martedì 16 ottobre 2012

Bunraku



Titolo: Bunraku
Regia: Guy Moshe
Anno: 2010
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

In un mondo nel quale le pistole sono vietate - pena la morte - e la spada è l'arma dominante, Nicola il taglialegna è il più potente uomo a est dell'Atlantico, un boss del crimine che governa con pugno di ferro e con l'aiuto di sua moglie Alexandra, di nove assassini e della Banda Rossa. Il suo braccio destro, Killer # 2, è un assassino glaciale e senza pietà che terrorizza una popolazione speranzosa nell'avvento di un eroe in grado di rovesciare il tiranno. Una notte, un misterioso vagabondo si presenta con l'obiettivo di uccidere Nicola. Poco dopo un altro straniero, un samurai di nome Yoshi, arriva per vendicare il padre recuperando un talismano rubato al suo clan da Nicola. E' l'inizio di un viaggio, di alleanze e scontri incredibili...

E’difficile esprimere un’opinione sul secondo film di Moshe. Innanzitutto la distribuzione ha avuto parecchi problemi e finora e possibile trovare il film solo sul web.
Una trama semplice quanto inconsistente. Un frullato di luoghi comuni e scene copiate perlopiù da altri film. Una voce narrante che spiazza se si pensa alla povertà di idee del film.
Un cast interessante (Hartnett, Perlman, Moore, Harrelson) che gigioneggia senza trovare una linea comune.
Degli intenti lasciati per strada e una regia che cerca di cambiare di continuo prospettiva al film.
Bunraku è pasticciato e cerca a tutti i costi, un’originalità che non arriva nemmeno per qualche minuto.
Visivamente cerca di omaggiare svariati film cercando la strada del noir e cercando di coniugarla con l’action puro e stilizzando ogni frame per dargli una sua spinta originale. Il linguaggio è quello dei comics, con delle scenografie iper-stilizzate e fotografate con un’invidiabile scia di colori.
Ancora una volta il vagabondo western che si mischia con le ambientazioni giapponesi e i tanto amati samurai della situazione. Un miscuglio di generi verosimilmente già partorito e già visto in svariate pellicole.
La speranza poi di omaggiare film come KILL BILL o SIN CITY o peggio ancora quella ciofecata di THE SPIRIT, altro non fa che riprendere qualcosa di già visto e nel viaggio dell’eroe si perde quella vena originale che Moshe poteva portare avanti mettendoci del suo.
Se pensiamo che poi le location si alternano come veri e propri Origami oppure come il colorato libro del barista, un Pop-up di quelli che aprendosi svelano tridimensionali mondi all’insegna del fantastico, allora la speranza di omaggiare il teatro kabuki diventa un’operazione davvero scapestrata e confusa.



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