lunedì 23 marzo 2020

Knives out


Titolo: Knives out
Regia: Rian Johnson
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Harlan Thrombey, romanziere, editore e carismatico patriarca di una bizzarra famiglia allargata, è morto. Scoperto dalla giovane cameriera Marta la mattina dopo un'imponente festa di compleanno per i suoi 85 anni, il cadavere eccellente ha la gola tagliata ma sembra essere il frutto di un suicidio. La lussuosa villa di campagna di Thrombey vede l'arrivo di due ispettori di polizia, dell'investigatore privato Benoit Blanc, e dei familiari del ricco imprenditore, guidati dai figli Linda e Walter e dalla nuora Joni. Con un'eredità che fa gola a ognuno di loro, e con un'indagine che gratta sotto la superficie degli eventi, la costernazione lascia velocemente il posto al sotterfugio e al pregiudizio.

Knives Out è un altro di quei film che sotto sotto avevo paura che a lungo andare fosse deboluccio, non lo so forse le ambizioni, il cast stellare, il giallo che agli americani quando hanno troppi soldi non viene così bene e altri motivi tra cui Johnson che passa da un universo all’altro ma che qui diciamolo non ha sbagliato una virgola.
Il detective movie in questione è un film che guarderò sicuramente molte altre volte vuoi perché ha qualcosa di decisamente ipnotico, vuoi perché ha una struttura e una sceneggiatura finalmente perfetta per un giallo e poi con continui ribaltamenti di struttura, attori caratterizzati benissimo, colpi di scena a profusione, un climax finale perfetto e una messa in scena di rara bellezza.
Mi sono davvero divertito, facevo le mie puntate, pensavo qualcosa che poi cambiava quando meno me lo aspettavo, insomma nei suoi 130’ non stacchi la testa un solo momento e la scelta funzionale del cast con un Craig che ancora una volta dimostra di non essere solo un fisic du role, ma un attore dotato di un pathos e di una sensibilità che dimostra e mette al servizio di questo controcorrente ispettore privato.
Knives out è pieno di situazioni, momenti indimenticabili, dialoghi perfetti, recitazioni mai sopra le righe (Evans è al limite) diventando ironico e divertente, ma anche un thriller dove il peso dell’eredità darà modo alla parentela di tirare fuori le unghie e quant’altro pur di appropriarsi sui beni di un romanziere che è riuscito semplicemente a fare quello che voleva prendendosi in un certo senso gioco di tutti.
Whodunit, gialli come questo era da tempo che non venivano a galla riuscendo a dimostrare come mettere insieme così tanti attori e dare ad ognuno il proprio momento in cui brillare non era affatto semplice soprattutto contando che Johnson non è l’Altman di GOSFORD PARK ma il paragone potrebbe, in questo unicum, tranquillamente starci. Davvero chapeau!

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