Far West. Il loro obiettivo nella vita è sfondarsi di lumache e polenta e andare a bere l'ultima ombra di vino: "una voglia che va al di là della sete". Hanno scoperto il segreto del mondo, ma da sobri non se lo ricordano, e credono alla leggenda metropolitana secondo cui il loro storico amico Genio, "il più premiato vincitore del Caliera Trophy", ha nascosto da qualche parte un tesoretto ricavato dalla vendita di frodo di occhiali dal sole. Per questo, e perché gli vogliono bene, devono andare a prenderlo all'arrivo dall'Argentina, dove si era rifugiato in attesa della prescrizione per i sui reati. Lungo il loro percorso incontrano Giulio, studente di Architettura timido e insicuro, che si unisce al loro viaggio e impara a vivere alla giornata - ma non senza una missione temporanea - come fanno Dori e Carlo Bianchi da sempre.
 
Città di pianura è una commedia on the road folk che racconta moltissimo in una struttura onnivaga che esplora luoghi nascosti nel Far West Veneto rurale. Ad accompagnare il viaggio dell'eroe di Giulio abbiamo il Gatto e la Volpe in senso buono, due amici di bevute che vivono godendosi la vita senza prenderla troppo sul serio e occupandosi solo di ciò che gli interessa. Sono due outsider, praticamente non lavorano eppure sono sempre in mezzo a situazioni, ville, feste e quant'altro. L'idea di base è che i ruoli debbano quasi invertirsi ovvero Giulio è la ragione, la consapevolezza, mentre gli altri due sembrano due giovani adulti che stanno ancora esplorando il mondo. Forse è anche così ma il film è molto più profondo di quello che lascia intendere e le interpretazioni sono semplicemente fantastiche. Una fiaba onirica che non si vedeva da tempo nel cinema italiano

Queens of the dead


Titolo: Queens of the dead
Regia: Tina Romero
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Hanno tacchi altissimi, abiti scollati, dorati o di raso bianco o coloratissimi, tanti lustrini, i capelli cotonati e arricciati e il volto perfettamente truccato: sono le drag queen che, scritturate da Dre, si esibiscono in un capannone di Brooklyn la notte in cui dilaga in città un'epidemia di zombie. E con loro lesbiche, gay, transgender, party girls e gruppi di ragazzi, bianchi, black, latini e orientali tutti uniti a contrastare i traballanti non morti. Che, a loro volta, non sono cattivi, ma solo affamati.

Tina Romero gira un film di zombie con le drag queen ed è pensate un pò bene la figlia di George Romero. E riporta al cinema gli zombie lenti e ignoranti di suo padre. Quelli che non cercano trame contorte, corrono, si ritrasformano, prendono coscienza o vie del genere ma semplicemente sono figli di un epidemia e sono delle caricature finendo per essere anche a tratti comici.
Il film Lgbt è una provocazione ironica politicamente scorretta che parla di diseguaglianze sociali, crisi identitarie e spirito libero. Bisogna credere in quello che si vuol essere sembra la log line del film. E’ divertente, ironico, grottesco per alcuni aspetti splatter e pieno di prove attoriali deliziose.
E’ una commedia horror volutamente e dichiaratamente provocatoria che riesce se non altro a uscire dai soliti clichè almeno per quanto concerne la galleria di personaggi e tematiche coinvolte.
C’è soprattutto la battaglia finale da vero survivor dove le nostre paladine si armano con quello che riescono a trovare in un capannone per le feste a tema.

Anaconda (2025)


Titolo: Anaconda (2025)
Regia: Tom Gormican
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Doug e Griff sono migliori amici fin dall'infanzia e hanno sempre sognato di rifare il loro film preferito di tutti i tempi: il "classico" cinematografico Anaconda. Quando una crisi di mezza età li spinge a buttarsi finalmente nell'impresa, partono per le profondità dell'Amazzonia per iniziare le riprese. Ma le cose si fanno serie quando appare improvvisamente una vera anaconda gigante, trasformando il loro set caotico e comico in una trappola mortale. Il film che muoiono dalla voglia di girare? Potrebbe letteralmente ucciderli.

