sabato 10 novembre 2018

Halloween


Titolo: Halloween
Regia: David Gordon Green
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Da 40 anni Laurie Strode si prepara per il ritorno di Michael Myers, lo psicopatico che ha massacrato i suoi amici durante la notte di Halloween del 1978. E per tutti quegli anni Laurie è rimasta chiusa in casa, imponendo la stessa reclusione anche alla figlia Karen, con l'intento di proteggerla dall'inevitabile ricomparsa del mostro. Quando Myers viene trasferito dall'ospedale psichiatrico di Smith's Grove le paure di Laurie si rivelano fondate: il prigioniero infatti trova il modo di scappare e naturalmente si reca ad Haddonfield in cerca dell'unica preda sfuggitagli nel '78.

Solo due parole su Green, regista capace di intrattenere con film commerciali a volte particolarmente stupidi e insignificanti per spostarsi poi su territori inesplorati dell'indie con risultati più che piacevoli.
Halloween è una bestia difficile da trattare vuoi perchè alla base abbiamo uno dei maestri supremi della settima arte che è il buon Carpenter, vuoi perchè anche se a molti non sono piaciuti, ci ha messo la mano pure quel pazzo furioso che io stimo molto di Zombie che negli anni è riuscito a creare un suo stile di cinema ben definito e con Halloween ha picchiato davvero duro.
Questo poteva sembrare il classico sequel che nessuno voleva, fatto alla veloce, senza anima e senza prendere spunto dai film precedenti.
Invece Green mantiene lo scheletro dell'originale, 40 anni dopo, e mettendo tre donne di tre generazioni diverse a scontrarsi con Michael in uno scontro finale crudele ma quanto mai emblematico nel voler ancora una volta dimostrare come questa battaglia fino alla fine tocca alla famiglia Strode e tocca alle Donne.
Il cast è azzeccatissimo con alcune vecchie glorie che riescono a togliersi la polvere di dosso e mantenere quel polso duro fino alla fine, ognuno ovviamente schierato secondo il suo codice deontologico.
La violenza e il gore non manca anche se diventa secondario nel cercare di dipanare di più la suspance e i colpi di scena a differenza dei jump scared che rischiavano di incasellare il film verso litorali meno piacevoli.
Il ritmo, la colonna sonora, la fotografia, i colori sparati e quel senso di ritrovarsi in quelle lande desolate che Myers a colpi di slasher straziava senza nessun riguardo sono alcuni dei fattori che fanno da padrone.
Davvero il lavoro per quanto concerne la caratterizzazione dei personaggi è stato lodevole e inaspettato come il ruolo dello psichiatra, del poliziotto, e della famiglia Strode, ripeto tre generazioni diverse di donne che nel finale combattono Myers con tutto quello che hanno, la forza della disperazione e un odio di non voler più avere a che fare con un serial killer che ha distrutto l'anima della famiglia e ucciso gli amici più cari.

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