domenica 23 marzo 2014

Gravity

Titolo: Gravity
Regia: Alfonso Cuaron
Anno: 2013
Paese: Usa/Gran Bretagna
Giudizio: 4/5

Stone e Matt Kowalsky lavorano ad alcune riparazioni di una stazione orbitante nello spazio quando un'imprevedibile catena di eventi gli scaraventa contro una tempesta di detriti. L'impatto è devastante, distrugge la loro stazione e li lascia a vagare nello spazio nel disperato tentativo di sopravvivere e trovare una maniera per tornare sulla Terra.

Per quanto concerne Gravity bisogna subito fare una precisazione: il film è spettacolare ma non è affatto realistico.
L'ultima volta che rimasi così sorpreso, impaurito e spiazzato dallo spazio, era stato con il film di Kubrick. Di natura e intenti completamente diversi, a parte la scena iniziale di Stone che entrando nella navicella, si mette in posizione fetale, ricordando la nascita, nel film del grande maestro, l'ultimo film di Cuaron è incredibilmente meraviglioso, sotto tutti i punti di vista.
Grafica, 3D, aspetto tecnico, prove attoriali (strano ma vero la Bullock in territori inusuali dà il suo meglio) e infine nel senso di straniamento e paura del vuoto che non percepivo da molto tempo.
Il regista messicano, per la prima volta, ha fatto un lavoro certosino in tutto ciò che sposa c.g, con una fotografia che ha saputo trasmettere, per la prima volta, una reale sensazione di totale assenza di gravità, smarrimento, perdita di sè e della propria persona, in uno spazio/universo infinito, unico vero incubo reale del genere umano.
Per una volta sono d'accordo con Cameroun quando dice che Gravity è"il miglior space movie mai realizzato"
E'fantastico vedere come un blockbuster telefonato possa trasformarsi, rimanendo squisitamente commerciale, in tutt'altra opera narrativa, poichè pur non svincolandosi da un soggetto in tre atti molto stereotipati, il secondo ci mette un pò a decollare, riesce proprio nell'intreccio e nel climax, spazio/navicella, a portare la summa e staccarsi dalla massa e tutti i prodotti uniformati ad hoc.
Un particolare è quello sul soggetto e lo script adattati da padre e figlio che sembra davvero un pretesto per scatenare, in tutta la sua grandiosa ambizione, il talento immaginifico del regista.
Gravity è anomalo perchè pur dovedo scegliere il lieto fine, sembra voler dare un monito molto forte ai più grandi imperi aereo-spaziali, dicendo in sostanza, che basta una pioggia di detriti per mandare tutti i nostri piani a monte. In più, quasi lo dice, restando appena incollati alla superficie della Terra, senza neanche andare in cerca di altri pianeti. Figuariamoci cosa sarebbe potuto succedere...
L'universo non scherza, Cuaron c'è lo ricorda e lo fa senza nessuno scrupolo.
La bellezza estetica del film è fuori discussione.
Dov'è che il film diventa assolutamente americano, commerciale, e soprattutto assolutamente irrealistico? Mah senza stare a scandagliare tutta l'analisi fatta dall'astronauta Cristoforetti, bastano alcuni assaggi, come ad esempio la scena dell'estintore, con cui Stone si muove nello spazio, oppure il livello di autonomia degli zainetti, che non permette quel tipo di spostamenti attorno alle stazioni, infatti avvengono appunto a velocità ridottissima e senza rimbalzare qua e là come palle da rugby.
In più i portelloni con cui Stone scappa dalle esplosioni, entrando nella navicella, non hanno le maniglie esterne...
Con 100 milioni di dollari(altre fonti riportano 80) e 7 statuette vinte, Cuaron sfoggia il suo manifesto personale, il suo film più bello, commerciale e poetico allo stesso tempo, facendoci vedere davvero del bel cinema e delle immagini sensazionali, consapevole e consapevoli noi che praticamente nessuno entrerà mai in quelle navicelle.
Un piccolo particolare per chi non l'avesse colto. Questo pazzo di Cuaron si è pure permesso di farci assistere ad un piano sequenza di ben 17 minuti...





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