Come definirlo? Reboot nelle intenzioni, remake all'interno del film. Anaconda in parte diverte, prova a intrattenere e regalare avventure ed esplosioni eccessive soprattutto nel finale rispetto al film decisamente più serio del 1997. Quello era in parte un horror o comunque faceva parte della sotto categoria degli animal movie, mentre qui è una parodia dove un gruppo di persone inseguono un sogno. Vedere Paul Rudd e Jack Black è già sinonimo di un duetto comico e il film strizza l'occhio a tante cose senza di fatto azzeccarne mai una. Si lascia vedere ma rimane l'amaro soprattutto per come viene impiegato in maniera tenue l'anaconda, gigantesco e con una pessima c.g

Buen Camino


Titolo: Buen Camino
Regia: Checco Zalone
Anno: 2026
Paese: Italia
Giudizio: 2/5

Checco Zalone è un "nuovo Paperone italiano", possiede sei Ferrari rosse fiammanti e sta per festeggiare i suoi 50 anni con una festa a tema egizio per 800 invitati. Vive con la sua attuale compagna, una modella messicana 25enne, mentre sua figlia Cristal (in onore allo champagne) abita con la madre, ex modella e aspirante attrice negli spettacoli del suo spocchioso compagno palestinese. Il motto di Checco è che è sempre bello mostrare la propria ricchezza a chi non può permettersela, e si muove fra la Sardegna, Roma e Milano, non facendo assolutamente nulla di produttivo e spendendo e spandendo i soldi del padre imprenditore di successo, che lo considera un emerito coglione. Ma quando Cristal scompare Checco si metterà a cercarla e scoprirà che è partita per percorrere a piedi il Cammino di Santiago. Il padre la segue (inizialmente in Ferrari), scoprendo a poco a poco un lato di sé che non aveva mai considerato, e incontra una bella quarantenne spagnola, Alma, innamorata di un uomo misterioso.

Buen Camino speravo almeno che mi facesse ridere. E invece non ci è riuscito. Non ho nulla contro Zalone se il suo cinema vince e diventa il film più visto in Italia e fa sold out nel nostro paese vuol dire che un certo tipo di ironia ignorante e populista funziona. Si può dire che rappresenta almeno in parte lo specchio del nostro paese. Trovo che i co-protagonisti siano la vera disgrazia di questi film perchè sono quasi sempre attori o attrici giovani e antipatici. Forse il problema sta proprio nella scrittura e nella sceneggiatura. Zalone recita se stesso ma nel suo esagerare sempre piace e ha consolidato un ruolo che diventerà ahimè iconico in Italia. Sembra più un mood che un ruolo vero e proprio a pensarla meglio, quasi come se dovesse canalizzare il pensiero dell'italiano medio.
I dialoghi poi si allargano con soluzioni a volte di indubbio gusto o senso come le battute sui lager.

Pallottola spuntata (2026)


Titolo: Pallottola spuntata (2026)
Regia: Akiva Shaffer
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Frank Drebin jr. ha ereditato dal padre l'infallibilità nel catturare i criminali, ma anche la goffaggine e l'atteggiamento anti-sociale, che lo rende spesso più un pericolo che una risorsa per le forze della Legge. Dopo aver sgominato una rapina, l'indagine su un caso di possibile suicidio lo mette sulle tracce di Richard Cane, magnate della tecnologia che ha escogitato un piano criminoso per riportare l'umanità a uno stadio primordiale e ferino. Ma Cane non sa con chi ha a che fare.
 
Al di là di tutti i dubbi che ci fossero alla base dettati da un trailer assurdo e dal nostro vendicatore Liam Neeson a trasformarsi nella parodia di Frank Drebin Jr. Figlio di Leslie, devo ammettere che pur non amando il genere come commedia comica perlomeno funziona. Diciamo anche che fin da subito ha un ritmo esagerato puntando a gag continue senza a volte trovarne un filo narrativo coerente ma è pur vero che il genere può permetterselo soprattutto quando ironizza su un film che per molti è diventato un cult.
In sostanza sono 85 minuti - e la brevità aiuta - di gigantesca comfort zone, che ha pochissimo senso di esistere in assoluto nella storia del cinema, ma ha pieno diritto di cittadinanza nel particolare di un preciso target generazionale, bisognoso della consolazione nostalgica di un amarcord, seppur in tono minore

