sabato 22 novembre 2025

Predator Badlands


Titolo: Predator Badlands
Regia: Dan Trachtenberg
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Considerato ancora troppo giovane e debole dal fratello maggiore, Dek è uno Yautja che vuole disperatamente dimostrare il proprio valore e guadagnare il "mantello", ossia il sistema di invisibilità che fa della sua specie una delle più pericolose della galassia. Quando suo padre chiede la sua testa e suo fratello maggiore si oppone, il genitore decide che il fratello è a sua volta troppo debole per il clan e lo sfida in un duello mortale. Dek viene intrappolato nella nave del fratello, e il velivolo parte per "il pianeta più pericoloso dell'universo" dove si trova il mitico Kalisk, una creatura dotata di straordinarie capacità rigenerative che nessun Yautja è mai riuscito a uccidere. Su questo mondo ricchissimo di insidie, Dek troverà due inattesi alleati: una piccola creatura simile a un primate ma con un duro guscio sulla schiena; e un'androide rimasta senza gambe, incapace di camminare ma ricca di informazioni sul mondo in cui si trovano.
 
Le chiavi diverse non sempre sono sinonimo di riuscita. L'impronta della Disney in questo universo di xenomorfi e yautja si sta vedendo e consolidando. Il risultato è buono ma allarga di molto il target del pubblico per un'operazione squisitamente commerciale senza però far sfigurare alcuni tra i nostri alieni preferiti. Gli yautja non amano lavorare in gruppo e non sono soliti affiancarsi da un gruppo di loser. Eppure è quello che succede.
Però il film funziona, l'azione è travolgente, creature, mostri, sintetici, la Weyland Yutani, la Madre e molti altri aspetti funzionali alla storia, ai clan dei Predator e a quell'incontro finale che strizza l'occhio al precedente film del regista PREDATOR KILLER DEI KILLER dove si spera che il nostro Dek riesca a conquistare il dono dell'invisibilità (che sia quella pallina che toglie al defunto padre e che immette nel circuito al braccio). Un film d'avventura che esplora Genna il pianeta più pericoloso della galassia dove faremo la scoperta di alcune specie deliziose e di un finale roboante anche se incredibilmente scontato con una citazione ad ALIENS

Primitive War


Titolo: Primitive War
Regia: Luke Sparke
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Nel 1968 durante la guerra in Vietnam, viene inviata la Squadra Avvoltoi, unità d’élite di ricognizione in missione per indagare sulla misteriosa scomparsa di un intero plotone di Berretti Verdi. Nella giungla fitta e silenziosa, una valle isolata ha inghiottito uomini senza lasciare nessuna traccia.
Ciò che trovano non ha nulla a che fare con la guerra che conoscono. Mentre la nebbia si infittisce e la tensione cresce, qualcosa si muove tra gli alberi, qualcosa di antico e con un istinto predatorio. I soldati non sono soli. Il loro è un viaggio nell’ignoto, dove il terrore si confonde con la giungla e la sopravvivenza non è garantita...
 
Questo Primitive War è stato millantato sul web come se fosse una specie di instant cult o piccolo capolavoro di genere. In realtà è un b movie anche abbastanza trash che fa il verso a tante cose, non riesce mai a dare l'idea se si stia prendendo sul serio oppure no e alla fine mischia esperimenti da laboratorio con tutta una teoria complottista in chiave guerra fredda yankee vs bolscevichi.
E' pure molto lungo, troppo per questo genere di film e si vede dal momento che in più parti annoia a morte quando non assistiamo a sparatorie fracassone e dei dinosauri che non saprei come definire vista la scarsa qualità della cg alcuni mi hanno ricordato il T-Rex di Toy Story.

Relay-Informazioni pericolose


Titolo: Relay-Informazioni pericolose
Regia: David Mackenzie
Anno: 2024
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Un intermediario che promette guadagni lucrativi mettendo in contatto aziende corrotte e individui poco specchiati, infrange le sue stesse regole quando un nuovo cliente cerca la sua protezione per sopravvivere.
 
Mackenzie era sparito dai radar dopo aver mostrato talento con due film molto interessanti come STARRED UP e HELL OR HIGH WATER. Poi ha fatto un altro paio di film che mi sono perso e infine torna con questa spy story dove un intermediario che guadagna sugli accordi tra aziende corrotte e ricattatori, infrange le sue stesse regole quando una nuova cliente chiede la sua protezione per sopravvivere. Il film ha un ritmo incalzante, si avvale di un cast notevole e tra sotterfugi, colpi di scena e dialoghi convincenti richiede molta attenzione per non perdere dettagli e per comprendere appieno il sistema sul quale si basa la trama; sebbene non sia semplicissimo da seguire, lo script dimostra una certa creatività e si rivela col passare del minutaggio un riuscito mix tra spionistico e thriller dove soprattutto nel terzo atto e nel climax finale avviene una svolta poco scontata.

M3gan 2.0


Titolo: M3gan 2.0
Regia: Gerard Johnstone
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Sono passati due anni dai tragici eventi quando si era scatenata la furia omicida della bambola M3gan prima di essere distrutta. Ora la sua tecnologia viene rubata da una potente azienda, l'Unità Innovazione della Difesa, per creare un'altra bambola ancora più letale, Amelia, che entra subito in azione nel corso di un'operazione sul confine turco-iraniano per liberare uno scienziato che è stato rapito ma poi la situazione va completamente fuori controllo. Ben presto diventa un pericolo numero uno perché è sempre meno disposta a seguire gli ordini degli umani.
Per fermarla deve tornare in azione Gemma, che nel frattempo è diventata una figura di spicco nella regolamentazione dell'intelligenza artificiale. La donna, che ha un rapporto conflittuale con sua nipote Cady che è intanto cresciuta e tende a disobbedirle spesso, riporta così in vita M3gan, con delle modifiche per renderla più veloce. Viene poi sottoposta a un ferreo addestramento per cercare così di fronteggiare e sconfiggere Amelia.
 
Avevo desritto il primo MEGAN come CHUCKY 2.0 e poi manco a farlo apposta esce il sequel che si chiama proprio M3gan 2.0. Alla fine sempre di upgrade si parla. Qui più sul taglio fantascientifico, le Ai, tanta carne al fuoco per una storia che ho trovato riuscire ad essere più complessa del primo capitolo per alcuni effetti più casalingo mentre qui abbiamo una galleria di personaggi più ampia e anche i plot twist narrativi richiedono più sforzo per una storia desiamente più complessa. Diventa più esplicita la riflessione sulla dipendenza e i pericoli dell'intelligenza artificiale, diventa più articolata la denuncia per alcuni sistemi che non sembriamo ancora di grado di controllare diventando così esplicita così la sua natura più politica che si nasconde dietro il genere e sottolinea come la tecnologia, sfruttata per scopi militari, può sfuggire totalmente al controllo. La resa dei conti finale sembra uscita dai recenti TRON o ALITA dimostrando come il risultato possa stupire e allo stesso tempo risultare molto più violento del previsto anche se con troppa cg. Dall'altra però la leziosità di renderlo così patinato e hi-tech talvolta rovina e stona dove l'esercizio di stile e l'eleganza avrebbero dovuto lasciare il posto a più brutalità e sporcizia visiva

Lost Bus


Titolo: Lost Bus
Regia: Paul Greengrass
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Una corsa ad alta tensione attraverso uno degli incendi boschivi più letali nella storia degli Stati Uniti. Uno sbandato autista di scuola bus e un'insegnante devota lottano per salvare 22 bambini intrappolati in un inferno di fiamme.
 
