mercoledì 1 aprile 2026

Black Phone 2


Titolo: Black Phone 2
Regia: Scott Derrickson
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

North Denver, 1982. Qualche anno è passato da quando Finney è stato il solo sopravvissuto a sfuggire alle grinfie del feroce serial killer denominato il Rapace. La vicenda lo ha però lasciato traumatizzato e cerca di attutirne i postumi psicologici in qualsiasi modo, anche facendosi canne a profusione. La sorella Gwen, che era stata cruciale nel riuscire a salvarlo, è ancora più coinvolta: ha terribili visioni di bambini sotto la superficie ghiacciata di un lago e, nei suoi incubi, rispondendo a una chiamata, Gwen trova una connessione con un campo invernale nel quale aveva lavorato l'ora defunta mamma negli anni '50 ed è infatti proprio sua madre che le parla apparentemente dal passato. Per capire cosa ci sia dietro queste visioni, Gwen convince il suo aspirante fidanzato Ernesto e Finney ad arruolarsi come consulenti in formazione e a viaggiare sino ad Alpine Lake, il campo tra le nevi, dove c'è una vecchia storia di bambini scomparsi e dove emerge un oscuro collegamento con il Rapace, nonostante questi sia morto da anni.
 
Scott Derrickson è un regista che soprattutto nell'horror ci tiene a dire la sua forse grazie anche a Ethan Hawke che sembra diventato il suo attore feticcio per quanto insieme a lui il legame sia evidente in termini di resa e profondità. Black Phone 2 è il sequel che nessuno chiedeva ma che nonostante tutto, contando anche le quasi due ore di durata, riesce a trovare una destinazione e diversi punti di vista sotto cui analizzarlo tra cui sicuramente l'atmosfera, l'agorafobia, tutta quella neve, i silenzi che aprono scenari in cui il Rapace comincia a entrare nella psiche dei personaggi e il concetto di trauma. Tutti questi aspetti vengono messi in scena, mostrati ed elaborati con il conta gocce mano a mano che si dipana la storia. Il campo tra le nevi è la location perfetta, lo scenario adatto dove far scattare tutte le paure e paranoie dei protagonisti oltre a mettere di fronte a loro i traumi del passato che volenti o nolenti non hanno ancora superato e nemmeno iniziato ad analizzare.
Se una lunga parte, forse troppo lunga, è a un certo punto dedicata esplicitamente a scopi puramente espositivi (di fatti e anche di psicologie) e il film in questo modo perde un po' di presa emotiva sullo spettatore, va detto che, prima e dopo, Derrickson riesce a trovare, anche e soprattutto sotto il profilo strettamente visuale, il modo di colpire con efficacia e abilità, generando tensione attraverso sequenze di grande forza espressiva e di notevole raffinatezza estetica, in un confronto tra Bene e Male che non risparmia niente e nessuno e presenta anche inconsueti, per questi anni, risvolti mistici e religiosi. 

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