sabato 22 novembre 2025

One battle after another


Titolo: One battle after another
Regia: Paul Thomas Anderson
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Bob Ferguson, rivoluzionario in pensione, ha esploso tutti i suoi colpi nella giovinezza, sognando un mondo migliore al confine tra Messico e USA. Appeso al chiodo l'artiglieria e il nome di battaglia, Ghetto Pat, fa il padre a tempo pieno di Willa, adolescente esperta di arti marziali. Tra una canna e un rimorso prova a proteggerla dal suo passato che puntualmente bussa alla porta e chiede il conto. Dall'ombra riemerge un vecchio nemico, il colonnello Lockjaw, che più di ogni altra cosa vuole integrare un movimento suprematista devoto a San Nicola. Ma Bob e Willa sono un ostacolo alla sua ambizione. Lockjaw rapisce Willa e Bob riprende il fucile.
 
Quasi tutti quelli che sento dicono che Paul Thomas Anderson è il miglior regista in circolazione. Posso dire che è un regista che non ha mai sbagliato un film questo sì ma dal canto mio non è il mio regista preferito. I suoi film sono tutti straordinari ma nessuno mi è mai davvero entrato dentro.
Questione del tutto personale. Questa sua ultima opera ci è andata come per molte altre davvero vicino ma alla fine qualcosa è uscito dalla strada prendendo una deviazione che non è arrivata alla meta. Un'opera oserei dire colossale e ambiziosa, che sposta luoghi, ragionamenti, politica perchè è un finto film politico, anarchico, sperimentale, ambizioso ma anche auto ironico e infine una mazzata ai poteri forti se così possiamo chiamarli raffigurati come un piccolo manipolo di uomini bianchi ormai sul viale del tramonto che non sanno più bene nemmeno cosa dirsi.
Questa battaglia dopo l'altra è un film assurdo che narra le gesta di personaggi assurdi che fanno cose per dare un senso a qualcosa che proprio per loro un senso non l'ha mai avuto. L'ideale politico qui viene mistificato e beffeggiato con la scena della chiamata e del nome in codice che è la chiave di volta del film come a dire che ancora c'è gente che insegue un costrutto di idee o un sistema simbolico organizzatore di senso quando non esiste più o forse non è mai esistito.
A questo punto l'unico sano di mente sembra essere Benicio Del Toro e la sua filosofia del sensei Sergio.

Honey don't


Titolo: Honey don't
Regia: Ethan Coen
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

L'incidente mortale (e affatto accidentale) di una coppia di Bakersfield (California), attira l'attenzione della detective Honey O'Donahue, che finisce per indagare su una setta devota a padre Dean, pastore carismatico e criminale, col vizio del sesso e della manipolazione. Nella vita di Honey, intanto, irrompono un vecchio padre, a cui non perdona un'infanzia di abusi, e una poliziotta, con cui comincia una torrida relazione. Tra ufficio, casa e chiesa, Honey avrà la meglio sui cattivi di turno senza alzare un dito, o quasi.
 
E' difficile dopo questo film non fare un paragone con il recente Drive away dolls.
Sono veramente molto simili come sembianze, costumi, volgarità, protagoniste, libertà sessuale e tante scene di sesso, scene action, licenze poetiche e quant'altro. Potrebbero sembrare due capitoli di un trittico per una commedia queer a tratti pulp che cerca di ridisegnare i contorni americani e le sue parti più in ombra. Una protagonista come per il film precedente iper-sessualizzata e di nuovo quel dovere di impegnarsi nei confronti di un possibile pubblico femminile e femminista che potrebbe altrimenti giudicarlo duramente. Il risultato è divertente quanto sterile per un'indagine che finisce nel peggiore dei modi quando il limite difficile da superare è stato proprio confrontarsi con una sceneggiatura decente.
Tra ninfomania e ostentazione, faticose autoreferenze e prestazioni cartonesche, che fanno sbagliare anche la prima della classe, Ethan Coen non riesce a produrre un'immagine accurata delle donne. Solo lesbiche di grande appetito che risolvono misteri, ripudiano gli uomini, si lanciano in acrobazie sessuali e hanno sempre la battuta pronta come in una sitcom di fine anni Novanta