Era da qualche annetto che non compariva in scena un disaster-movie come si deve.
Credo che alcuni registi sognino la notte di poter fare un film con Matthew McConaughey che guida piangendo. Da quando successe con Nolan praticamente diventò un meme e scoprimmo le doti di Matthew come piangina. Detto ciò rimane il grande attore che è, sia quando piange che quando si vede schiantata la vita a lavoro dalla sua capa, in famiglia, nelle relazioni sociali.
Allora l'unica cosa che gli rimane è salvare la vita di un gruppo di bambini in un inferno di fuoco e fiamme dove ad un certo punto compaiono degli sciacalli che vorrebbero impossessarsi del mezzo. Greengrass è un veterano avendo avuto a che fare un pò con tutto prediligendo l'azione e lo spionaggio e i drammoni tratti da storie vere come questa. Per fortuna nel rapporto tra Kevin e Mary c'è così tanta paura da parte di entrambi che il film non deraglia mai in una storia love story, alla fine Kevin non viene nemmeno innalzato come l'eroe che di fatto ha compiuto un miracolo e si rifugia andandosene via e aspettando in sordina l'abbraccio del figlio

F1




Titolo: F1
Regia: Joseph Kosinski
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il pilota ultracinquantenne Sonny Hayes non bada più al circuito in cui corre, pensa solo ad accelerare e arrivare primo: grande promessa della Formula Uno in gioventù, dopo un incidente spaventoso si è allontanato dalle luci della ribalta per rimanere libero da ogni vincolo. Quando l'ex compagno di scuderia e amico Ruben lo contatta per tornare in Formula Uno e salvare la situazione del suo team APEXGP, Sonny inizialmente rifiuta. Poi ci ripensa e torna a salire su una monoposto, come seconda guida di Joshua, un talentuoso giovane pilota dominato da irruenza e arroganza.
 
I film di formula uno o sulle macchine in generale eccetto quelli delle saghe famose non hanno mai avuto grossi successi. Basti pensare al recente GRAN TURISMO che con tutte le buone intenzioni era anch'esso un prodotto derivativo e un grosso fan service per gli appassionati dimostrando che non per forza un videogioco ha una storia alla base da cui trarre spunto. Qui il discorso cambia, il film prova a prendersi più sul serio e funziona grazie alla catarsi di un attore intenso come Brad Pitt e la sua spalla, uno strepitoso Javier Bardem che recita con la stessa intensità anche se dovesse interpretare un magazziniere di un supermercato. F1 parla di scontri generazionali, di professionisti ormai sul viale del tramonto che vogliono ancora dire la loro e dimostrare il proprio talento perchè amano essere idolatrati e sono schiavi della fama e del successo. E' il tipico film americano ma girato dannatamente bene per cui è da visionare solo e soltanto al cinema per goderne gli sforzi delle maestranze e dei reparti impiegati per le gare in pista. Prova anche a cercare una mini storia d'amore come a sottolineare che al fascino di Brad Pitt nonostante i sessanta anni non si possa resistere.

Honey don't


Titolo: Honey don't
Regia: Ethan Coen
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

L'incidente mortale (e affatto accidentale) di una coppia di Bakersfield (California), attira l'attenzione della detective Honey O'Donahue, che finisce per indagare su una setta devota a padre Dean, pastore carismatico e criminale, col vizio del sesso e della manipolazione. Nella vita di Honey, intanto, irrompono un vecchio padre, a cui non perdona un'infanzia di abusi, e una poliziotta, con cui comincia una torrida relazione. Tra ufficio, casa e chiesa, Honey avrà la meglio sui cattivi di turno senza alzare un dito, o quasi.
 
E'difficile dopo questo film non fare un paragone con il recente DRIVE-AWAY DOLLS.
Sono veramente molto simili come sembianze, costumi, volgarità, protagoniste, libertà sessuale e tante scene di sesso, scene action, licenze poetiche e quant'altro. Potrebbero sembrare due capitoli di un trittico per una commedia queer a tratti pulp che cerca di ridisegnare i contorni americani e le sue parti più in ombra. Una protagonista come per il film precedente iper-sessualizzata e di nuovo quel dovere di impegnarsi nei confronti di un possibile pubblico femminile e femminista che potrebbe altrimenti giudicarlo duramente. Il risultato è divertente quanto sterile per un'indagine che finisce nel peggiore dei modi quando il limite difficile da superare è stato proprio confrontarsi con una sceneggiatura decente.
Tra ninfomania e ostentazione, faticose autoreferenze e prestazioni cartoonesche, che fanno sbagliare anche la prima della classe, Ethan Coen non riesce a produrre un'immagine accurata delle donne. Solo lesbiche di grande appetito che risolvono misteri, ripudiano gli uomini, si lanciano in acrobazie sessuali e hanno sempre la battuta pronta come in una sitcom di fine anni Novanta

Clown in a Cornfield


Titolo: Clown in a Cornfield
Regia: Eli Craig
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Una città del Midwest in declino in cui il clown Frendo, simbolo di un successo passato, riemerge come una piaga terrificante.
 
Clown in a Cornfield faceva pensare ad uno slasher qualsiasi e anonimo con protagonisti clown che vanno in scena a massacrare giovani per imprecisati motivi. In parte lo è anche ma sa farlo con quel pizzico di astuzia di trama che di solito non ti aspetti da produzioni come questa. Mette al timone un tale Eli Craig che di certo non ha bisogno di presentazioni avendoci portato in passato due horror che mi hanno fatto letteralmente scassare dal ridere e parlo di TUCKER & DALE VS EVIL e LITTLE EVIL (se non li avete visti e siete appassionati del genere prendetevi a bottigliate sui maroni). Ora qui si parla di una comunità di mezzi bifolchi, i clown non hanno dei neuroni specifici ma sono il risultato della cultura del Midwest e odiano tutto ciò che è diverso, quindi sono reazionari e conservatori rappresentando soltanto con delle maschere il pensiero della massa.
Alla fine il film fa quello che deve regala spensieratezza ma senza azzerare le sinapsi e diventa una horror comedy fracassona e a tratti ignorante ma capace di intrattenere e fin qui non è poco.

Final Destination-Bloodlines


Titolo: Final Destination-Bloodlines
Regia: Zach Lipovsky, Adam B. Stein
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

La studentessa universitaria Stefani è ossessionata da un ricorrente incubo che ha a che fare con la nonna Iris, alle prese, cinquant'anni prima, con il disastro di un ristorante sospeso a 150 metri d'altezza, lo Skyview, a cui era andata con il fidanzato per vivere una serata magica. Desiderosa di capire cosa le sta succedendo, Stefani torna a casa dai suoi familiari, anche perché vuole capire cosa ne è stato di Iris, che nell'incubo muore, ma in realtà è viva e vegeta e se n'è andata da decenni. Nonostante la reticenza dei familiari che ritengono che Iris sia una pazza suonata, Stefani riesce a rintracciarla e la trova che vive in una casa isolata e fortificata in preda a una costante paranoia. Ma Iris decide di condividere con Stefani quello che sa e le spiega come quello che lei sta vedendo come un incubo fu in realtà la sua premonizione che le permise di salvare la vita a un sacco di persone allo Skyview. Ma le spiega anche che la Morte, con i suoi tempi, è decisa a rimettere le cose a posto facendo morire chi doveva morire, compresa la loro discendenza, dato che i figli di chi doveva essere morto non dovevano nemmeno nascere.
 
Final Destination è stata una serie di successo negli anni 2000 uscendosene con un'idea brillante e originale e diventando presto un franchise che senza scostarsi dall'idea di base giocava con alcune trovate brillanti e altre decisamente irrisorie. Questa riproposizione o nuovo capitolo è figlio delle paure dei precedenti, di chi ha visto e si è salvato e prova a cercare di sfuggire alla morte isolandosi come può. Trova un manipolo di giovani prescelti per morire male e soprattutto trova delle soluzioni assolutamente divertenti, macabre, iper violente e sanguinolente. Un capitolo da cui non mi aspettavo proprio niente e che anzi pensavo fosse la solita solfa da dimenticare pasticciata e con poco mordente quando invece è riuscita a divertirmi in più scene e soluzioni narrative

Eenie Manie


Titolo: Eenie Manie
Regia: Shawn Simmons
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il film segue una ragazza che da adolescente era un'autista esperta nella fuga che viene trascinata di nuovo nel suo losco passato quando un suo vecchio datore di lavoro le offre la possibilità di salvare la vita del suo ex fidanzato cronicamente inaffidabile.
 
