martedì 27 giugno 2017

Lion-La strada verso casa


Titolo: Lion-La strada verso casa
Regia: Garth Davis
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Nel 1986, il piccolo Saroo di cinque anni, decide, una notte, di seguire il fratello più grande non lontano da casa, nel distretto indiano di Khandwa, per trasportare delle balle di fieno. Non resiste, però, al sonno e si risveglia solo e spaventato. Sale in cerca del fratello su un treno fermo, che parte, però, prima che lui riesca a scendere e percorre così 1600 chilometri, ritrovandosi a Calcutta, senza nessuna conoscenza de bengalese e nessun modo per poter spiegare da dove viene. Dopo una serie di peripezie, finisce in un orfanotrofio e viene adottato da una coppia australiana. Venticinque anni dopo, con l'aiuto di Google Earth e dei suoi ricordi d'infanzia, si mette alla ricerca della sua famiglia.

Lion è il tipico drammone che fin da subito e dall'espressione del suo protagonista, Dev Patel, sembra una sorta di profezia che ti spingerà ad un solo e unico obbiettivo: Piangere.
Davis nonostante l'abbia adorato assieme alla Campion per averci regalato una bellissima serie australiana del 2012 di nome Top of the lake-Season 1 e che per fortuna ancora in molti non sanno dell'esistenza. In questo caso ci troviamo tra Usa e Australia con alcune scene tra passato e futuro ambientate anche in India. Non sono poche le similitudini che abbracciano in questi contesti alcune analogie tra il film di Davis e quello di Boyle tra l'altro con lo stesso protagonista. La ricerca della propria famiglia, riprendersi un'identità culturale e altri temi che il film affronta, per quanto spesso siano abusati nel cinema, possono ancora avere grosse risorse ed essere giocati con sensibilità e momenti di indubbia originalità (che purtroppo il film non possiede).
Solo in parte il film ne mostra alcune soprattutto per quanto concerne le fragilità dei suoi personaggi , il rapporto con la famiglia adottiva in Australia ad esempio è semplicemente adorabile, complici la Kidman e Wenham. Straordinaria la parte tra Saroo e il fratellastro Mantosh quando i due dopo anni si ritrovano nella catapecchia dove decide di vivere confinato il fratello, con un disturbo di personalità che lo confina in suo preciso spazio cercando di dare un senso alla sua esistenza.
Mentre la storia d'amore con Lucy (Rooney Mara sta diventando un po come il prezzemolo nelle produzioni americane e non solo) mè un po abbozzata e sa tanto di forzatura per alcuni aspetti e per come in fondo si sa dove andrà a parare, la parte girata a Calcutta con il Saroo piccolo, Sunny Pawar, buca davvero lo schermo così come i momenti della fuga dei bambini dalle strade di Calcutta per non essere portati in strutture rigidissime dove non si sa se sopravviveranno.
Lion ha tante premesse e Davis senza farsi prendere troppo la mano disegna un film molto articolato con tanti temi e strutture che avvolge un periodo di storia lungo e complesso.
E' vero che si piange o meglio ci si commuove ma non è il preciso intento del regista. La realtà è sensibilizzare il pubblico su temi importanti e attuali. Parlare di adozioni internazionali e allo stesso tempo unire viaggio dell'eroe, film di formazione e una crescita, quella del protagonista, che abbraccia molte più cose nel film di quelle che vi sto dicendo.


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