Mirtillo Numerus IX


Titolo: Mirtillo Numerus IX
Regia: Desiderio Sanzi
Anno: 2025
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Nel cuore di un'Europa devastata dalla peste nera, Andruccio, un giovane fuggitivo, lascia alle spalle il suo villaggio di Coccorone e intraprende un viaggio disperato verso Triora, il leggendario 'villaggio delle streghe', alla ricerca di una cura. Ma lungo il cammino, un misterioso compagno lo guida attraverso un mondo che oscilla tra realtà e incubo, dove il confine tra vita e morte si fa sempre più sfocato. In questo paesaggio desolato e inquietante, Andruccio si confronta con le proprie paure più intime e con le leggende che segnano il suo destino. Il suo viaggio diventa una battaglia spirituale, una ricerca di salvezza che non è solo fisica, ma soprattutto esistenziale. In un crescendo di tensione emotiva e visiva, Andruccio scoprirà che la vera redenzione non risiede nell'elusione della morte, ma nell'arte di accettarla. Un dramma potente e viscerale, che esplora la lotta per la sopravvivenza, la speranza e il coraggio di affrontare l'inevitabile.
 
Mirtillo Numerus IX è un viaggio nel panorama indie horror italico, un viaggio di formazione, un fantasy medievale, un film denso di simbolismo e suggestioni pittoriche, tra paure collettive e trasformazione che si sforza di tecniche e sforzi attoriali senza però riuscire a convincere vista la mole di aspetti non performati e diversi momenti in cui sembra proprio mancare ritmo e motivazione.
Ora non conosco l'autore ma si vede e si sente che è un film molto personale che incrocia performance teatrale. Un viaggio iniziatico che sembra strizzare l'occhio A Field In England per la sperimentazione visionaria e scenica e gli sforzi ci sono, rimangono evidenti e si apprezzano ma poi si arriva a dei dialoghi e a questo Andruccio che a parte quel bel monologo non riesce mai a convincere per un film peraltro abbastanza noioso perchè sembra sempre che debba succedere quel qualcosa che alla fine non avviene mai.

Jardinier


Titolo: Jardinier
Regia: David Charon
Anno: 2025
Paese: Francia
Giudizio: 3/5

Serge detiene un segreto di stato. Lui, la sua famiglia e il giardiniere Leo compaiono nella lista dei morti del governo. Tentano di escogitare un piano per rimanere in vita.
 
Possiamo dire che apprezzo il tentativo di un cineasta di prendere una star internazionale di arti marziali ormai sul viale del tramonto e smontare il suo ego per renderlo un combattente ironico che non si prende mai sul serio? Perchè altrimenti Jardinier sarebbe stato come tutta la miriade di film action di arti marziali dimenticabili dove la star deve difendere una famiglia dalla minaccia di alcuni contractors. Invece qui alcune trovate mi hanno divertito facendomi quasi sorridere e Jean Claude quando vuole fare il pirla dimostra di avere un certo talento. Un film demenziale che non funziona sempre, cerca da bravo film francese di avere quel guizzo in più ma Charon è quello che è..un mestierante senza un vero talento altrimenti non si sarebbe trovato a girare un b movie con una star di sessant'anni suonati che peraltro sta invecchiando molto male.

domenica 26 ottobre 2025

Caught Stealing


Titolo: Caught Stealing
Regia: Darren Aronosfky
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

New York, 1998. Mancata promessa del baseball e alcolista, Hank ha imparato ad accontentarsi di poco e fuggire dalle responsabilità, nonostante la fidanzata Yvonne lo sproni a cambiare. Quando l'amico punk londinese Russ gli affida il gatto Bud, l'ultima cosa che si aspetta è di trovarsi coinvolto in un giro losco di narcotraffico: a fargli visita sono gangster russi che lo riempiono di botte per ottenere delle informazioni. È l'inizio di una reazione a catena che spingerà Hank al limite, inseguito da malavitosi psicopatici per tutta New York.
 
Simpatica commedia nera, in parte crime-movie, in parte on the road e con capatine di gruppi criminali in questo caso cosacchi ed ebrei. Hank è la vittima sacrificale, il capro espiatorio che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato e prende mazzate per quasi tutto il film oltre a veder morire amici e la sua fidanzata. Alla fine proprio sull'orlo del baratro deciderà di dire basta e tirar fuori i denti. In parte ironico, in parte grottesco, quasi mai inaspettato a parte un paio di colpi di scena che non mi aspettavo. Il film di Aronofsky è semplice ma non per questo indigesto anzi si lascia vedere molto piacevolmente ed ha delle prove attoriali in parte anche molto divertenti basti pensare a Shmully e Lipa.