Ci sono ancora film che vogliono provare ad essere pulp? Eenie Manie è una via mezzo tra tante cose senza mai di fatto sceglierne una precisa. Strizza l'occhio a BABY DRIVER ma senza averne i toni, la regia e il cast che in questo caso vede due giovani bellocci già resi famosi in altre opere.
Un heist movie fiacco che di fatto punta tutto sull'action e in parte il revenge movie citando gli anni '80 ma senza riuscire nell'impresa di assomigliare a nessuno dei grandi titoli di quegli anni.
Questo sentimento evocativo e nostalgico si sta sempre di più espandendo in opere derivative come queste che non sembrano scegliere o prediligere una narrazione propria ma prendendo in prestito da altre opere. Il film segna il debutto alla regia di Shawn Simmons, anche sceneggiatore e un'esperienza collaudata in serie tv, a cui mancano le intuizioni visive ma riesce comunque a cavarsela alle voci adrenalina e velocità, senza rinunciare a prevedibili schizzi di sangue

Grafted


Titolo: Grafted
Regia: Sasha Rainbow
Anno: 2024
Paese: Nuova Zelanda
Giudizio: 3/5

Una studentessa cinese, impacciata ma brillante, vince una borsa di studio per una prestigiosa università neozelandese. Una volta arrivata, la ragazza trova un modo inedito per ottenere la popolarità che desiderava da tempo, lasciandosi alle spalle una vittima martoriata dopo l'altra.
 
Il tema del body horror, del cambiamento di se stessi, dell'uscire dalla propria zona di comfort per assumere un'altra forma o impedire al proprio corpo un processo di invecchiamento che da sempre è stato biologicamente accettato sembra un punto o un tema su cui negli ultimi anni il body horror voglia riflettere maggiormente senza contare che la maggior parte delle registe sono donne e questo non può che fare un gran bene. Grafted parla di teenager, di processo di crescita, della difficoltà ad accettare e accettarsi soprattutto per il dramma familiare vissuto e il trauma senza parole che ancora Wei non riesce a superare senza avere supporti in primis dal padre. Lei contro il bullismo che la circonda a partire dalla cugina per arrivare ai soliti college dove la deprivazione culturale sembra un dato incontrovertibile. Però la Rainbow seppur trovandosi a volte con personaggi poco caratterizzati, soprattutto gli antagonisti, decide di far diventare la nostra piccola Wei come la Eihi di AUDITION di Miike una paladina del gore spingendo su una violenza inusitata, facendosi travolgere dal piacere dell'infliggere dolore scarnificando facce e impiombando le sue vittime tra oggetti di ogni tipo senza cambiare mai i tratti del viso.

Maledetto sortilegio


Titolo: Maledetto sortilegio
Regia: Eddy Matalon
Anno: 1977
Paese: Canada
Giudizio: 3/5

Nel corpo di una ragazzina si reincarna l'anima della cuginetta, morta qualche anno prima in circostanze drammatiche e decisa a vendicare le colpe della propria madre, infedele verso il marito.
 
Negli anni '70 si provava a uscire dai soliti binari e cercare di non scopiazzare dai capolavori destinati ad essere il marchio di fabbrica del sotto genere horror appartenente alle case infestate e alle possessioni. Che fossero di bambini o di oggetti come in questo caso un bambolotto maledetto almeno abbastanza sinistro e alcune scene decisamente forti per il taglio dell'epoca e perchè ad essere protagonista fosse una bambina urlante che con una mano si scrolla le sanguisughe e con l'altra si copre le tette durante il "blood-bath".
Sottospecie di BALLATA MACABRA dei poveri di origine canadese, se da una parte si fa apprezzare per la caratteristica vibe grezza da low-budget dell'epoca, nonché per l'intuitivo utilizzo di una bambola (all'occorrenza pure semovente) come chiave di volta perturbante, dall'altra sprofonda nel ridicolo a causa di uno script destrutturato (eventi che si susseguono senza un vero senso di progressione psicologica, personaggi che appaiono e scompaiono di scena secondo le necessità), interpretazioni scadenti (in particolare i genitori di Cathy) e infine un montaggio grossolano. Quite trash.


Mirtillo Numerus IX


Titolo: Mirtillo Numerus IX
Regia: Desiderio Sanzi
Anno: 2025
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Nel cuore di un'Europa devastata dalla peste nera, Andruccio, un giovane fuggitivo, lascia alle spalle il suo villaggio di Coccorone e intraprende un viaggio disperato verso Triora, il leggendario 'villaggio delle streghe', alla ricerca di una cura. Ma lungo il cammino, un misterioso compagno lo guida attraverso un mondo che oscilla tra realtà e incubo, dove il confine tra vita e morte si fa sempre più sfocato. In questo paesaggio desolato e inquietante, Andruccio si confronta con le proprie paure più intime e con le leggende che segnano il suo destino. Il suo viaggio diventa una battaglia spirituale, una ricerca di salvezza che non è solo fisica, ma soprattutto esistenziale. In un crescendo di tensione emotiva e visiva, Andruccio scoprirà che la vera redenzione non risiede nell'elusione della morte, ma nell'arte di accettarla. Un dramma potente e viscerale, che esplora la lotta per la sopravvivenza, la speranza e il coraggio di affrontare l'inevitabile.
 
Mirtillo Numerus IX è un viaggio nel panorama indie horror italico, un viaggio di formazione, un fantasy medievale, un film denso di simbolismo e suggestioni pittoriche, tra paure collettive e trasformazione che si sforza di tecniche e sforzi attoriali senza però riuscire a convincere vista la mole di aspetti non performati e diversi momenti in cui sembra proprio mancare ritmo e motivazione.
Ora non conosco l'autore ma si vede e si sente che è un film molto personale che incrocia performance teatrale. Un viaggio iniziatico che sembra strizzare l'occhio A FIELD IN ENGLAND per la sperimentazione visionaria e scenica e gli sforzi ci sono, rimangono evidenti e si apprezzano ma poi si arriva a dei dialoghi e a questo Andruccio che a parte quel bel monologo non riesce mai a convincere per un film peraltro abbastanza noioso perchè sembra sempre che debba succedere quel qualcosa che alla fine non avviene mai.

Mission Impossible-Final Reckoning


Titolo: Mission Impossible-Final Reckoning
Regia: Christopher McQuarrie
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

La fine del mondo è vicina ma Ethan Hunt non è lontano e riparte da dove aveva lasciato. Recuperata una preziosa chiave crociata, deve raggiungere adesso il Sevastopol, un sottomarino nucleare russo, distrutto dall'Intelligenza Artificiale, che giace sotto la calotta polare. La chiave gli permetterà di recuperare il 'codice sorgente' dell'IA e di disinnescarla. Ormai autonoma e 'cosciente', l'Entità accede a qualsiasi sistema operativo, manipola fatti, dati e persone ed è determinata a sterminare la razza umana. Mentre Hunt cerca una soluzione, l'IA prende progressivamente il controllo delle armi di distruzione di massa. Il tempo stringe, non resta che correre. Ancora e ancora.

Ci sono saghe che sembrano destinate a durare all'infinito. O almeno fino alla dipartita del loro (eroe)protagonista ma se funziona come franchise può continuare in eterno anche con un altro protagonista perchè a parte qualche eccezione il pubblico dimentica facilmente se gli dai quello che vuole in questo caso intrattenimento e azione.
Però lungi da me amare questa saga o l'ego smisurato del suo protagonista, c'è un finale che ho trovato, vorrei quasi azzardare il termine, profetico per quanto concerne il peso specifico della AI è quello che potenzialmente potrebbe cambiare o destrutturare nel mondo in cui viviamo.
Nulla che non sia mai stato detto perchè sono in molti a dividersi tra apocalittici e moderati ma quello che dice il finale e come lo dice è l'unico encomio al film. Per il resto abbiamo delle scene d'azione potenti e roboanti e per quanto concerne ritmo, mdp, inseguimenti e tutto il resto il film è senz'altro eccezionale.

Jardinier


Titolo: Jardinier
Regia: David Charon
Anno: 2025
Paese: Francia
Giudizio: 3/5

Serge detiene un segreto di stato. Lui, la sua famiglia e il giardiniere Leo compaiono nella lista dei morti del governo. Tentano di escogitare un piano per rimanere in vita.
 
