Il dottor Kelson si trova coinvolto in una relazione sconvolgente, con conseguenze capaci di cambiare il destino del mondo, mentre l'incontro di Spike con Jimmy Crystal si trasforma in un incubo senza via di scampo. In questo scenario, gli infetti non rappresentano più la principale minaccia alla sopravvivenza: è la disumanità dei sopravvissuti a rivelarsi l'aspetto più inquietante e terrificante.
Sequel di un trittico che esplora maggiormente il mondo post apocalittico del celebre film di Danny Boyle. C’è da dire che nonostante tanti temi ormai nel sotto genere dell’horror legato a questi nuovi prototipi di zombie più veloci e famelici, quando sembrava ormai aver detto quasi tutto uscendosene però con un interessante confronto tra il personaggio di Kelson e Sansone dove quest’ultimo sembra prendere parte ad una nuova fase, la categoria Alpha, in cui cerca di ritrovare la sua umanità e dignità da infetto molto più forte e intelligente rispetto gli altri. Elemento invece che sembra perdersi della disumanità riportata prima dei sopravvissuti e affidata ad un loro leader carismatico religioso figlio di traumi irrisolti e nella sua ricerca di un dio caprino che di fatto dovrebbe essere il male rivelato a cui il gruppo vorrebbe obbedire.
Ci sono tanti elementi, tanta tortura, alcuni personaggi sembrano messi da parte, nel finale ritroviamo il nostro primo grande protagonista e il fil rouge per l’ultimo capitolo. C’è un ballo finale, una specie di rituale intorno al fuoco in chiave post moderna che poteva essere fatto meglio così come alcuni dialoghi veramente ridotti all’osso. Ralph Fiennes continua a dimostrare di essere un mostro di bravura mettendo nella galleria un dottot Kelson di una spontaneità e naturalezza incredibile, sicuramente il personaggio e l’elemento migliore finora di tutta la trilogia

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