Bug Diner


Titolo: Bug Diner
Regia: Phoebe Jane Hart
Anno: 2024
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

In un diner nel deserto, una talpa con un bel lato B e una mosca cameriera servono insetti e animali con problemi sentimentali, tra cui matrimoni infelici, cotte segrete e fantasie sul lavoro. Durante il servizio del pranzo, verranno a galla i segreti e i desideri di tutti.
 
In sette minuti Phoebe Jane Hart riesce a costruire un micro cosmo tutto ambientato in un diner in mezzo al nulla costruendo con pochissimi dialoghi una commedia nera e insolita in stop-motion che esplora temi di desiderio, frustrazione e relazioni attraverso personaggi animali antropomorfi.
Il tutto come una pentola a pressione che sta letteralmente per esplodere. L'opera racconta le storie intrecciate di clienti come una coppia infelice, una cotta segreta e fantasie sul posto di lavoro. Metafora di relazioni sentimentali moderne, frustrazioni e pulsioni non represse grazie a una satira travolgente, un'ironia potente e intelligente e una magia surreale che non può che farti sorridere dall’inizio alla fine.Hart ha realizzato personalmente i pupazzi utilizzando armature in filo metallico, pelliccia sintetica e occhi dipinti a mano. Le bocche intercambiabili, fissate con magneti, permettono espressioni emotive dinamiche. La scenografia è stata costruita in scala ridotta, circa quella di una Barbie, per adattarsi all’animazione in stop-motion.

Follemente


Titolo: Follemente
Regia: Paolo Genovese
Anno: 2025
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Romeo è tenero e romantico, Valium folle e paranoico, Eros arrapato e sensuale, il Professore razionale e giudicante. No, non sono esseri umani, ma personalità che abitano la mente di Piero, insegnante di Storia e Filosofia recentemente divorziato e con una figlia piccola, intenzionato a rimettersi in gioco con le donne ma ancora scottato dalle delusioni del passato. Giulietta è romantica e sognatrice, Trilli istintiva e sexy, Alfa ideologica e disciplinata e Scheggia irrazionale e istintiva. E anche loro non sono persone reali, ma parti della personalità di Lara, la giovane donna single reduce dalla relazione infelice con un uomo sposato che vorrebbe un partner affidabile che l'aspetti sotto casa, e invece tende a cadere nella trappola di amori senza futuro.
 
Genovese continua con la sua idea di cinema semplice ed efficace. Ultimamente non sta sbagliando un colpo contando che può sempre appoggiarsi sulla solita galleria di attori arcinota e cercando di mischiare le carte tra realtà e immaginazione. Qui prende lo spunto da INSIDE OUT con la differenza che lì erano emozioni e qui tratti comportamentali (come se ci fosse tutta questa differenza). Il film è piacevole e simpatico, genera qualche sorriso e a volte qualche risata, l'idea è divertente e lo sviluppo è attento ad incorporare le nuove (iper)sensibilità maschili e femminili in tema di rapporti sentimentali, nonché a preservare la componente romantica di quella che vorrebbe diventare una storia d'amore, nonostante tutto.

sabato 27 settembre 2025

Screamboat


Titolo: Screamboat
Regia: Steven LaMorte
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

La trama segue un gruppo di newyorkesi terrorizzati da un mostruoso topo di nome Steamboat Willie.
 
Allora penso che il nome del regista sia memorabile e valga il crognale d'oro giusto per citare quei simpaticoni. Questo è un b-movie ignorante e divertentissimo come dovrebbero d'altronde essere. Altro che quella pseudo merda del multi universo dell'horror, Twisted Childhood Universe o Poohniverse. Qui ci si diverte, fa ridere anche se troppo stupido, il topo è memorabile e vorrei averne la marionetta in casa. Poi è cattivissimo perchè in fondo è basato e una rivisitazione del cortometraggio d'animazione del 1928 di Walt Disney e Ub Iwerks, Steamboat Willie dove alla fine il topo venne abbandonato dal suo padre e maestro e questo decise così di vendicarsi. La trama è la più ignorante di sempre ma le trovate a bordo di questa imbarcazione sono fantastiche. Perchè prive di ogni logica, gli screen test sono da denuncia, i dialoghi rasentano ogni tipo di bassezza e vediamo cazzi evirati durante pompini e donne prendere a pugni un pupazzetto di un topo disgustoso e realizzato anche peggio