Possiamo dire che apprezzo il tentativo di un cineasta di prendere una star internazionale di arti marziali ormai sul viale del tramonto e smontare il suo ego per renderlo un combattente ironico che non si prende mai sul serio? Perchè altrimenti Jardinier sarebbe stato come tutta la miriade di film action di arti marziali dimenticabili dove la star deve difendere una famiglia dalla minaccia di alcuni contractors. Invece qui alcune trovate mi hanno divertito facendomi quasi sorridere e Jean Claude quando vuole fare il pirla dimostra di avere un certo talento. Un film demenziale che non funziona sempre, cerca da bravo film francese di avere quel guizzo in più ma Charon è quello che è..un mestierante senza un vero talento altrimenti non si sarebbe trovato a girare un b movie con una star di sessant'anni suonati che peraltro sta invecchiando molto male.

Ice Road-Vendetta


Titolo: Ice Road-Vendetta
Regia: Jonathan Hensleigh
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Il camionista esperto di strade ghiacciate, Mike McCann, esaudisce l'ultimo desiderio del fratello morto e va in Nepal per spargerne le ceneri sull'Everest. Su un pullman turistico stracolmo che percorre la famigerata Via del Cielo a oltre 3.600 m, Mike e la sua guida affrontano dei mercenari. Dovranno lottare per salvare se stessi, i passeggeri innocenti e la terra degli abitanti di un villaggio.

Le premesse già lasciano intuire di cosa stiamo parlando e l'obbiettivo principale di Mike è così fuori dal normale da portarlo addirittura in Nepal. Da lì avvengono le cose più assurde che solo a lui e i suoi omonimi succedono in questi baldanzosi film d'azione con Liam Neeson perchè ormai sono un filone e una categoria a parte. Il film ha l'ignoranza giusta, non si prende mai sul serio, ha degli inseguimenti da capogiro che mi fanno venire in mente quando prendevo i pullman turistici in giro per il mondo e vedevo sotto di me burroni e altezze incredibili con autisti che definirli matti era un eufemismo. La coppia potrebbe funzionare ma lei è fastidiosissima così come alcuni passeggeri senza contare i mercenari che sembrano essere stati scelti a caso senza mai dare un minimo di risalto e spessore o caratterizzazione ai propri personaggi così come il losco uomo d'affari che vuole costruire una diga sul luogo e far fuori la famiglia refrattaria per vendere il terreno

Conjuring-Rito finale


Titolo: Conjuring-Rito finale
Regia: Michael Chaves
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Nel 1986, in una cittadina della Pennsylvania, per la sua cresima, la giovane Heather Smurl riceve in regalo dai nonni un vecchio e grande specchio comperato in un mercatino. Subito le cose cominciano a farsi strane. Heather e la sorella Dawn pensano che la colpa sia dall'inquietante specchio e così lo buttano di nascosto nella spazzatura. Le cose però non migliorano, tra visioni orribili e fatti inquietanti che coinvolgono tutta la famiglia Smurl. I coniugi Ed e Lorraine Warren, indagatori del paranormale, si sono di fatto ritirati dalla ricerca sul campo, dopo l'infarto che ha colpito Ed nel film precedente, limitandosi a incontri e conferenze, supportati dalla figlia Judy, che è una sensitiva come sua mamma e si è felicemente fidanzata con l'ex poliziotto Tony. Padre Gordon, che ha collaborato più volte con i Warren, va a visitare gli Smurl in seguito al fragore mediatico suscitato dal loro caso e capisce che c'è davvero qualcosa di mostruoso in atto. Però muore in circostanze tragiche e misteriose prima di poter approfondire. Judy, sconvolta come i genitori dalla morte di padre Gordon, capisce che la stessa è collegata a quanto sta accadendo in Pennsylvania e capisce anche che quella famiglia in pericolo va aiutata.
 
Qualcuno lo ha definito il capitolo finale ma queste saghe franchising ho imparato che quando incassano riescono contro ogni previsione a inventarsi capitoli sequel o prequel, reboot o altre soluzioni che forse vedremo più avanti. Il risultato non cambia. Il Rito finale è abbastanza brutto e noioso, cerca di trovare con Judy e Tony i due nuovi paladini che possano portare avanti il lavoro di Ed e Warren, abbiamo tre demoni al servizio di un quarto che trattasi poi di una vecchia loro conoscenza e una lotta finale contro uno specchio che per un attimo mi ha lasciato basito come a chiedermi se davvero mi stessi trovando davanti ad un horror o un b-movie di stampo marcatamente trash. Il film poi è molto lungo, attraversa eoni in anni di distanze tra voli pindarici e la nascita di Judy che forse è l'unica parte veramente orrorifica del film.

domenica 26 ottobre 2025

Together


Titolo: Together
Regia: Michael Shanks
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Millie e Tim sono una coppia un po' traballante: lui è un musicista rock sempre alla ricerca di un successo che non arriva, lei è un'insegnante brillante e con un maggior senso pratico. I due decidono avventurosamente di fare un passo importante trasferendosi in una casa in campagna e lasciando quindi la vita della metropoli per un luogo più appartato. Lei si impiega come insegnante nella vicina cittadina, mentre lui porta avanti la sua musica. Durante una passeggiata in un bosco vicino, però, i due cadono in una buca che conduce a una caverna, proprio mentre infuria un temporale. Fanno buon viso a cattivo gioco e passano la notte nella caverna, risvegliandosi al mattino con le gambe incollate insieme da quella che pensano sia una muffa. Riescono a staccarsi e a ritornare su e quindi a casa, ma qualcosa è successo. Qualcosa che prosegue e determina cambiamenti progressivi nei loro corpi e nell'attrazione, sempre più "fisica", che provano l'uno per l'altra.
 
Con un budget limitato Shanks alla sua opera prima continua un esordio che sta vedendo come lui diverse leve nell'horror venir fuori con coraggio, talento, idee e ambizione. Questa opera manco a farlo apposta è la ciliegina sulla torta, superando come temi, complessità, consapevolezza e molto altro ancora le rivali (se così possiamo chiamarle) è tirando fuori dal cilindro un mix di Cronemberg, Yuzna, Carpenter, Guadagnino parlando di dramma sociale, horror psicologico, body horror e in tutto questo una storia d'amore tra le più struggenti e veritiere viste nel cinema negli ultimi anni.
Un film che si interroga sulle conseguenze dell'amore creando le sequenze di maggior suggestione e impatto visivo legate all’attrazione che trova il climax nel fondersi a vicenda come culmine massimo del raggiungimento dell'androginia. Il culto, la vhs, il bosco, la caverna, il pozzo, la trasformazione, la mutazione, la decomposizione, tutto diventa il quadro perfetto di questa destrutturazione del tema dell'anima gemella. Un film con diverse scene scioccanti e potenti, originali, dal montaggio, al sound designer, agli effetti e a come riesce a combinare tutti gli elementi senza mai sminuirne valore o forza ma anzi rendendo il racconto una lenta discesa all'inferno della carne indotte dalla mutazione dello spirito.

Everyone will burn


Titolo: Everyone will burn
Regia: David Hebrero
Anno: 2021
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

In un piccolo villaggio di Leon, Maria José si prepara a porre fine alla sua vita dopo non essere riuscita a superare la morte del figlio. Tutto però cambia quando riceve la visita di Lucia, una bambina che potrebbe essere collegata a una leggenda locale sull'apocalisse. Con l'enigmatica Maria al suo fianco, Maria José affronterà la città che l'ha emarginata e il marito che l'ha abbandonata, sentendosi nuovamente madre.
 
