Checco Zalone è un "nuovo Paperone italiano", possiede sei Ferrari rosse fiammanti e sta per festeggiare i suoi 50 anni con una festa a tema egizio per 800 invitati. Vive con la sua attuale compagna, una modella messicana 25enne, mentre sua figlia Cristal (in onore allo champagne) abita con la madre, ex modella e aspirante attrice negli spettacoli del suo spocchioso compagno palestinese. Il motto di Checco è che è sempre bello mostrare la propria ricchezza a chi non può permettersela, e si muove fra la Sardegna, Roma e Milano, non facendo assolutamente nulla di produttivo e spendendo e spandendo i soldi del padre imprenditore di successo, che lo considera un emerito coglione. Ma quando Cristal scompare Checco si metterà a cercarla e scoprirà che è partita per percorrere a piedi il Cammino di Santiago. Il padre la segue (inizialmente in Ferrari), scoprendo a poco a poco un lato di sé che non aveva mai considerato, e incontra una bella quarantenne spagnola, Alma, innamorata di un uomo misterioso.
Buen Camino speravo almeno che mi facesse ridere. E invece non ci è riuscito. Non ho nulla contro Zalone se il suo cinema vince e diventa il film più visto in Italia e fa sold out nel nostro paese vuol dire che un certo tipo di ironia ignorante e populista funziona. Si può dire che rappresenta almeno in parte lo specchio del nostro paese. Trovo che i co-protagonisti siano la vera disgrazia di questi film perchè sono quasi sempre attori o attrici giovani e antipatici. Forse il problema sta proprio nella scrittura e nella sceneggiatura. Zalone recita se stesso ma nel suo esagerare sempre piace e ha consolidato un ruolo che diventerà ahimè iconico in Italia. Sembra più un mood che un ruolo vero e proprio a pensarla meglio, quasi come se dovesse canalizzare il pensiero dell'italiano medio.
I dialoghi poi si allargano con soluzioni a volte di indubbio gusto o senso come le battute sui lager.

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