U.S Palmese


Titolo: U.S Palmese
Regia: Manetti
Anno: 2025
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Milano. Etienne Morville è un calciatore francese tra i più forti al mondo ma ha un pessimo carattere. In campo si nota più per le risse che le giocate con i suoi numeri 'alla Houdini', fuori dal campo invece si mette spesso nei guai. Dopo essere diventato bersaglio social dopo aver offeso una tiktoker e accusato di 'body shaming', viene messo fuori squadra. La sua popolarità è ai minimi termini e il suo agente non sa più che fare. Da Palmi, un comune in provincia di Reggio Calabria, arriva intanto una folle proposta. Don Vincenzo, un geniale agricoltore in pensione, organizza una raccolta fondi per ingaggiarlo e risollevare così le sorti della squadra locale, l'U.S. Palmese, cercando di coinvolgere i 18.000 abitanti. Morville così arriva sul posto per rilanciare la sua immagine e fa i conti con una realtà completamente diversa rispetto a quella a cui è abituato. All'inizio è come smarrito e gioca male. Poi inizia gradualmente ad ambientarsi e la sua presenza diventa determinante per il rilancio della squadra.
 
Forse due ore erano troppe ma per me il cinema dei Manetti è sinonimo di freschezza e speranza e poi diciamocelo anche low budget. Questo è certamente un film minore, mi manca ancora la trilogia di DIABOLIK ma per il resto a parte qualche piccola sbandata sono quasi sempre rimasto soddisfatto da una filmografia perlomeno coraggiosa. Anche come produttori continuano a fare il loro investendo sui giovani e nelle speranze di poter ridar vita al cinema di genere italiano.
E' vero che di film sul calcio non c'è ne sono molti e forse per fortuna vista la messa in scena, ma per molti versi ho apprezzato di più CAMPIONE del 2019 dove in meno tempo veniva narrato e mostrato molto di più. Qui a parte Max Mazzotta e qualche movimento di Papaleo il film è veramente poca cosa a partire dal protagonista che non riesce ad essere empatico e un ritmo che fatica a ingranare.

Hey Joe


Titolo: Hey Joe
Regia: Claudio Giovannesi
Anno: 2024
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Dean Barry, un veterano americano che ha avuto una relazione con una ragazza napoletana durante la seconda guerra mondiale, ritorna in Italia, a Napoli, all'inizio degli anni 70, per conoscere suo figlio. Dean vorrebbe recuperare venticinque anni.
 
Hey Joe è un film con tantissimi errori alcuni palesemente grossolani per cultura e intenzioni. Sembra in alcuni momenti di vedere EQUALIZER 3 quando si parla di un certo sud. Qui però il regista è italiano è il film è un dramma sociale sul ritrovare le proprie origini, il proprio passato, un figlio dopo numerosi anni. Un giovane marinaio americano sotto le sembianze di un James Franco che cerca di rialzarsi dopo anni in cui è stato messo in ombra per quello che ha combinato e per quell'ardire che per un attimo lo faceva sentire uno dei fuoriclasse di Hollywood.
Hey Joe è un film nostalgico, che ogni tanto fa sorridere quando prova questi strani incontri generazionali tra i grandi e i guappi, quando Franco prova a parlare in italiano, a cercare di comprendere una cultura troppo distante dalla sua in quel mondo a parte che è Napoli e soprattutto mettersi a trattare e cercare di fare il diplomatico vendendo la dignità prima dell'anima

Capi di stato in fuga


Titolo: Capi di stato in fuga
Regia: Ilya Naishuller
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Il Primo Ministro inglese Sam Clarke e il Presidente USA Will Derringer hanno un rapporto non proprio amichevole, ma anzi una vera e propria rivalità sotto gli occhi di tutti che rischia di mettere a repentaglio la "relazione speciale" tra i loro Paesi. Ma quando diventano l'obiettivo di un potente e spietato avversario straniero - che si dimostra più che all'altezza delle forze di sicurezza dei due leader - saranno costretti a fare affidamento sulle uniche due persone di cui possono fidarsi davvero: loro stessi. Aiutati dalla brillante agente dell'MI6 Noel Bisset, dovranno darsi alla fuga e riuscire a lavorare insieme abbastanza a lungo da sventare una cospirazione globale che minaccia l'intero mondo libero.
 
