Un uomo si ritrova intrappolato in un canyon del deserto con una donna che vive fuori dalla rete e che è prigioniera di un branco di ragazzi sadici.
Seeding inizia bene, sembra quasi una fiaba dei Grimm in terra straniera e post moderna quando poi invece scopriamo che oltre a strizzare l'occhio a tanti cugini più bravi di lui, si fossilizza su un iter di azioni che continuano ad avvicendarsi in maniera incongrua creando quasi una spirale dove il tempo sembra essersi fermato e dove ci si rende conto di essere in un limbo dove le speranze piano piano affievoliscono. Ora tutto questo spiegato in questo modo sembra molto interessante e infatti lo è mostrando ancora una volta la discesa nella follia e nell’abbrutimento di un uomo demolito fisicamente e psicologicamente da un’insensata prigionia dove inizialmente prova a combatterla e comprenderla per poi rendersi conto che è tutto frutto di un disegno folle e di un rituale che vede tutti protagonisti mamma e figli. E' un folk horror ambiguo dove alcuni momenti sono molto interessanti, il modo in cui viene ucciso uno dei figli appeso con quelle corde, ma che allo stesso tempo non riesco bene a capire come mai sembra sempre non funzionare qualcosa e per quanto spinga nel finale il risultato non basta.
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