venerdì 8 febbraio 2019

Piercing


Titolo: Piercing
Regia: Nicolas Pesce
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Reed, marito e padre finge con la moglie una trasferta di lavoro ma in realtà si prepara meticolosamente a una serata sadomaso, che prevede di concludere con l'eliminazione fisica della prostituta con cui ha appuntamento, Jackie, già dotata di spiccate tendenze autolesioniste. Nella camera d'albergo in cui si incontrano, infatti, il programma non procede come previsioni.

Piercing è il classico film indie che quando cominci a vederlo pensi alle furbizie del regista, al fatto che la storia in fondo non è così enigmatica come sembra e poi arrivi alla fine, qualcosa non torna e tu dici, wtf? Ma nel frattempo quello che hai visto ti è piaciuto. Molto pure.
E'un film strano, un'opera che cerca di provocare e ci riesce, spiazzandoti proprio dove credi di essere particolarmente abituato.
Pesce è un regista che sa fare il suo mestiere, lo ha dimostrato con la sua opera prima, un horror atipico, e con questo film, dimostrando di saperci fare, è stato rapito dalle lobby che lo vogliono per il remake di THE GRUDGE.
Ok sperando di non essercelo perso, questo film tratto da un'opera del malatissimo Ryu Murakami, ha dalla sua dei cliffangher clamorosi anche se rischiano di diventare macchinosi per l'uso che il regista ne fa, ricorrendo spesso allo spiazzamento (quello che sta succedendo è davvero reale?)
La particolarità dei personaggi è come in Venere in pelliccia di mostrare piano piano ognuno il loro reale potenziale, destrutturando in un attimo quanto abbiamo appena visto.
Il primo atto diciamo che è semplicemente perfetto. Abbott con la sua mimica centra perfettamente il protagonista e lo rende vittima e carnefice in un gioco sadomaso che non mi era mai capitato di vedere così bene e allo stesso tempo così ironico pur tagliando e sanguinando apertamente.
Piercing è un gioiellino squisito, che spero venga assorbito come deve dai fan del cinema di genere e spero infine che Pesce, a parte questa entrata nell'olimpo della merda, riesca a rimanere coi piedi per terra.
E'vero che nel film le citazioni sono tante e importanti ma al di là di questo fattore, la storia c'è, non ha bisogno di fronzoli per renderla funzionale, ma invece approfitta del pervasivo e poderoso contributo del music supervisor Randall Poster omaggiando tanti film degli anni '70, dove il film di Argento fa da padrone.




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