martedì 7 marzo 2017

Paterson

Titolo: Paterson
Regia: Jim Jarmush
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Paterson vive a Paterson, New Jersey, con la moglie Laura e il cane Marvin. Ogni giorno guida l'autobus per le vie della città, ogni sera porta fuori il cane e beve una birra nel pub dell'isolato. Mentre la moglie colleziona progetti fantasiosi e fuori portata, e decora ininterrottamente la loro casa, Paterson appunta umilmente le sue poesie su un taccuino, che porta sempre con sé. Nei suoi versi si fondono la passione per William Carlos Williams, nativo di Paterson, Ginsberg, O'Hara, ma anche il suo orizzonte quotidiano. Proprio il dono di uno sguardo poetico sembra essere ciò che lo eleva da una routine di luoghi e azioni uguali a se stesse e sottilmente angoscianti.

L'ultimo Jarmush è abbastanza radicale e minimale. Il suo personaggio passa le giornate quasi come se non vedesse l'ora che finiscano per ricominciarle il mattino seguente nello stesso identico modo. E'un aspetto come un altro per dire due cose: da un lato l'importanza di dare peso alla monotonia e ad una vita semplice che si accontenta di cose ancora più semplici che spesso e volentieri diamo per scontato. Dall'altra sembra voler appurare che il piattume della propria esistenza è soggettivo per ognuno di noi, decidendo a cosa dover dare peso e importanza.
Al di là di riflessioni indisciplinate o teorie personali, Paterson è interpretato da un attore che ultimamente pur rimanendo in secondo piano, sta girando indie e blockbuster come se mangiasse noccioline. Adam Driver è colui che passa sempre inosservato, eppure riuscendo a lasciare spesso una traccia come nel caso del film di Scorsese dove riesce ad essere molto più in parte e funzionale rispetto al collega.
E'un film monocorde in cui non succede praticamente nulla e il ritmo viene scandito dai giorni della settimana. Allo stesso tempo è un film ambizioso dove sicuramente qualcuno coglierà il significato della vita secondo Paterson e altri passaggi importantissimi che meritano una lettura e una scansione più approfondita. L'inizio è abbastanza profetico per far subito capire come verrà strutturato il film.
Eppure forse questo è il merito più grosso di un regista indipendente nell'anima che ha lavorato in mille progetti facendo sempre un sacco di cose appartenenti alla settima arte e che voleva a tutti i costi realizzare questo film che manco a farlo apposta è il suo progetto più ambizioso.
Alla fine con una frase forse si riesce a tracciare la personalità e gli intenti del suo protagonista: Paterson scrive tutti i giorni delle poesie su un taccuino in silenzio, spensierato, senza avere la minima voglia di farle leggere a nessuno. Qualcuno potrebbe definirlo depresso o associale ma non è affatto così, semplicemente non se la sente.


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