mercoledì 1 gennaio 2014

Ruggine

Titolo: Ruggine
Regia: Daniele Gaglianone
Anno: 2011
Paese: Italia
Giudizio: 2/5

Nord Italia. Fine anni Settanta. Estate. Alla periferia di una città in un quartiere abitato da immigrati del sud e e del nord est un gruppo di ragazzini, capitanati dal siciliano Carmine ha costituito come proprio dominio il Castello, due vecchi silos arrugginiti. Nel quartiere giunge un nuovo medico condotto, il dottor Boldrini. Il suo atteggiamento aristocratico intimorisce un po' gli abitanti i quali lo temono e lo ammirano al contempo. I bambini scopriranno un suo terribile segreto ma avranno timore di non essere creduti nel momento in cui dovessero raccontarlo agli adulti. Oggi Carmine, Sandro e Cinzia sono tre adulti su cui quel passato ha lasciato dei segni profondi.

Forse sarà per la difficoltà a gestire una tematica come quella che emerge e su cui getta le radici il film di Gaglianone, che alla fine non mi ha quasi per nulla toccato emotivamente.
Più che altro non mi ha tramesso molto non solo emotivamente ma diciamo che con un tema come questo speravo che riuscisse a scavare e creare più interesse.
Se è vero che il regista è bravo in alcune scene, a livello tecnico, giocando con i fuochi per amplificare o meno il dolore provato dai personaggi e amplificarne l'impatto emotivo dall'altro, il risultato tecnico non è il risultato che lo spettatore avverte.
Un film che davvero poteva dare di più con un soggetto decisamente valido e una discreta sceneggiatura che però forse, proprio per problemi di scrittura, alcuni tecnici e forse delle scelte non azzeccatissime, perde una bella occasione di trasmettere l'orrore del ricordo.
Sfruttando bene il dialetto e facendolo scandire dai bimbi "innocenti" con i continui flash-back, mostra forse le parti più belle, più innocenti del nostro paese e del film (la sfida a rimanere sdraiati sotto il sole cocente sul tetto delle automobili abbandonate) a differenza di alcuni sofferti passaggi come l'insistenza nel rapporto fisico e nel gioco tra il padre Accorsi e il figlio.
Forse la scena migliore, oltre l'ottimo personaggio e la giusta catarsi di Timi, rimane quella iniziale che sembra più una fiaba con i due bambini a scambiarsi le rispettive sensazioni: in mezzo a loro c'è solo il buio ed il pulviscolo di una luce dorata, la stessa che ritroveranno lungo il corso della loro odissea

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