lunedì 18 aprile 2016

End of the Tour

Titolo: End of the Tour
Regia: James Ponsoldt
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il film porta al cinema un ritratto intimo e complesso dello scrittore David Foster Wallace, una delle stelle della letteratura americana e mondiale dei nostri anni, morto suicida il 12 settembre del 2008. Il libro di Lipsky, da cui il film è tratto, è la cronaca di cinque giorni da lui trascorsi assieme a DFW mentre era in giro per gli Stati Uniti per un tour di reading del suo "Infinite Jest"

"L'America è uno tsunami di roba che ti viene addosso"
Forse per apprezzare i discorsi di Wallace bisognerebbe prima leggere uno dei suoi libri.
Pur non avendolo fatto ho avuto il piacere di farmi un'idea con questo film e di assistere alle sue divagazioni, monologhi, critiche e osservazioni sulla società.
In realtà quello che Ponsoldt, veterano del Sundance, riesce a fare è ben più articolato e complesso.
Un personaggio interessante e particolare, per certi versi ambiguo, timido e solitario, che preferisce vivere con i cani che con le persone (e non è certo l'unico).
Segel riesce a dare un ritratto di Wallace molto intenso, rubando in più riprese la scena al giornalista Eisenberg, un altro attore che sta riscuotendo molto successo.
Un road movie sulla memoria e i ricordi dello scrittore che con un umiltà spaventosa, crea una sorta di confidenza importante con Lipsky fin da subito, mettendolo e mettendosi in crisi solo nei momenti in cui entrambi hanno a che fare con l'esterno, con delle donne e in cui non rimangono soli in una sorta di limbo a dare spazio all'intervista.
Un intervista che alla fine dei conti smette di essere tale, condensata in cinque giorni di frequentazione, amicizia e un intensa dialettica.
Proprio l'intervista di nuovo vacilla per scandagliare tematiche e questioni più interessanti spaziando tra concetti esistenziali, sociali, culturali, religiosi e politici di ciascuno dei due.



Nessun commento:

Posta un commento