C'è una sotto categoria della commedia action americana a cui devo provare a dare un titolo perchè comincia a darmi sui nervi visto il successo inaspettato e non dovuto che stanno ottenendo.
Sono quei film che non si prendono sul serio nella fase iniziale ma che poi lo fanno mostrando tutti i punti deboli dello spirito reazionario americano, dell'importanza della famiglia, del sacrificio, della lacrima facile e tanta altra roba fastidiosa. Così a memoria me ne vengono in mente alcuni titoli usciti questo o lo scorso anno. Ad esempio INSTIGATORS, FAMILY PLAN, GHOSTED, RED NOTICE tutti tremendi e dichiaratamente parodie di se stessi.
Con Trump al governo non è nemmeno facile capire gli intenti di questo disastro. Una metafora su un presidente tronfio uscito dal Wrestling che non ne azzecca una oppure semplicemente un film ridicolo che non si prende sul serio e con una metafora banale cerca solo di regalare intrattenimento per evitare di dover pensare alle prossime mosse di Donald

venerdì 4 luglio 2025

Anora


Titolo: Anora
Regia: Sean Baker
Anno: 2024
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Anora detta Ani è una ballerina erotica americana di origine russa esperta in lap dance che porta i clienti nei privé offrendo loro servizi extra a pagamento Un giorno nel locale dove lavora arriva Ivan, un ragazzo russo che pare entusiasta di lei e dei suoi molti talenti. Il giorno dopo Ivan invita a casa sua, e Ani scopre che il ragazzo vive in una megavilla ed è figlio unico di un oligarca multimiliardario. Le cose fra i due ragazzi vanno così bene che Ivan porta Ani a Las Vegas e là le chiede di sposarlo. Ma i genitori di lui non sono affatto d'accordo, e mandano una piccola "squadra di intervento" a recuperare il figlio dissennato. Quella che seguirà è una rocambolesca avventura ricca di sorprese , che tuttavia non dimentica di avere un cuore e un occhio alla realtà anche all'interno dell'esagerazione comica.

Anora è un piccolo gioiellino di un regista che andrò a recuperare. Un regista, sceneggiatore, produttore, fotografo, montatore e che spesso si occupa lui stesso di fare il casting.
Un autore a tutto tondo che qui riesce a regalare una commedia vivace, fresca, originale, brillante piena di humor, di dramma e di pathos con dei personaggi scritti e caratterizzati benissimo e una notevole grazia nel portare avanti una trama niente affatto scontata con dei bei colpi di scena.
Tutta la fiaba iniziale con la nascita di questa storia d'amore capitalizzata si domanda ben presto cosa accade quando il proprio lavoro si confonde con la propria vita privata, quando la condizione sociale definisce chi si è come in questo caso Vanya che appena viene scoperto torna ad essere l'ingenuo adolescente che non sembra volersi prendere le proprie responsabilità. Quando Toros comincia a smontare tutte le sue certezze si raggiunge il massimo della critica e allo stesso tempo del divertimento contando cosa sta succedendo nella casa di Vanya e della testardaggine di Ani.

Deuxieme Acte


Titolo: Deuxieme Acte
Regia: Quentin Dupieux
Anno: 2024
Paese: Francia
Giudizio: 4/5

Florence è determinata a presentare l’uomo dei suoi sogni, David, a suo padre Guillaume. Tuttavia David non condivide i sentimenti di Florence ed escogita un piano per dissuaderla dal suo affetto spingendola verso Willy, un amico comune. I destini di questi quattro individui si incrociano in un ristorante isolato in mezzo al nulla.