A me piace quando gli spagnoli esagerano dimostrando di riuscire nell'impresa.
Un cinema che passa spesso inosservato forse perchè da noi mal distribuito ma negli ultimi anni ha saputo regalare delle chicche degne di nota come la splendida opera malinconica d'animazione di Pablo Berger o quel capolavoro che è la MESITA DEL COMEDOR uno dei migliori film di tutto il 2022. Qui abbiamo un pianeta decimato da incendi, nani con super poteri, masse di gente decelebrata, la Santanchè e molto altro ancora. Macarena Gomez ancora una volta dimostra di essere uno dei più grandi talenti della sua generazione dando carattere e personalità ad una donna fragile con una grossa perdita che vuole semplicemente farla pagare a tutti affinchè magari "tutti possano bruciare". Abbiamo soprannaturale, superstizione, possessione, poteri extrasensoriali, il tutto legato a questo patto tra la bimba senza nome che verrà chiamata Lucia e Maria che da "madre" dovrà cercare di livellare il potere pazzesco che si nasconde in quella che appare come un'inviata dal divino quale esso sia lascerò a voi scoprirlo

Bring her back


Titolo: Bring her back
Regia: Danny Philippou, Michael Philippou
Anno: 2025
Paese: Australia
Giudizio: 4/5

Dopo la scomparsa del padre, trovato morto sotto la doccia, Andy vorrebbe l'affidamento della sorella Piper, ipovedente, a cui è molto legato. Però gli mancano tre mesi ai diciotto anni e perciò Andy ottiene per il momento solo di non essere separato dalla sorella e di essere anche lui affidato provvisoriamente a Laura, una ex assistente sociale che ha perso la figlia dodicenne Cathy, annegata. Laura li accoglie con notevole cordialità.
Nella sua casa, grande e isolata, c'è anche Oliver, un altro ragazzino affidato a lei che non parla in seguito a un trauma. Ancora turbato dai postumi del rapporto problematico che aveva col padre, Andy cerca di mostrarsi affidabile per non compromettere le possibilità dell'affidamento della sorella, ma la vita a casa di Laura si mostra subito ricca di mistero e di inquietudine. Laura, infatti, sembra seguire un suo piano diretto a qualcosa di oscuro e tenebroso.
 
Il problema dell'horror o di alcuni film di genere in generale è quando vengono osannati a prescindere. Capita soprattutto in questo genere quando possono esserci alcune annate sfortunate. Ora senza stare a elencare tutti gli horror visti del 2025 questo è di sicuro tra i più interessanti. Perchè è un horror sul sociale, pieno di scene d'effetto, di due giovani registi australiani che ci credono, hanno talento e voglia di mettersi in gioco e hanno dimostrato di saperci fare con TALK TO ME e poi riescono a far paura senza giocare con jump scared ma incontrando le fragilità e le debolezze dello spettatore. Perchè qui c'è tanta carne al fuoco. Genitori disfunzionali, dramma familiare, magia nera, tutto in una discesa disturbante nella follia del lutto e nella sete di resurrezione, guidata da un rituale oscuro, ambiguo e brutale. Un horror soprannaturale che parla di possessioni, misteriose videocassette in lingua russa che mostrano rituali e gente che sembra tornare in vita in stati quasi mostruosi. Il film è costellato da immagini disturbanti: denti spezzati, corpi gonfi, autolesionismo estremo, bambini traumatizzati. Ma più ancora della violenza visiva, colpisce la rappresentazione dell’alienazione emotiva: Andy tenta disperatamente di proteggere Piper, ma viene discreditato, isolato, ucciso. Piper invece, nonostante la cecità, riesce a vedere la verità più degli adulti che la circondano.

Alien-Pianeta Terra-Season 1


Titolo: Alien-Pianeta Terra-Season 1
Regia: AA,VV
Anno: 2025
Paese: Usa
Stagione: 1
Episodi: 8
Giudizio: 3/5

Alien: Pianeta Terra" è ambientata nel 2120, poco prima del primo film di Alien, e segue la giovane Wendy, un ibrido (conoscenza umana in corpo sintetico), che, insieme a una squadra di soldati, indaga su una nave spaziale precipitata sulla Terra. Insieme scoprono forme di vita aliene che minacciano il pianeta, spingendo la squadra a lottare per la sopravvivenza. La trama esplora l'identità umana e il controllo tecnologico in un mondo dominato da mega-corporazioni, affrontando le implicazioni della creazione degli ibridi e il confronto tra diverse forme di esistenza.

Gli xenomorfi non si possono addomesticare. Già in Jurassic World succedeva una scelta scriteriata simile dove Pratt addomesticava i Velociraptor.
La serie TV Alien: Pianeta Terra si colloca cronologicamente due anni prima del film originale Alien del 1979, ambientata nel 2120, segnando la prima volta che la saga esplora l'orrore degli xenomorfi direttamente sulla Terra. La storia si svolge in un mondo futuro dominato da potenti corporazioni scientifiche, come la Weyland-Yutani, e si posiziona come un prequel per la linea temporale principale del franchise. Fare una saga di Alien ambientandola addirittura prima dei fatti che tutti conosciamo era davvero un grandissimo rischio. Farlo poi con un cast giovane e immettendo mostri e orrori cosmici e tanto altro ancora faceva ben sperare contando che il film di Alvarez, l'ultimo uscito era andato bene ma poteva fare molto di più senza tutte quelle citazioni.
Qui ci sono perchè sembra impossibile per saghe come queste non richiamare i soliti stereotipi classici. Però funziona a livello di trama almeno nei primi episodi, mischia umani, androidi, cyborg e ibridi e poi mostra un'astronave piena di simpatiche creature cacciate nei pianeti più remoti.
La Disney finalmente sta puntando anche lei dopo alcuni film di genere a serie horror prestigiose cercando di dare spettacolo ma forzando come in questo caso alcuni elementi fondamentali della storia in generale e della brutalità degli alieni in questione
Pianeta Terra funziona meglio quando diventa filosofico più che quando passa all'azione e all'orrore. Ci sono alcuni momenti memorabili come l'occhio di polipo parassita nella capra nella scena in cui fa morire uno dei bambini sperduti nelle teche dove appunto vengono intrappolate le specie inedite. Quest'ultimo Alien medita sul futuro imminente dell’umanità: “Viviamo in un mondo in cui la natura sta iniziando a rivoltarcisi contro e la tecnologia che abbiamo creato potrebbe fare lo stesso" osserva Hawley. “Alien parla proprio di questo, di mostri primordiali e di una Ai perversa che cercano di uccidere Ripley. Ed è più che mai attuale”

Marvel zombies-Season 1


Titolo: Marvel zombies-Season 1
Regia: AA,VV
Anno: 2025
Paese: Usa
Stagione: 1
Episodi: 4
Giudizio: 4/5

La trama di Marvel Zombies segue un gruppo di sopravvissuti, tra cui Kamala Khan, Kate Bishop e Riri Williams, che cercano una cura per un'epidemia zombie che ha trasformato la maggior parte degli eroi e della popolazione mondiale, compresi gli Avengers. Il loro viaggio li porta ad attraversare un mondo distopico, affrontando pericoli e combattendo contro versioni infette di supereroi e supercriminali, come una Queen Zombie Wanda Maximoff, mentre cercano di salvare il mondo da questo flagello che si sta espandendo
 
Ogni tanto qualcosa di delizioso arriva e a regalarcelo ultimamente sono proprio gli studi della Disney. Ero partito senza alcuna pretesa da questa mini serie, speravo solo che riuscisse a regalare un buon intrattenimento senza aver voluto leggere come avevano impostato la sceneggiatura e quando fosse fedele alla storia originale della Marvel. Invece a parte il manipolo iniziale delle lady con i poteri che richiedevano uno sforzo mentale per far comprendere chi era la degna erede di cosa, la vicenda diventa fin da subito macabra e molto violenta e soprattutto splatter.
Ci sono dei momenti che definirei quasi gore dove i combattimenti peraltro molto espliciti non sembrano voler censurare quasi nulla e oltre a tutto questo praticamente accade sempre l'inaspettato e soprattutto muoiono tutti. Un godimento dall'inizio alla fine dove questi zombies hanno un loro sapere, possiedono strategie, leadership, sono potentissimi e vedremo soprattutto i nostri beniamini dare il loro peggio che sia in clima urbano, sotto assedio, in fondo al mare, ad Asgard, anche da questo punto di vista la mini serie si muove tanto prende manipoli di sopravvissuti e prima di farli morire male prova a dar loro un flebile tentativo di speranza.
La storia di Marvel Zombies si basa su una premessa assurda: in questa realtà - poco prima dei fatti di Avengers: Infinity War, ma con le dovute differenze - un virus proveniente dal Regno Quantico ha trasformato gran parte della popolazione in zombi, inclusa la stragrande maggioranza dei supereroi, a cominciare dagli Avengers. È tutto molto nonsense e bisogna prenderlo per come viene, dalla testa fluttuante di Scott Lang col mantello del Dottor Strange al comportamento vagamente razionale degli zombi, che sono pilotati da una misteriosa "regina" dietro le quinte. La storia prende il la quando i protagonisti si imbattono in una potenziale cura ma devono viaggiare fino a New Asgard per salvare il mondo.

