La trama si sviluppa a partire da un’eredità: non solo economica, ma spirituale, culturale e biologica. Quando il capofamiglia di un’azienda erboristica storica ingerisce un misterioso “jamu” – una pozione tradizionale indonesiana – qualcosa va storto. Il corpo muta, la mente cede, la carne marcisce. E il virus si diffonde. Il villaggio di Wanirejo si trasforma così nel teatro di una lotta disperata per la sopravvivenza.
Elixir ci porta nuovamente in oriente
con alcuni paesi che provano a mettere mano sull'horror di genere
cercando a loro modo di provarci. Il risultato anche in questo caso è
di una mediocrità nelle scelte narrative e nell'esplorazione dei
personaggi davvero disarmante che li rende tutti degli stereotipi
dove nessuno viene mai caratterizzato in maniera adeguata. Ed è un
peccato perchè gli sforzi tecnici dal trucco ai costumi, alle stesse
scene d'azione sono abbastanza interessanti e non lesinano il sangue
anche se non hanno mai quella brutalità e spietatezza americana o
europea.
Qui alla fine sembra sempre tutta una lacrima a danno del sacrificio di qualcuno che si immola per qualcun altro e questa formula come anche per ZIAM, sempre Netflix, dove abbiamo l'epidemia alla base ma con più calci dalla Thailandia ancora una volta dimostra di non portare a casa nulla se non il compitino ma senza avere anima o spessore.
Qui alla fine sembra sempre tutta una lacrima a danno del sacrificio di qualcuno che si immola per qualcun altro e questa formula come anche per ZIAM, sempre Netflix, dove abbiamo l'epidemia alla base ma con più calci dalla Thailandia ancora una volta dimostra di non portare a casa nulla se non il compitino ma senza avere anima o spessore.
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