mercoledì 19 febbraio 2014

A Field in England

Titolo: A Field In England
Regia: Ben Weathley
Anno: 2013
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 4/5

Mentre fugge dalle conseguenze di una battaglia della Guerra Civile inglese, un nervoso Realista ed ex assistente di un anziano alchimista si ritrova in compagnia di tre reclute dalla mente semplice e dall'indole amichevole, i quali sono più interessati a trovare la più vicina birreria che non a proseguire la battaglia.
Si imbattono però nel prepotente - e armato - O'Nei, che era un tempo a sua volta al servizio dell'alchimista e che ha rubato alcuni dei suoi documenti, costringendo Whitehead a eseguire una divinazione alla ricerca di un tesoro nascosto nei campi.

Credo che ogni regista abbia un sogno nel cassetto.
Per Weathley, andando a leggere varie interviste, credo fosse proprio questo: realizzare in una singola location un film intero, in 12 giorni in un campo nel mezzo del nulla, togliendo il colore e sfruttando al massimo il potere allucinogeno del montaggio e spendendo infine 300 mila sterline. Ora non solo Ben ride e si prende gioco del suo pubblico, ma soprattutto sà di aver vinto in partenza la scommessa.
Diciamo che con questo suo quarto film (sulla carta), Weathley potrebbe essere il degno successore del free cinema inglese con la differenza che l'attenzione del regista è meno rivolta alla contestazione e alla rabbia dei contenuti, quanto più alla contemporanea evoluzione formale.
Senza stare a ribadire che è uno dei registi più talentuosi che ci sia in giro, il buon Ben sembra una sorta di Re Mida del cinema, un piccolo e cicciotto Guillermo con tante strane, interessanti e malate idee in testa, e la capacità di prendere a calci in culo le grandi produzioni e riuscire ad averla sempre vinta. Questi sono fottuti Autori.
Uno dei primi aspetti del film che mi aveva colpito era stata la scelta, proprio del regista, di volerlo fare uscire contemporaneamente nel Regno Unito attraverso tutte le piattaforme (cinema,web,dvd,pay tv e canali free) sfruttando tutti i canali e tutte le risorse e dando così la possibilità allo spettatore di scegliersi il canale migliore dove gustarselo (addirittura l'articolo era stato riportato sulla pagina dello Spettacolo del settimanale L'Internazionale).
Certamente conviene vederlo nella più alta qualità possibile, viste le sperimentazioni di macchina, di audio e di luce con cui Weathley si è divertito, costruendo di fatto un andirivieni e un flusso formidabile di immagini ipnotiche, in cui la realtà va e viene intervallandosi a visioni fantasmagoriche sulle spalle di un manipolo di uomini tenuti in "schiavitù" da un potere più grande di loro.
“Warning: This film contains flashing images and stroboscopics sequences” (Attenzione: questo film contiene immagini intermittenti e sequenze stroboscopiche) con questa frase il regista avverte lo spettatore, come aveva fatto prima di lui Ferrara e poi Noè, provocando e allo stesso tempo stuzzicando il pubblico.
La pellicola è senz'altro l'operazione più difficile, più radicale, psichedelica e sperimentale del regista. Scegliendo il b/n, attori poco conosciuti (ovviamente ci sono alcuni suoi attori fetticio) scelta di camera a spalle e dei dialoghi a tratti sconclusionati e un soggetto che non sembra voler portare da nessuna parte, oltre che essere pure difficile da seguire, uno potrebbe quasi pensare che il regista abbia fatto di tutto per farsi odiare dal pubblico e dai suoi fan.
Invece la realtà è un'altra.
Si parte dalle inquadrature ovviamente riuscitissime e una simbologia mai banalotta. I personaggi, pochi e tutti uomini, sono caratterizzati molto bene, oltre che originali ( Whitehead e l'alchimista Cutler sono impressionanti) e un viaggo nell'assurdo in cui viene da domandarsi come mai i protagonisti sono entrati così bene nella parte.
Per finire un'attenzione minimale alla fotografia e al sonoro in cui le voci fuori campo, la natura e le esplosioni, enfatizzano ancora di più il trip audiovisivo, che soprattutto nell'ultima mezz'ora, violenta il pubblico e lo costringe, come forse Ben vorrebbe, alla ritirata.








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