Signor Diavolo


Titolo: Signor Diavolo
Regia: Pupi Avati
Anno: 2019
Paese: Italia
Giudizio: 4/5

Roma, 1952. Il giovane funzionario ministeriale Furio Momenté viene convocato dal suo superiore per una questione delicatissima. In Veneto, un minore ha ucciso un coetaneo convinto di uccidere il diavolo. Per motivi elettorali la questione va trattata in modo da evitare scandali. La madre della vittima è molto potente e, da sostenitrice della causa della maggioranza politica, ha cambiato opinione assumendo una posizione assai critica nei confronti della Chiesa e di chi politicamente la supporta. Il compito di Momenté è quindi quello di evitare un coinvolgimento di esponenti del clero nel procedimento penale in corso. Durante il lungo viaggio in treno, Momenté legge i verbali degli interrogatori condotti dal giudice istruttore, a partire da quello del piccolo assassino, Carlo. La realtà che comincia a dispiegarglisi davanti è complessa e sinistra, ma le cose, una volta che si troverà sul posto, si dimostreranno ben peggiori.
 
Della vecchia scuola ormai rimane solo più lui a dare un tono di freschezza e riuscire a far paura con poco, puntando sulle inquietudini, scioccando ancora una volta utilizzando il male umano, il diverso, la chiesa, il deforme ma soprattutto la superstizione.
E solo un maestro riesce a farlo utilizzandolo come strumento per additare il diverso e insinuare il dubbio in un paesino provinciale dove diventiamo subito dei contadinotti bifolchi anche noi.
Si convive con i segreti, con le paure che diventano il termometro per mantenere la temperatura voluta tra la popolazione, il male ancora una volta dimostra di essere quello peggiore, peggio di quello puro che viene sempre associato al soprannaturale e alla superstizione.
Il Signor Diavolo è un film complesso che dimostra come un certo genere di cinema horror italiano sia solo nostro creato e allestito in paesini dove il dialetto e le credenze sono il nostro folklore e dove la paura si nasconde dietro un piccolo gesto in grado di influenzare il concetto di maggioranza.

Caught Stealing


Titolo: Caught Stealing
Regia: Darren Aronosfky
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

New York, 1998. Mancata promessa del baseball e alcolista, Hank ha imparato ad accontentarsi di poco e fuggire dalle responsabilità, nonostante la fidanzata Yvonne lo sproni a cambiare. Quando l'amico punk londinese Russ gli affida il gatto Bud, l'ultima cosa che si aspetta è di trovarsi coinvolto in un giro losco di narcotraffico: a fargli visita sono gangster russi che lo riempiono di botte per ottenere delle informazioni. È l'inizio di una reazione a catena che spingerà Hank al limite, inseguito da malavitosi psicopatici per tutta New York.
 
Simpatica commedia nera, in parte crime-movie, in parte on the road e con capatine di gruppi criminali in questo caso cosacchi ed ebrei. Hank è la vittima sacrificale, il capro espiatorio che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato e prende mazzate per quasi tutto il film oltre a veder morire amici e la sua fidanzata. Alla fine proprio sull'orlo del baratro deciderà di dire basta e tirar fuori i denti. In parte ironico, in parte grottesco, quasi mai inaspettato a parte un paio di colpi di scena che non mi aspettavo. Il film di Aronofsky è semplice ma non per questo indigesto anzi si lascia vedere molto piacevolmente ed ha delle prove attoriali in parte anche molto divertenti basti pensare a Shmully e Lipa.

Bug Diner


Titolo: Bug Diner
Regia: Phoebe Jane Hart
Anno: 2024
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

In un diner nel deserto, una talpa con un bel lato B e una mosca cameriera servono insetti e animali con problemi sentimentali, tra cui matrimoni infelici, cotte segrete e fantasie sul lavoro. Durante il servizio del pranzo, verranno a galla i segreti e i desideri di tutti.
 
In sette minuti Phoebe Jane Hart riesce a costruire un micro cosmo tutto ambientato in un diner in mezzo al nulla costruendo con pochissimi dialoghi una commedia nera e insolita in stop-motion che esplora temi di desiderio, frustrazione e relazioni attraverso personaggi animali antropomorfi.
Il tutto come una pentola a pressione che sta letteralmente per esplodere. L'opera racconta le storie intrecciate di clienti come una coppia infelice, una cotta segreta e fantasie sul posto di lavoro. Metafora di relazioni sentimentali moderne, frustrazioni e pulsioni non represse grazie a una satira travolgente, un'ironia potente e intelligente e una magia surreale che non può che farti sorridere dall’inizio alla fine.Hart ha realizzato personalmente i pupazzi utilizzando armature in filo metallico, pelliccia sintetica e occhi dipinti a mano. Le bocche intercambiabili, fissate con magneti, permettono espressioni emotive dinamiche. La scenografia è stata costruita in scala ridotta, circa quella di una Barbie, per adattarsi all’animazione in stop-motion.

Black Rabbit-Season 1


Titolo: Black Rabbit-Season 1
Regia: Jason Bateman, Justin Kurzel
Anno: 2025
Paese: Usa
Stagione: 1
Episodi: 8
Giudizio: 3/5

La storia si apre con un brindisi che si incrina all'improvviso: la notte inaugurale di un ristorante-culto a Manhattan, un discorso di Jake Friedken e, subito dopo, un'irruzione armata che congela tutti sul posto. Da lì la serie torna indietro di un mese: Jake, ex musicista diventato imprenditore, sta preparando l'espansione del locale mentre suo fratello Vince riappare con addosso debiti, ricadute e vecchie dipendenze. Il loro ricongiungimento mette in moto una catena di favori, menzogne e accordi opachi che trascina ogni personaggio verso l'evento annunciato dal prologo.
 
Black Rabbit ha il fascino di non raccontare quasi niente rendendo però tutto il resto così dannatamente affascinante. Frutto di un'estetica molto ricercata, un lavoro molto ben costruito per quanto riguarda riprese meticolose e sound designer, location praticamente perfette, uno stile sotterraneo che mostra l'underground statunitense e poi baldoria, locali, feste, discoteche, uno sguardo post moderno a una massa di persone che sembrano uscite dallo Studio 54.
Jude Law e Jason Bateman per una volta fanno a gara su chi sia più bravo e devo dire che entrambi danno il meglio di quanto potessi sperare.
Una fratellanza interrotta, ostinata, che non trova valvole di sfogo fuori dal proprio perimetro, debiti di gioco, mafie dell'est coinvolte e anche il montaggio dei primi episodi tende a dilatare: durate generose, ritorni temporali a ridosso dei picchi di tensione, sotto trame che rimbalzano alla stessa intensità fino a consumarsi. Paradossalmente, quando la serie esce dal buio e corre alla luce del giorno negli episodi finali, l’energia cambia: l’azione si compatta, gli spazi di Brooklyn respirano, la tensione diventa fisica e leggibile. In quel tratto la regia trova ritmo, chiarezza e respiro, come se Black Rabbit si ricordasse all’improvviso che oltre a premere l'acelleratore deve anche saper raccontare.