Quentin Dupieux aka Mr Oizo da dj è passato a regista all'inizio quasi per scherzo con il primo film che vidi al TFF ovvero WRONG COPS poi ci ha preso gusto e soprattutto a capito come destreggiare al meglio nel non sense con spensieratezza e stravaganza.
Un regista eccentrico capace di mettere in scena una vicenda di stampo orrorifico e metafora ambientale come DAIM o la ruota che uccide di RUBBER, liftin facciale come nuova moda del momento tra giovani studenti accademici STEAK, super eroi che a colpi di tabacco combattono kaiju capitanati da un topo che secerne liquido vedastro e che va a letto con tutte le super eroine di FUMER FAIT TOUSSER.
In più abbiamo interrogatori assurdi tutti in un'unica location come AU POSTE ma anche il delirante YANNICK, mosche enormi in MANDIBULES, galleria di assurdità in REALITE' e le nevrosi incessanti di WRONG.
In questo gioco di stratificazione Dupieux inserisce lunghi dialoghi in cui si discute di tutte le ipocrisie di un mondo, quello del cinema, fattosi sempre più residuale ma allo stesso tempo dominato da un falso perbenismo in fin dei conti reazionario, mai eversivo, che ha ucciso progressivamente qualsiasi impronta di verità, di onirismo, il regista del film nel film sia un’intelligenza artificiale, con cui non si può discutere, che pretende anche di gestire orari notturni degli attori, decurtando i loro stipendi per qualsiasi impresa personale non prevista dal copione, o dal contratto. Va benissimo perché quello che Dupieux vuole sottolineare non è tanto l’invasione delle cosiddette AI, ma quanto queste a conti fatti già siano state accettate come elemento giusto da produzioni che hanno tagliato da tempo i rami fertili dell’invenzione, del surrealismo, del grottesco, preferendo una patina sempre identica, che livella qualsivoglia differenza possibile, uniformando un prodotto che da arte si è fatto intrinsecamente mercato, senza possibilità di trovare più condotti d’aria salvifici.

mercoledì 25 giugno 2025

Mr. Morfina


Titolo: Mr. Morfina
Regia: Dan Berk, Robert Olsen
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Nate è un uomo comune, ha un lavoro in banca, ma convive con una patologia genetica unica: non sente dolore per via di una sindrome congenita realmente esistente. Quando la ragazza dei suoi sogni viene rapita, questa peculiarità diventa la sua arma più potente tanto da trasformarlo in un supereroe che farà di tutto per salvarla.
 
Un film insulso. Comincio a detestare Jack Quaid fatta eccezione per la serie BOYS in cui per fortuna ha un ruolo importante ma non decisivo. Ora dalla trama il film sembrava quella commedia atipica votata a tanti sotto ingredienti e componenti come l'azione, la tortura, l'ironia, una storia d'amore e la rivelazione di un segreto di fatto abbastanza originale.
Invece anche qui per problemi di scrittura e alcuni attori decisamente troppo caricaturali, il film dal secondo atto in avanti diventa mortalmente noioso, senza senso con un finale lasciato di mano per delle scelte contestabili. L'idea della sindrome congenita su una faccia da schiaffi come quella di Quaid avrebbe potuto funzionare se non fosse che proprio la parte legata alla black comedy e all'action rovina quando di modesto era stato narrato all'inizio della vicenda

domenica 20 aprile 2025

Parthenope


Titolo: Parthenope
Regia: Paolo Sorrentino
Anno: 2024
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Parthenope è una incantevole giovane donna nata dalle acque che seduce ogni uomo che incontra, persino il fratello Raimondo, suo primo e indimenticabile amore. Parthenope è anche la sirena al centro del mito fondante della città di Napoli che, come scriveva Matilde Serao nelle Leggende napoletane, "vive, splendida, giovane e bella, da cinquemila anni, e corre ancora sui poggi, erra sulla spiaggia, si affaccia al vulcano, si smarrisce nelle vallate". E la protagonista di Parthenope di Paolo Sorrentino fa esattamente questo, perdendosi continuamente e attirando a sé scrittori omosessuali, docenti universitari, prelati addetti ai miracoli e boss della camorra. Ma il più devoto resta Sandrino (col diminutivo che Sorrentino affida ai suoi alter ego), amico fin dalla perfetta estate in cui lui e la sua sirena, e Raimondo con loro, "sono stati bellissimi e infelici".
 
I film di Sorrentino mi sembrano sempre più delle riflessioni filosofiche. Dei film eleganti, sobri, scevri, di fatto un esibizione di garbo e gusto dove viene concesso tanto anche troppo.
E' un'opera seducente dove Celeste Dalla Porta assurge e si identifica perfettamente con il ruolo della sirena, infallibile e affascinante quando ondivaga e curiosa. Peregrina attraverso le mille facce di Napoli, destando scrittori ubriachi, professori universitari che defenestrano gli studenti in cerca di qualcosa che non sembra appartenere loro. Con quella seduzione naturale che porta scompiglio e confusione, malattia e risanamento, Parthenope diventa al contempo una metafora di se stessa, Eros e Thanatos.