Death of a unicorn


Titolo: Death of a unicorn
Regia: Alex Scharfman
Anno: 2024
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Elliot, dirigente vedovo di un'azienda farmaceutica, si reca con la figlia Ridley nella fastosa tenuta del suo capo, Odell Leopold. Guidando a gran velocità per il grave ritardo accumulato, Elliot finisce per investire un animale che si era fermato in mezzo alla strada: solo che non si tratta di un animale qualsiasi, ma di un unicorno. Quando la famiglia Leopold comprende che il sangue degli animali magici ha delle proprietà curative, pensa di sfruttare la scoperta a scopo commerciale. Nessuno però ha fatto i conti con l'ira di mamma e papà unicorno, assetati di vendetta.
 
E' ovvio che il film non sappia mai che strada prendere. Commedia, fantasy, horror, comico, trash? Diciamo che mischia tutto e il risultato fa abbastanza schifo come a dire ci abbiamo provato ma ancora una volta non ci siamo riusciti ma non per questo è da buttare. Intanto è il primo che mostra un unicorno ucciso e fatto a pezzi. Poi mostra gli unicorni più grossi brutti e cattivi che incornano le persone e sono famelici oltre che orribili. Poi ha un bel finale aperto che spero volesse destrutturare l'idea di un happy ending con i protagonisti che spero muoiano malamente. Per tutto il resto il film fa scimmiottare i suoi attori che risultano tutti ma proprio tutti indigesti e dove speri soltanto che possano morire dopo una lenta agonia. Un blockbuster con una pessima cg ma in grado di soddisfare il palato degli amanti del gore almeno in qualche scena e dove nel politicamente scorretto sniffarsi la polvere sbriciolando le corna di unicorno porta alla giovinezza

All the devils are here


Titolo: All the devils are here
Regia: Barnaby Roper
Anno: 2025
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 3/5

Quattro ladri che si ritrovano isolati a Dartmoor per un lavoro che va storto. I quattro, tra cui i criminali Ronnie e Grady, sono costretti a nascondersi dopo che una rapina si trasforma in violenza con l'uccisione di una guardia di sicurezza. Con l'aumentare delle tensioni e delle scorte che diminuiscono, una misteriosa giovane donna aumenta i sospetti e il caos tra di loro.

All the devils are here è un film a cui ho voluto bene nonostante abbia una trama già vista molte volte, colpi di scena telefonati e si concentra per tutta la durata praticamente in un piccolo loft in mezzo al nulla dove all'interno non c'è praticamente niente.
Il tema della redenzione, dei diavoli costretti a stare tutti insieme in un limbo di psicosi in quello che sembra un purgatorio infinito. Espiare una colpa, cercare di risolvere e mettere da parte traumi irrisolti. In fondo il film parla di poco e niente, lascia tutto a quello che dovrebbe essere il colpo di scena finale ma è facilmente intuibile già a metà del film.
Finita una rapina viene investita una povera ragazza, i nostri muoiono e da quel momento non rimane che aspettare e cercare di non impazzire. Qualcuno ci riesce mentre qualcuno no.
Ottime le prove attoriali per un film lento che solo nel finale prova ad impazzire e acellerare il ritmo con questo scontro finale che vede tutti contro tutti.

Mani nude


Titolo: Mani nude
Regia: Mauro Mancini
Anno: 2024
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Un ragazzo viene prelevato fuori da una discoteca e gettato nel retro di un camion che gira in tondo in uno spazio desertico. Dentro quel camion qualcuno lo copre di botte, mirando ad ammazzarlo. Invece sarà il ragazzo ad uccidere il suo avversario, senza neppure averlo visto alla luce. Il ragazzo prenderà il soprannome di Batiza e sarà costretto a combattere a mani nude contro avversari sempre diversi in un giro di incontri e scommesse clandestini orchestrati da un anziano faccendiere e gestiti da un allenatore adulto, Minuto, chiamato così perché chi l'ha incontrato in combattimento non ha potuto resistergli più a lungo di quella durata. Il rapporto fra Minuto e Batiza, improntato inizialmente al disprezzo da parte del primo verso il secondo, cambierà nel tempo, e in modi imprevedibili. Il ragazzo dovrà fare i conti con la propria natura più profonda, e imparare che nulla succede per caso.
 
Francesco Gheghi è uno dei migliori giovani in circolazione e Alessandro Gassman invecchiando sta dimostrando di saper convincere e regalare buone prove attoriali. Eppure questo solido duo non basta per un film che aveva tutti gli elementi per farsi amare, strizzare l'occhio al capolavoro di Fincher e a tratti Danny the dog, mettere dramma italiano e rapporto disfunzionale tra due personaggi irrisolti.
Riesce anche a convincere nella messa in scena molto elaborata e con un buon girato soprattutto negli incontri clandestini.
La prima tranche all’insegna di sangue, sudore e botte da orbi funziona benino, ma globalmente si ha la sensazione che un’importante sceneggiatura “di genere”, praticamente già servita sul piatto dal romanzo grafico del 2018, sia stata deturpata nell’infausto tentativo d’ottenere un film autoriale, da festival anzichè continuare a lottare a mani nude per sfornare un film sporco e più grezzo magari molto più realista nel dramma quotidiano e di come l'umanità stia andando in pezzi

Desperation Road


Titolo: Desperation Road
Regia: Nadine Crocker
Anno: 2023
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

In una piccola cittadina del Mississippi, una donna e la sua giovane figlia sono loro malgrado coinvolte nel fuoco incrociato provocato da uomini fuori controllo quando un eccesso di whisky, di pistole e di desiderio di vendetta si uniscono a formare la tempesta perfetta.
 
Ogni tanto mi chiedo perchè gli sceneggiatori non osino scrivendo qualcosa che non sia la solita trama trita e ritrita con personaggi che devono per tutto il film cercare di rimediare al senso di colpa per un incidente accaduto. In questo caso a trovarsi faccia a faccia sono questa mamma con figlia al seguito che penso sia la donna più sfortunata d'America per quello che le succede e Russel ex detenuto che cercherà di aiutarla. Entrambi devono scontare e pagare per qualcosa ma il colpo di scena tra di loro trovo che sia stato estremamente esagerato solo per portare atmosfera e pathos tra i due. Mitchell il padre di Russel interpretato da Mel Gibson è una macchietta ma del resto l'attore ultimamente è sempre in sotto ruoli in produzioni sempre più piccole.
Un neo-noir sudista che seppur girato molto bene e interpretato come si deve, fatta eccezione per i deliri del padre Larry però anche no... da come l'impressione di aver avuto il potenziale per restituire quel qualcosa in più alla storia e renderlo meno scontato

Pozzis, Samarcanda


Titolo: Pozzis, Samarcanda
Regia: Stefano Giacomuzzi
Anno: 2021
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Due personaggi, un unico obiettivo: arrivare a Samarcanda. Uno è Cocco, 74 anni, ex-pilota di speedway e affetto dal morbo di Crohn. È l'unico abitante di Pozzis, un paese sulle montagne friulane che si popola sola a settembre quando si riempie di motociclisti per il Cocco Meeting e ha trascorso otto anni in carcere con l'accusa di omicidio. L'altro è Stefano, 22 anni, il regista, per la prima volta davanti la macchina da presa. Insieme intraprendono il viaggio, da Pozzis a Samarcanda, 8222 Km. Cocco parte a bordo della sua Harley-Davidson del 1939, il suo "ferrovecchio". Stefano lo segue in auto. Durante il percorso ci sono però numerosi imprevisti e il sogno di raggiungere la destinazione potrebbe svanire da un momento all'altro.
 
Alcuni film o documentari nascono proprio da un bisogno. Giacomuzzi credo abbia conosciuto una persona che gli ha fatto venire questa idea in mente. L'idea di un viaggio come metafora di una conoscenza, di un'amicizia e di un dialogo che attraversa paesi e linguaggi differenti lasciando polvere, dolore, storie di vita in un rincorrersi appassionante nonostante al di là dei km macinati il film sia costato due lire. Un road-movie originale che diventa un viaggio non solo geografico, tra generazioni, paesi e culture solo apparentemente distanti tra loro ma il diario di un'amicizia e di un incontro.

Follemente


Titolo: Follemente
Regia: Paolo Genovese
Anno: 2025
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Romeo è tenero e romantico, Valium folle e paranoico, Eros arrapato e sensuale, il Professore razionale e giudicante. No, non sono esseri umani, ma personalità che abitano la mente di Piero, insegnante di Storia e Filosofia recentemente divorziato e con una figlia piccola, intenzionato a rimettersi in gioco con le donne ma ancora scottato dalle delusioni del passato. Giulietta è romantica e sognatrice, Trilli istintiva e sexy, Alfa ideologica e disciplinata e Scheggia irrazionale e istintiva. E anche loro non sono persone reali, ma parti della personalità di Lara, la giovane donna single reduce dalla relazione infelice con un uomo sposato che vorrebbe un partner affidabile che l'aspetti sotto casa, e invece tende a cadere nella trappola di amori senza futuro.
 
Genovese continua con la sua idea di cinema semplice ed efficace. Ultimamente non sta sbagliando un colpo contando che può sempre appoggiarsi sulla solita galleria di attori arcinota e cercando di mischiare le carte tra realtà e immaginazione. Qui prende lo spunto da INSIDE OUT con la differenza che lì erano emozioni e qui tratti comportamentali (come se ci fosse tutta questa differenza). Il film è piacevole e simpatico, genera qualche sorriso e a volte qualche risata, l'idea è divertente e lo sviluppo è attento ad incorporare le nuove (iper)sensibilità maschili e femminili in tema di rapporti sentimentali, nonché a preservare la componente romantica di quella che vorrebbe diventare una storia d'amore, nonostante tutto.

Ironheart-Season 1


Titolo: Ironheart-Season 1
Regia: Samantha Bailey, Angela Barnes Gomes
Anno: 2025
Paese: Usa
Stagione: 1
Episodi: 6
Giudizio: 3/5

Riri è giovane, brillante, sfrontata. Una studentessa del MIT espulsa per aver venduto compiti ad altri studenti, che rientra a Chicago con un esoscheletro difettoso e un passato doloroso che si rifiuta di elaborare. I suoi sogni di emulare Tony Stark si scontrano con la realtà: lutti irrisolti, precarietà economica, mancanza di un punto d'appoggio. Nel tentativo di ricostruire la sua vita, Riri si unisce a una banda di criminali guidata da The Hood, sperando di ottenere i fondi necessari per migliorare la sua armatura e riscattare il proprio futuro.
 
Ironheart è una serie teen che potrebbe non piacere nemmeno alla fascia interessata.
Sembra un sit-com qualsiasi, interazioni tra ragazzi, rapporto con se stessi e la propria crescita personale, consapevolezza, tensioni emotive, fragilità e tutto il resto.
Il tema del super eroe e della sua crescita è la parte mancante in un racconto abbozzato dove abbiamo il villain di turno più ridicolo della storia con un mantello che poteva sviluppare meglio il concetto di super potere. Abbiamo una banda di maranza e il loro ridicolo attacco al potere senza una vera e propria politica che possa esprimerlo.
Come in MS MARVEL l'elemento teen è centrale: l'amicizia supera l'amore, il ritmo è incalzante, e i dilemmi morali sono filtrati attraverso la lente di chi si affaccia al mondo adulto per la prima volta.
Ironheart inverte i fattori rispetto a buona parte delle serie MCU: vuole soprattutto raccontare una storia con un inizio e una fine, e solo in seconda battuta introdurre elementi che verranno portati avanti in altri contesti. Non ne viene fuori un capolavoro ma certamente una miniserie gradevole, di personalità, con temi interessanti trattati in modo leggero e un cast di attori che porta a casa il risultato nonostante nessuno riesca a rimanere impresso.

Bloody Trip-Rise of the dead


Titolo: Bloody Trip-Rise of the dead
Regia: Eros D'Antona
Anno: 2025
Paese: Italia
Giudizio: 2/5

Rebecca combatte un demone e i suoi cari posseduti per salvare l'umanità, con l'aiuto di un alleato inaspettato
 
E se Constantine fosse un tipo tamarro, grasso e inguardabile? Una brutta copia di Paolo Noise, con un modo di fare spregiudicato e con dei dialoghi che sembrano usciti da una rissa dell'oratorio? Il risultato quale sarebbe? Bloody Trip-Rise of the dead un film che prova ad essere furbo con un titolo in inglese per vendere meglio, fatto e pensato solo per un canale commerciale e per essere divertente e spensierato. Ho scoperto che c'è un prequel che si chiama Equinox Killer è vista l'enorme componente trash del film andrò sicuramente a vederlo. Che dire, l'impegno comunque a tratti c'è stato, la trama e gran parte delle scelte visive ed estetiche non hanno un briciolo di originalità ma sono soltanto scopiazzamenti di opere cult e in questo è doveroso sottolineare la povertà creativa dell'autore e dell'opera. Di sicuro il fratello con i suoi film aveva fatto molto meglio perlomeno provandoci per poi finire nel dimenticatoio.

Striking Rescue


Titolo: Striking Rescue
Regia: Siyu Cheng
Anno: 2024
Paese: Cina
Giudizio: 2/5

Bai An, che un tempo lavorava come esperto di sicurezza, rapisce la giovane ereditiera He Ting per vendicarsi del padre di lei. Tuttavia, la salva inavvertitamente da un massacro perpetrato da un cartello della droga. Nonostante la giovane età, l'intraprendente He Ting, isolata e incerta sul destino del padre, propone un'alleanza a Bai An per cercare il genitore scomparso.
 
Striking Rescue è un'operazione così poco sentita dal punto di vista del cinema in generale e parlo di storia, sceneggiatura, impronta del regista, intenti. Sembra un'operazione commerciale fatta per il mercato di fatto sciorinando messaggi di indubbio gusto e lasciando una leggera patina di pensiero reazionario alla vita per giustificare un revenge-movie dove a confronto i film di Liam Neeson sembrano girati da Michael Mann. Il film di Cheng è davvero difficile da sopportare come allo stesso tempo arrivare fino alla fine di un film mediocre che si dimentica troppo facilmente.
Tony Jaa ormai è il fantasma di se stesso accettando qualsiasi compromesso ed è un peccato contando da dove era partito e quando in parte ci avesse fatto gasare da parte di un paese di cui non conoscevamo le arti marziali nel cinema action.

sabato 27 settembre 2025

Weapons (2025)


Titolo: Weapons (2025)
Regia: Zach Cregger
Anno: 2025
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Nella fittizia cittadina americana di Maybrook, in Pennsylvania, 17 bambini, sui diciotto di una classe delle elementari, sono misteriosamente scappati di casa, nel cuore della notte, alle due e diciassette minuti. Le indagini non arrivano a niente e un mese dopo, in seguito a un'assemblea con i genitori, che prelude alla riapertura della scuola, la vita di alcune persone legate alla scomparsa viene stravolta da un crescendo di eventi sempre più inquietanti. Si tratta della maestra Justine, di Archer, il padre di uno dei ragazzi scomparsi, e di un poliziotto di nome Paul che ha una relazione extraconiugale con Justine.
 
Zach Cregger al suo secondo horror potrebbe diventare uno dei must tra i giovani promettenti.
Un horror psicologico dove bambini, famiglie disfunzionali, streghe e incantesimi brutali portano a rendere questa pregevole chicca un film di genere dove spicca anche l'indagine da parte di chi non ti aspetti e un'atmosfera che semina per quasi tutto il film prima di esplodere in un apoteosi che mischia horror, slasher e splatter a tante risate e un impianto ironico che non ti aspetti.
Alla fine quando sai parlare di folklore e quando sai portarlo come metafora in una fiaba nera vinci quasi sempre. Cregger lo sa e si diverte mostrando una critica sui falsi costumi e modi di una comunità di provincia portandola all'estrema disperazione passando per una galleria di attori che non ha bisogno di presentazioni dove Amy Madigan diventa la villain perfetta decisamente inquietante e priva di scrupoli. Ci sono già alcune scene da manuale come il discorso di Gladys al nipote Alex a tavola di fronte ai genitori, ma anche gli assurdi teatrini tra il poliziotto Paul e il tossichello Anthony. C'è tanto mistero, una vicenda che unisce storie diverse dividendo il film con i nomi dei personaggi per un finale mai così esagitato e folle.